L’unico al mondo

Certe volte mi viene da pensare che il mondo è pieno di pazzi. Oppure sono io che non riesco a capire gli equilibri e le dinamiche sociali. Forse è colpa del sistema scolastico, ci insegnano a ragionare per schemi e per teoremi. Ci insegnano a fare i calcoli, e a scegliere quello che è più conveniente. Secondo me con le persone non funziona però, non ci sono tecniche, non ci sono scorciatoie, c’è solo da parlare. Che se poi non ti parli succede che A si risente di B per una cosa di cui B ignora persino l’esistenza. E dopo un po’ che A evita B,  B penserà di non stargli simpatico, e piano piano B diventa Z, e la distanza tra A e il fu B diventa tutto l’alfabeto. E questo perché? Perché ognuno è troppo preoccupato a calcolare i suoi pesi e a usare i suoi metri per accorgersi che sta anteponendo il suo orgoglio davanti a quella che considerava un’amicizia. Forse è semplicemente una di quelle che vale poco.

Sarà che io in questi schemi non mi ci sono mai trovato, che ne sono spesso vittima. Perché se non ragioni in questi schemi sei fuori da questi schemi, sei una variabile impazzita, sei incontrollabile, e su queste cose invece il controllo ci vuole. Nelle varie scissioni la gente deve sapere da che parte stai, è fondamentale. Deve poterci contare. Cazzo come può essere che il loro metro non vada bene per te?

E fidarsi delle persone diventa sempre più difficile, e datemi torto se oltre ad un certo punto non faccio entrare mai nessuno. Datemi torto se devi stare col dubbio che tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te, e devi passare la vita a camminare sul filo del detto e del non detto. Il tempo per passare da una parte all’altra, qua, dura l’attimo di un fine settimana.

Certe volte mi viene da pensare che sono l’unico sano al mondo, sarà per questo che nessuno mi capisce.


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