Giu 24 2021

Cavie

Dopo Invisible Monster è stato il turno di Cavie. E’ un libro difficile, crudo, denso di dettagli apparentemente insignificanti. Sulle prime ho fatto anche fatica ad afferrare lo schema narrativo usato.
Il sottotitolo è “Un romanzo di storie”, e sono proprio queste storie a dare corpo alla linea narrativa principale, la quale, senza questi racconti dedicati ai protagonisti, sarebbe molto più snella e probabilmente meno avvincente.
Quello che è certo è che dall’inizio alla fine Palahniuk colpisce duro, imbastisce scene raccapriccianti e scandalose. Se siete debolucci di stomaco potrebbe bastare già il primo racconto a farvi decidere di non andare avanti. Oltre è peggio.
Ho trovato questo articolo https://www.sololibri.net/Cavie-Chuck-Palahniuk.html che secondo me fa un’analisi molto azzeccata del romanzo, quello che aggiungo io è una riflessione sul modo di scrivere dell’oramai mio eroe Chuck.
Oltre al suo stile di scrittura che adoro, spoglio di fronzoli ma ricco di senso, oltre alla costruzione impeccabile del ritmo e della storia, della circolarità con cui vede e tratta ogni cosa, dalla frase, al racconto, all’arco narrativo, un’altra caratteristica fondamentale che ho individuato è la sua estraneità alla storia. I suoi personaggi sono una telecamera con cui inquadra il teatro che ha imbastito, e come l’obiettivo di una telecamera, l’autore non esprime nessun giudizio. I suoi protagonisti narranti non agiscono di propria iniziativa, ma reagiscono a una storia portata avanti da qualcun altro: ne vengono travolti, e la raccontano con un distacco tale per cui è possibile se non condividere, almeno accettare ogni cosa.
In Cavie il protagonista non è nemmeno un individuo, sappiamo che esiste, che sta nel gruppo, ma è per mezzo del gruppo che racconta la vicenda. Nessuno gli rivolge la parola, e non ne pronuncia nemmeno una. Qualsiasi cosa abbia da dire, la dice perché la sta vivendo insieme agli altri, anzi, perché la stanno vivendo gli altri: “La prima settimana abbiamo mangiato filetto alla Wellington, intanto che Miss America si inginocchiava accanto alla maniglia […] Abbiamo mangiato branzino striato mentre Miss Starnuto ingoiava pillole […] Abbiamo mangiato tacchino Tetrazzini mentre Lady Barbona giocherellava col suo anello.”
Sono gli altri a vivere la storia e a mandarla avanti. Il nostro protagonista non fa nulla, non pensa nulla, e quindi non esprime nulla. E’ anche l’unico senza un nome, l’unico senza un racconto, l’unico che non viene presentato durante il viaggio all’ingresso della villa. Tutti sono arrivati con un bagaglio e qualcosa di irrinunciabile. Tutti tranne il nostro protagonista.
È in questo modo, svuotato da ogni caratteristica che Chuck può raccontare la storia senza caricarla del suo giudizio morale. Lui, semplicemente, sta a guardare lo schifo e la miseria che mette in scena il mondo. E’ una specie di documentarista che ci spiega senza emozione in che modo il leone caccia la gazzella. L’unico mezzo che abbiamo noi per estrapolare la sua visione, è analizzando i soggetti su cui sceglie di puntare l’obiettivo. E’ tramite loro che costruisce la sua narrazione e la sua critica al sistema occidentale (quando va bene, quando va peggio all’uomo in sé).


Mag 26 2021

Invisible Monsters

Come dicevo nel post precedente, sono stato fulminato l’anno scorso dalla scrittura di Palahniuk. Dei sei letti solo uno non mi è sembrato all’altezza (Beautiful You). Pescate uno a caso tra i primi libri pubblicati e cadrete bene. Chuck Palahniuk è stato Palahniuk da subito, i suoi elementi ci sono stati da sempre, le sue ossessioni, i suoi schemi. Prendete un libro a caso e troverete un perfetto manuale di scrittura. Puoi leggere come si scrivono i dialoghi, come si muovono i personaggi tra le pagine, come si intreccia una storia, come la narrazione può essere ribaltata di continuo senza perdere equilibrio. Basta un libro a caso per capire come può essere circolare un romanzo, una frase, una situazione. Prendetene uno a caso e imparate come una formula può essere reiterata per tutta la durata del racconto, diventando importante quanto la storia stesse. In Invisible Monsters sono i Flash, in Soffocare sono le parole imprecise ma che vengono subito in mente, in Survivor sono i suggerimenti sulla gestione della casa.

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Mag 25 2021

La prima regola del lockdown è non parlare del lockdown

Se avete visto centinaia di film ad un certo punto avrete cominciato ad acquisire informazioni sulle storie, sul linguaggio cinematografico, sui ritmi narrativi, senza neanche farci caso. Sapete che negli horror e nei thriller la minaccia non viene mai mostrata subito, che la vedrete per intero solo a metà film. Sapete che la prima scena di un film di azione non riguarda la trama principale, ma è qualcosa che la precede, che serve a stabilire il perimetro di gioco, e così via.

Alcune tecniche, certe strutture, le ho apprese naturalmente a forza di guardare film su film, tutte le altre mi sono arrivate grazie ai corsi di scrittura che ho frequentato in questi anni. La magia, però, funziona bene quando non si conosce il trucco. E io ho perso la mia parte di innocenza già da ragazzino, quando seguendo uno dei tanti speciali sul cinema ho scoperto che i film non sono girati in sequenza. Vi sembrerà una cosa stupida, ma cercate nei ricordi del bambino che eravate. Ora, quando leggo un libro, quando vedo un film, lo schema narrativo mi si rivela come il codice di Matrix davanti agli occhi di Neo. Fortunatamente la narrazione non è proprio come la magia, e così anche se conosci il trucco riesci a godertela lo stesso, certe volte anche di più. Fermo restando che il mondo è pieno di storie imprevedibile e fuori schema.

Durante il lockdown mi sono iscritto a un gruppo Facebook dedicato ai libri, e così ho cominciato a condividere con altri lettori alcune cose che stavo leggendo e che mi erano piaciute. La molla è scattata con la scoperta di Soffocare, un libro di cui avevo già sentito parlare, dell’autore di Fight Club che avevo già letto. Non so se è mi arrivato nel momento giusto, ma so che mi è esploso in testa come un tubo di coriandoli. Chuck Palahniuk è diventato uno dei miei scrittori preferiti e non vedevo l’ora di condividere questa passione con tutti. Di Soffocare purtroppo non ho scritto nulla, probabilmente perché ancora stavo rimuginando sulla sua tecnica, sul suo stile, ma con quelli dopo mi sono fatto un’idea bella chiara, che non varrebbe la pena di essere letta se non fosse che parla di Chuck.

La prossima volta parliamo di Invisible Monsters, riguardo a Soffocare è sufficiente dire che dovete leggerlo! 🙂


Mag 22 2021

E adesso qualcosa di completamente diverso

Gli assassini tornano sempre sul luogo del delitto. Non lo so se è vero, ma certe finzioni cinematografiche e letterarie diventano esperienza comune e viene presa per buona. Ogni tanto nei film ci sono cose poco plausibili, reggersi a un cornice con due mani ad esempio, o impugnare certe pistole con una solo, errori grossolani che passano inosservati perché non ne sappiamo nulla. Quanto pesa una pistola automatica?

Quindi se sento ripetermi che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto va bene, mi avete convinto, ci credo. Non so nulla di assassini e i miei delitti avvengono tutti con il frigo aperto. Tutto questo per dire “eccomi di nuovo qua”. Ogni tanto torno sul luogo del crimine, senza apparente motivo, solo per provare quello che ho provato la prima volta. Chissà cosa direbbe un profiler di me.

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Feb 4 2021

Ciao Mondo

“Hello World” è un tipico esercizio di programmazione. La prima cosa che si viene chiamati a fare è stampare le parole “Ciao mondo” con il linguaggio che si sta imparando. Un’operazione priva di significato se non quello di sperimentare qualcosa. È il senso di queste righe dove il significato non va cercato nel messaggio, ma nell’esecuzione. Molti anni fa questa pagina era molto viva, poi il tempo, il lavoro, la vita ha avuto la meglio su di noi.

Scrivere era la mia valvola di sfogo, mi veniva facile, bastava tenere la mente sintonizzata durante la giornata e uno spunto arrivava sempre. Adesso al contrario scrivere è diventato un impegno. Ci vuole umore e dedizione. Lo stesso umore che mi sta dicendo che con questo post non si arriva da nessuna parte. Ma ve l’avevo detto: “Hello World”.

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Ago 21 2020

Hey, hey, I wanna be a rockstar

Il titolo non c’entra molto ma visto che riprende in parte il tema di Tutte tranne lei e in parte un aneddoto che scriverò più avanti, mi son detto che era meglio cominciare a scrivere questo post di ritorno, piuttosto che star lì a pensarci.

Sono passate ere geologiche da quando dieci anni fa abbiamo aperto questo spazio. Per me e per Nurofen è stato un luogo dove sfogare la nostra voglia di comunicare e un modo per trovare una dimensione e una voce con la quale raccontare le nostre storie. E in dieci anni può succedere di tutto (tipo restare un mese chiusi in casa, e girare con le mascherine). I miei amici si sono sposati, hanno fatto figli e lasciato un’impronta del loro passaggio tramandando il proprio corredo genetico. Io che dei mie cromosomi non sono troppo convinto, per lasciare un segno ho puntato sulla letteratura.

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Set 14 2019

Anche che, pure, perché

Facciamo perché, poniamo pure, crediamo anche che io abbia sempre avuto torto nella vita. Ogni singola scelta creatrice di universi alternativi sbagliata…dal lancio di una moneta al giocattolo LEGO comprato, da un bacio non dato alla drammatica scelta tra un bagnoschiuma Felce Azzurra Cool Blue Uomo o al Narciso. Sarei dove sono adesso? Sai cosa, mi sento statico…un po’ come quei grossi e stupidi pianeti del nostro sistema solare e non perché sono sovrappeso e pieno di gas no…è che mi muovo ma non si nota un granché, mi son girato dappertutto eppure mi ritrovo nello stesso punto…mi segui?

Si..continua.

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Set 13 2019

Massimo Dieci

Che se non sbaglio la cassa “Max dieci pezzi” dovrebbe essere la summa della velocità, il rifugio per i sociopatici come me, l’emblema dell’efficienza, l’apice dell’evoluzione umana eppure, chissà come mai, qualche esemplare della razza umana riesce sempre a farmi perdere la fiducia nel prossimo futuro. Ora, inutile dire che il destino sia stronzo ma anche molto creativo; mi mette davanti una coppia di anziani con un carrello pieno che all’avvertimento della cassiera “Ehy vecchi so che non arrivate a leggere fino a lì ma c’è scritto massimo dieci fuckin’ pezzi” rispondono con un “Eh ma allora facciamo tre scontrini diversi perché noi siamo furbi e gli altri dei poveri stronzi” e quindi stanno lì, mettono i primi dieci pezzi e invece di usare i divisori, altro picco tecnologico della nostra specie, aspettano…aspettano che il nastro scorra abbastanza da poter fare altri due mucchietti ben distanziati tra di loro, del tipo quattro metri l’uno dall’altro, mentre noi altri poveri scemi li dietro osserviamo le altre casse che scorrono a velocità doppia alla nostra, con sguardi tra l’incredulo e il disgusto. Ma il destino è un simpaticone, perché mica finisce lì…la tessera della signora è scaduta, ma guarda…e non sia mai che per una volta non possa guadagnare cento pulciosi punti fragola per prendere il quattrocentesimo sottopentola in cobalto armeno della collezione e quindi, prende e va al bancone per il rinnovo della tessera, scontrino sospeso, tutto fermo, il vecchio marito che incurante di ciò mette tutto nel carrello e prova ad andarsene per i cazzi suoi con la cassiera che urlando “ma proprio oggi dovevo rientrare dalle ferie cazzo” si precipita nell’atrio a fermare il vecchio furbastro. Ne nasce una lite a cui assisto svuotato da ogni voglia di vivere mentre tengo in mano quattro uova e un litro di latte, la cassiera che trattiene il carrello, il vecchio che vuole andarsene strillando. Tutto si conclude con il vecchio che tirando a terra tutti i santi russi conosciuti durante la campagna di Russia della seconda guerra mondiale, decide che “Basta con sta spesa porca puttana” e versa tutti gli articoli sulla cassa, imprecando e richiamando sua moglie urlando in mezzo al supermercato, lasciandoci tutti di sasso mentre la trascina via.
Però tutto bene dico, inspirando ed espirando…”A sto punto possiamo andare avanti dai”, se non fosse che il destino è un abile sceneggiatore e quindi, mettiamoci pure il figlio di quella davanti a me che strilla perché non vuole mollare il giocattolo da passare sul codice a barre, frequenze ultrasoniche nelle orecchie che innescano tutti quei microprocedimenti chimici che portano all’omicidio di infanti che Erode fatti da parte. Non ho poi ben capito come sia finita la faccenda, forse hanno passato direttamente il bimbo sullo scanner o forse ha semplicemente preso una sberla…ma la mia mente ormai cercava rifugio in mondi lontani da quel posto di merda, tra galassie remote, esoplaneti senza nessun essere umano a molestarmi la psiche…solo mari viola,cieli verdi, alberi e forse qualche animale…ma non troppi, massimo dieci.



Lug 2 2019

Al basso, Giannelli!

Giannelli non era un gran bassista, ma conosceva i locali giusti e soprattutto aveva un furgone. Raccontava che glielo aveva regalato Piero Pelù, tipo che lui una volta era andato a un suo concerto e lo aveva aspettato nel backstage per farsi fare un autografo. Lo aveva seguito fino al T1 che non aveva assolutamente voglia di ripartire. Nella sua storia, Pelù gli aveva lasciato le chiavi dicendogli che se riusciva a metterlo in moto per riportarlo in albergo se lo poteva tenere.

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Giu 28 2019

Salma alla batteria!

L’appartamento di Salma era pieno di sorprese. Come si può conoscere l’età di un albero contando i cerchi nella sezione del tronco, così si potevano conoscere le epoche di Salma in base alle sue passioni, passioni che prima o poi finivano buttate in qualche stanza che, accumula oggi, accumula domani, diventava uno sgabuzzino inaccessibile.
[continua]

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Giu 24 2019

Alla chitarra (e poi al gesso), Sentenza!

Dietro, a far compagnia a Scheggia, Carlo Fibonacci, alias Sentenza. Era stato proprio Scheggia a ribattezzarlo. Stavano vedendo Il buono, il brutto, il cattivo, e all’epoca Carlo diceva la sua su tutto e voleva sempre l’ultima parola. All’ennesima battuta, gli aveva appioppato quel nomignolo e gli era rimasto addosso… https://www.facebook.com/tuttetrannelei/



Giu 22 2019

Vi presento le Interferenze Mentali

Ci siamo quasi!
Il soundcheck non è ancora finito, ma lo spettacolo sta per cominciare. Stanno per salire sul palco le Interferenze Mentali al completo: Scheggia, Sentenza, Salma, Giannelli, e la nuova arrivata Giovanna! Vi consiglio di non perdervi il concerto, ci sarà da divertirsi.
Potete ingannare l’attesa conoscendoli uno ad uno.

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Apr 24 2019

Sono andato a letto presto

Sarebbe questa la risposta perfetta alla domanda “Ehi Moment, cosa hai fatto tutto questo tempo?”.

È un po’ che non ci si legge, ma nonostante MaldiTesto sia rimasto fermo per un bel periodo, l’impegno non si è ancora esaurito. In questi mesi infatti ho avuto modo di partecipare a molti eventi, corsi di formazione e confronti, tanto che adesso so fare una pizza che levatevi.

Torno con un po’ di consapovezza in più e una bella notizia. È prevista per giugno la pubblicazione del mio primo romanzo. Salvo ritardi passeremo l’estate insieme e in compagnia di nuovi amici. Ricordate l’ombrellone, però, che Moment non è indicato per le insolazioni.

Ci vediamo presto in libreria!



Ott 27 2016

Amascord

Tornai ubriaco dalla serata più vuota della mia vita, quella passata a ciondolare in spiaggia reggendo in mano ora una birra ora il telefono, e tentando disperatamente di scacciare la noia, di trovare la gioia e di vomitare la soia della cena cinese.
Mi lasciai cadere su un lettino rimasto aperto sulla spiaggia, a pochi metri dalla battigia, con le onde che di tanto in tanto cercavano di ingoiarlo. Proprio come stava facendo la nostalgia con me, ricordandomi dei tempi passati, quando avevo tutto di fronte, quando ogni cosa era per me.

Guardai al cielo con la testa pesante, e le stelle non giravano per il moto fisico dell’universo ma per il moto del mio fisico avverso, riverso, con i piedi affondati, gli occhi sbarrati e quella sbornia che mette tutto in movimento, l’attenzione, i pensieri, la fantasia. Tutto tranne il mio corpo immerso in quel liquido, che riceveva una spinta dall’alto verso il basso pari al volume di vita spostata.
Mi assalì la nostalgia con tutti i ricordi di infanzia messi in fila come soldatini di piombo a fucili puntati. L’esecuzione era pronta e io ero il condannato.
La malinconia mi spiattellò in faccia i volti di una volta, mise ricordi, le muse, ricordi? Mise una corda intorno al mio collo: misericordia.

Il mio ultimo desiderio era suonare qualcosa coma facevo da ragazzo, ma avevo scordato la chitarra. Non è che l’avessi scordata da qualche parte, è che l’avevo scordata l’ultima volta che l’avevo suonata… che a pensarci significa proprio che l’avevo scordata da qualche parte. Mi rendo conto che non vi sto affatto aiutando: non l’avevo scordata nel senso che l’avevo persa da qualche parte, ma l’avevo scordata suonandola da qualche parte. E ad essere pignolo non è nemmeno vero che l’ho scordata suonando, quando l’ho lasciata era accordata, è stato il tempo a scordarla. Il tempo, si sa, fa scordare tutto. Comunque mi ricordai della chitarra scordata, la imbracciai e iniziai a suonare. Avevo dimenticato anche gli accordi, già scordati per conto loro. Tesi le corde, due miseri accordi: misericordia. La musica mi salva ogni volta.
L’esecuzione era pronta e io ero l’artista.



Giu 29 2015

Lei

Era appoggiata al bancone del bar che avevo scelto come punto di ritrovo con il solito amico. Col suo solito ritardo. La vedo dal tavolo sul quale stavo sorseggiando un calice di prosecco. Sembra lei ma non ne sono sicuro, in fondo non l’ho mai vista così elegante. Deve aver sentito i miei occhi addosso visto che si gira e mi sorprende mentre la fisso insistentemente.
Abbozzo un sorriso e salvo il salvabile: “Sei la maratoneta giusto?”
“Come scusa?” risponde lei come se stessi parlando un’altra lingua.
“Sì dai, la ragazza che corre sul lungomare.”
“Ah sì…mi ricordo di te…”
“Finalmente tutti e due fermi…Ti prego, siediti, sto aspettando una persona, ma intanto potresti bere qualcosa con me” le faccio mentre mi alzo con la stessa galanteria che i nobili usavano con le dame.
Prova a rifiutare, ma forse per evitare altri imbarazzi demorde quasi subito.
“Solo 5 minuti, però.”
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