apr 23 2012

Lettera aperta al team di IE7

Carissimi sviluppatori Microsoft,
a voi, ingegneri dei mie coglioni che vi immagino vedere la vita come Neo in Matrix, a voi, che avrete stipendi da favola e bonus produttività per aver diffuso il più grande cancro informatico dai tempi di pong ad oggi, a voi, col vostro ufficio sicuramente dotato di calcio balilla, bigliardo, e mignotte pagate, perché un dipendente soddisfatto è un dipendente che lavora, a tutti voi auguro tante ore di coliche quante ne sto passando io ad ottimizzare il sito più complesso del mondo per il browser più merdoso della terra.
Senza dimenticare gli stronzi che ancora lo usano, vi auguro mouse senza tasto destro, tastiere senza il tasto invio, internet senza porno, e dato che ci siamo computer senza tasto di accensione. Andate a giocare a bocce, almeno al massimo ve le tirate sui piedi tra voi, che io che cazzo c’entro?

Senza nulla a pretendere,
un umile coder html/css


apr 14 2012

La quasi fine del mondo (parte prima?)

Era una sera di aprile quando tutte le strade del mondo sparirono. Io me ne tornavo verso casa, maledicendo il mio insistere nell’uscire in maglietta, convinto che la temperatura estiva del pomeriggio rimanesse alterata anche di sera, ed infatti pioveva e faceva freddo.

Mentre maledicevo ogni singola goccia che mi cadeva addosso come un guanto di sfida, sentii un grande ed inaspettato vuoto sotto di me. Non so esattamente come riusciì ad aggrapparmi a quello che da quel giorno considerai la più grande invenzione dell’uomo, il lampione. La cosa strana di quel fastidioso evento infatti, è che solo le strade sparirono, in un improvviso istante, trascinate come per magia in una specie di silenzioso vuoto cosmico fluttuante.

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apr 1 2012

La Scarzuola

Inizio questo pezzo senza avere idea di quello che voglio esprimere o di dove andrò a finire. Non ho chiaro quello che voglio comunicare perché non mi è chiaro quello che mi è stato comunicato. La Scarzuola è un posto fuori dal tempo e dallo spazio, è uno squarcio nella materia, una parentesi asimmetrica nella simmetria del flusso del nostro tempo. La Scarzuola è una rappresentazione dell’esistenza, dell’essere, del mortale che diventa divino, e del divino che torna mortale, o questo è quel poco che m’è rimasto delle parole pronunciate dalla guida, decisamente poco lucida, o forse fin troppo. Continua a leggere


mar 26 2012

Nemesi

 

Uomo di mezza età, occhiali dalla montatura in plastica marrone, occhi vispi azzurri, sottili, quasi crudeli nel taglio. Bocca serrata e dura, non un sorriso, si apre solo mentre l’uomo parla con se stesso, in assoluto silenzio muovendo lievemente le labbra. Stempiatura, giacca marrone, maglioncino azzurro, scarpe in pelle chiara. A volte lo vedo parlare con qualcuno dell’autobus. Stranieri, persone anziane, donne ma non capisco se le conosca davvero o se le stia solo importunando. Non ha routine, non ha orario, prende l’autobus quando lo prendo io, all’andata, e allo stesso modo, al ritorno. Il problema è che io lo prendo sempre ad orari diversi, perchè vado in centro quando ne ho voglia, o quando devo consegnare un lavoro. Capita che sia la mattina, il pomeriggio o la sera. Posso tornare a casa alle undici di mattina, alle nove di sera o a mezzogiorno, ma lui è li su quell’autobus. Una sorta di incredibile coincidenza.

Com’è possibile?
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mar 20 2012

Un cucchiaio, una persona migliore.

Ci sono cose che proprio non riesco a fare, come rispettare i limiti di velocità, valutare una misura ad occhio oppure ricordarmi i nomi delle vie intorno a casa mia. Sbucciare la frutta è una di queste; che sia una mela, un mandarino o un kiwi, sono un totale impedito, spreco fette di frutta grosse come bistecche, lascio pezzi di buccia in giro nemmeno fossero coriandoli al carnevale di Rio e giustamente, quando vado a mangiare il frutto, mi accorgo orrendamente, che oltre essere diventato grande la metà, fastidiosi nano-millimetri di buccia sono ancora disseminati sulla polpa. Tra tutti i frutti, ho una predilezione proprio per i Kiwi ma il destino beffardo vuole che sia uno dei pochi frutti di cui non puoi mangiare la buccia perchè solo all’idea di mettermi in bocca quella sottospecie di pelliccia mi fa venire la nausea. Una situazione insostenibile fino al 17 Marzo 2012.
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feb 13 2012

Tanti auguri!

Voglio ringraziare quanti mi hanno fatto gli auguri così calorosamente. Quelle che hanno aspettato la mezza per essere le prime, quelli che hanno scritto sms a cui non ho risposto, quelli che l’hanno fatto qua [su Facebook] e quelli che non l’hanno fatto proprio ma sono sicuro che ci tenevano un casino. Lasciatemi fare due ringraziamenti in particolare, però. Il primo all’Altissimo, che mi ha regalato un compleanno innevato come non ne ricordavo da tempo, hai fatto un lavoro fantastico, davvero. Talmente buono che basta per altri 10 anni, sono sincero. Il secondo pensiero va a Zuckerberg: senza di te nessuno si sarebbe ricordato del mio compleanno. Non ci avevo mai pensato, ma forse sei il mio miglior amico.


feb 9 2012

< System Error >

A volte fai degli errori gravi nella vita. Tipo tagliare storto l’Emmental, o assaggiare certe torte di certi zii di qualche tuo amico che per sbaglio andate a trovare un estate troppo calda di troppi anni fa. Uno di questi è non andare in un posto dove dovevate andare per andare in un altro posto in cui non dovevate entrare e in cui vi innamorate di colpo di una persona e di tutte quelle cose che sei riuscito a dire, in un impeto totalmente folle di proporsi ad un’autentica sconosciuta, probabilmente straniera, ostile, scioccata, in difficoltà e invece le risate, i sorrisi, i gesti e tutto l’arsenale delle espressioni umane condensate in solo 5 minuti prima che passi quel treno per chissaddove cinque minuti in cui ci sei te e lei e devi sapere tutto e credi di avercela fatta e la giornata è bellissima e sei felice, la saluti due baci sulla guancia e la vedi camminare, quel maglione bellissimo quelle calze bellissime quei capelli bellissimi quel treno bellissimo e quell’angolo oscuro di città in cui ora si vedono i colori e torni a casa euforico e invece ti accorgi solo dopo ore che non hai salvato il suo numero di cellulare e sai solo il nome e probabilmente non la vedrai mai più.


gen 25 2012

Vapore

Mi ero messo stupidamente a contare le piastrelle che mi circondavano. La logica non era nemmeno sbagliata, avevo inizato contando le file, per poi passare alle colonne per ogni parete. Ma ci sono finestre, porte e vasche da bagno di mezzo, quindi per ogni parete avrei dovuto contare singolarmente le piastrelle e poi? Una volta passata mezz’ora e una volta scoperto il numero di piastrelle nel mio bagno, cosa ne avrei guadagnato? Se avessi voluto cambiarle, prendendo qualche ceramica stravagante hi-tech, avrei saputo il numero esatto delle piastrelle che mi servivano, ma non ne ho nessuna intenzione.

Un muro di selvaggi pensieri mentre l’acqua calda mi culla, al punto che voglio dormire. Il vapore emanato dal rubinetto-geyser continua ad ammassarsi su muri, superfici di legno e mura, porte, specchi, giornali dimenticati. Lascio giustamente l’acqua a pieno regime, temperatura draconica a livello ustione, fiumi di energia e di acqua da orrendo sprecone quale sono. Un mostro insensibile. Io lo ammetto, non avrei nessun problema a mangiarmi un animale in via di estinzione se appropriatamente condito. Balene, delfini, squali. Eviterei solo gli animali che mi fanno schifo, tipo il koala, il bradipo, o il panda. Però tutti gli altri si. Dannato Adamo e la sua mela. Io avrei sgozzato un cinghiale al suo posto.
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gen 18 2012

Apolitico

Un sacco di gente mi chiede perché non vado a votare, mi insulta dandomi del cretino, mi ammonisce e mi ricorda i miei doveri da cittadino, l’importanza di dare il mio contributo per la democrazia italiana e io faccio fatica a rispondere, rifugiandomi in frasi pre-programmate che mi diano un minimo di credibilità.

C’è la risposta religiosa: “Credo che un giorno sarà Dio\Giove\una qualsiasi divinità con più di due braccia a giudicarci e governarci, io aspetto trepidante quel giorno…” con tanto di espressione mistica.

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gen 6 2012

Ho bisogno di scrivere

Strano eh, piombare qua dopo mesi di inattività, senza neanche lo sforzo di scrivere due righe per gli auguri di Natale e per l’anno nuovo, e affermare di aver bisogno di scrivere.
Il fatto è che ne ho bisogno come valvola di sfogo, devo abbassare la pressione accumulata in questo inizio anno scaricandola in qualche pagina, in qualche frase, magari qualcosa ad effetto, di quelle cose che ogni tanto mi vengono dal nulla. Il problema è che per scrivere c’è bisogno di una storia e di un pubblico. Io oggi non ho né l’una né l’altro. Quindi vado a braccio, seguirò il flusso di coscienza. Insomma, farò cagare. Come sempre.
Oggi scrivo solo perché devo dimostrare a me stesso e agli altri di valere qualcosa.
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dic 24 2011

Le parole sono importanti #3

Va bene che si chiama “scambio di regali”, ma la prassi prevedere che i regali scambiati siano diversi, non esattamente lo stesso!


nov 3 2011

L’inquietudine di esistere

“…dove sarò domani, ora non lo so…”

Ogni “domani” mi sembra un giorno lontanissimo, anche se gli ultimi venti sono passati alla velocità della luce. Tutti molto uguali, molto ripetitivi. Molto noiosi. Come se fosse un unico, grande giorno in cui ancora attendo l’agognato dopo cena. Che crisi, non riuscivo a scrivere nulla da giorni e anche adesso, non ho nessuna idea di cosa leggerete. Puro trasporto dettato dal ritornello di una canzone. Una scarica incosciente di pensieri e parole che si scrivono da sole in un tipico noioso e malinconico pomeriggio. Vorrei che ci fosse attesa per qualcosa, ma non c’è. Vorrei che “domani” arrivasse subito.

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ott 10 2011

Il calcio sui maccheroni

E poi ci sono i giorni in cui ti dicono: “Non capisci mai niente”, e non puoi nemmeno dargli torto perché non ha mai capito se ti dicono “non capisci mai niente” oppure “Non capisci! Sai niente!”. Come a dire che loro sanno tutto.
Quasi che poi fosse tutto chiaro, che poi fosse tutto limpido, che poi fosse tutto pronto. Che poi fosse, che poi fosse, che poi fosse. Del senno di poi sono piene le fosse, dico io. Il congiuntivo implica incertezza. Peggio ancora quando è imperfetto. E se fosse così? E se fosse colà? Il congiuntivo ci rende mortali, è per questo che abbiamo i piedi nelle fosse, e non nell’è, o nell’era. Ma quale era poi? La nostra era?
Prendiamo la nostra era allora, e prendiamo quelle scorse. Siamo passati dai nobili sui cavalli ai cavalli sui mobili. Adesso andiamo in giro con la macchina. Abbiamo acquistato mobilità ma abbiamo perso nobilità. Vedete che non si capisce allora? Io perciò vado a metano, che è un gas e anche se non è nobile porto pazienza. Vado piano, non inquino e non consumo. Guido un autonobile, io. Continua a leggere


ott 7 2011

Half Job

Ieri è morto Steve Jobs, una cosa che sapete sicuramente tutti, come saprete chi è, cosa ha fatto; la sua morte mi ha dato parecchio da pensare . Sapete, credo che sia la dimostrazione di quanto siamo piccoli e fragili di fronte agli eventi. Puoi essere un genio, avere miliardi di dollari ma nello stesso tempo, essere l’uomo più impotente e vulnerabile del mondo.

Probabilmente anche questo pezzo finirà come gli altri, stupide lezioni di vita, melense, ascoltate e lette centomila altre volte, un remake del “cogli l’attimo” stra-abusato. Io però vorrei crederci davvero, sforzarmi, e applicare nella mia vita tutto questo.

Jobs è morto a 56 anni, io ne ho 28, la metà esatta. Ho una frazione del talento e delle capacità di Jobs e nessuna possibilità di creare e sconvolgere il mondo come lui ha fatto. Però, sono sicuro che Steve (scusa, mi permetto di chiamarti cosi, come se fossimo amici), avrebbe rinunciato a tutto quello che ha creato, i soldi, la fama e il successo, per poter godere di altri 10 anni di tramonti, di onde che si infrangono sulle rocce, sguardi di donna, sorrisi, lacrime, foreste, i mille sapori del mondo.

Perchè è questa la verità.

Io solo ora sto cogliendo le prime soddisfazioni; il mio primo grosso progetto per un cliente importante, le mie foto che hanno successo e sinceri apprezzamenti da gente che fino a ieri consideravo mostri sacri inavvicinabili e intoccabili…

Però quando cerco di ricordare il pensiero felice, quello che in ‘Hook, capitano uncino’ ti permetteva di volare, ecco, non mi vengono in mente le soddisfazioni economiche e personali ma solo una notte di ferragosto, con mezza bottiglia di Rum in corpo, la luna che rischiarava la spiaggia, i fuochi d’artificio lontani e io che chiacchero con un amico mentre galleggio nel mare, calmo e caldo.

Felice.

Davvero, non serve altro.


set 28 2011

Scoperte Insolite #5

Qualcuno si è mai domandato a che cazzo serva il tasto AM sulle radio?