La sconfitta è un’illusione

La vecchia stazione, gialla a righe rosse era abbandonata da tempo. Le porte con vetri in frantumi e vernice scrostata, graffiti all’interno e vecchi distributori di merendine completamente sfondati.
I binari arrugginiti aspettavano treni che non sarebbero più passati e delle tre panchine sulla banchina passeggeri solo una conservava una qualche utilità.

Su questa panchina sedeva un vecchio.

Vestiva con un gilet di lana marrone, una camicia a scacchi rossi su sfondo bianco e dei pantaloni blu.
Un berrettino rosso teneva a bada selvaggi capelli bianchi, che a ciuffi incorniciavano un viso triste e deluso.
Sulla destra, appoggiati su un fazzoletto di stoffa, sassolini di ogni dimensione e forma se ne stavano fermi e disordinati in attesa. Un bastone da passeggio era appoggiato con cura alla sua sinistra, in modo che non cadesse.

Il vecchio sospira, allunga insicuro la mano verso i sassolini e ne prende uno. Chiude gli occhi per un istante, quasi fosse immerso in una preghiera e lo lancia, con un gesto accurato, preciso, fluido. Il sassolino vola in una perfetta parabola andando ad infilarsi tra le rotaie della ferrovia.

Il vecchio, che al momento del lancio aveva aperto gli occhi, sconsolato lo guarda perdersi in mezzo ai milioni di suoi simili accatastati in quei trenta chilometri di abbandono.

Sospiro

“Nonno…non vieni a mangiare?”

Un bambino si affaccia sulla banchina, 8 anni, capelli nerissimi e occhi verdi, pantaloncini e maglietta a righe rosa e gialle.

Il vecchio sorride “Ancora un istante Filippo”

“Cosa stai facendo Nonno?” chiede curioso il bambino

“Un…un gioco…”

“Che bello! Posso giocare?”

“Purtroppo lo possono fare solo i grandi questo gioco” risponde amaro il vecchio

Incurante delle parole del nonno, il bambino, spostando il bastone da passeggio si arrampica sulla panchina, sedendo al fianco del vecchio

“Come si gioca nonno eh? Come si gioca?” chiede allegro il bambino

“Non puoi ancora capirlo ma te lo spiego…”

“Vedi questi sassolini Filippo?” chiede il nonno, indicando il fazzoletto sulla destra

Il bambino, si appoggia sulle gambe del nonno con gli avambracci per vedere meglio e risponde

“Siiii!”

Il nonno sorridendo continua “Questi Filippo…sono i miei errori…i miei rimpianti”

La mano destra del vecchio si allunga, prendendo un altro sasso

“Quando sarai un adulto forse capirai…vedi, io ho iniziato a giocarci quando sono diventato grande, quando la vita diventa più complicata. Tu ne prendi uno…chiudi gli occhi e pensi ad un tuo errore, ad un rimpianto e….”

Il sassolino vola dalla mano del vecchio con la stessa grazia del precedente, risultato di anni di meccanica e ripetuta perfezione del gesto.

“…lo lanci…e vedi dove va a finire”

“Ora stai attento” dice il vecchio al bambino “tu sai dov’è finito…hai visto dov’è caduto e sta solo a te decidere se lasciarlo li o andarlo a prendere…ma se lo prendi lo devi risolvere quel problema, capisci Filippo?”

Il bambino ha un espressione attenta ma dubbiosa

“…quando sei ancora forte riesci ad alzarti, vai verso la banchina e salti giù, cerchi il tuo sassolino, lo raccogli e riesci a risalire e a risederti sulla panchina. Sai che puoi risolvere quel problema, puoi rimediare a quel rimpianto se lo vuoi davvero ma…”

Il vecchio prende un altro sassolino e sempre con lo stesso ‘rito’ decennale lo lancia.

“…ma io sono un vecchio Filippo, e non ho più la forza per alzarmi neanche da questa panchina, non ho la forza di scendere sulle rotaie per cercare il sassolino e portarlo indietro perchè vedi…”

“…quando lo lanci è leggero…ma se lo riprendi senti il peso…non il peso della vita, nè della solitudine, nè della vecchiaia, senti il peso della sconfitta e per un uomo è il peso peggiore…perchè la sconfitta coinvolge un sacco di persone e quando sei vecchio…è dura risalire…”

Il bambino fissa il nonno negli occhi, bagnati da lacrime.

Improvvisamente scende dalla panchina e corre verso i binari, attraversa tutta la banchina di corsa e quando arriva al bordo, dove la linea gialla era ancora miracolosamente visibile, fa un salto scavalcando i lunghi rami di ferro arrugginito della ferrovia. Si dà un occhiata in giro, poi, dopo un urlo di entusiasmo, si china.

Con agilità torna indietro, corre verso il nonno e si arrampica di nuovo a suo fianco. Nella mano ha l’ultimo sassolino lanciato dal nonno

“Ma ti aiuto io nonno!” squilla il bambino.


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