L’uomo invisibile

Il signor Samuelsson era amato da tutti. Non un singolo bambino, sacerdote, uomo in affari, teppista, casalinga o pappone del paese provava risentimeno o antipatia nei suoi confronti. Solo benevolenza. Un uomo fortunato si direbbe, anche se con una disgraziata maledizione che gli gravava sulla testa o meglio, sul corpo.

Il signor Samuelsson infatti era un uomo invisibile.

Benvoluto e amato si, ma invisibile. Lo si poteva vedere in giro solo quando portava a passeggio il suo cane, un pincher marrone di nome Albert, con quel guinzaglio rosso che assurdamente sembrava sospeso in aria come legato ad un palloncino inesistente. Potevi avvicinarlo, fargli domande su qualsiasi argomento e il guinzaglio del cane si muoveva come se fosse una testa, rispondendo ‘si’ e ‘no’ oppure ‘forse’. L’invisibilità era totale, era come se vivesse in una bolla isolato da tutti, se urlava nessuno lo sentiva, se si faceva una cresta da punk di colore verde camaleonte, nessuna la notava.
Nonostante questa orrenda condizione il signor Samuelsson manteneva sempre la sua cordialità estrema, chiedeva solo di essere lasciato in pace e di poter vivere la sua vita. Tutto il paese si era arricchito grazie a lui con il turismo, la vendita di gadget di ogni tipo e interviste di televisioni famose. Se qualcuno come scienziati curiosi e desiderosi di fare test o malviventi tentavano di infastidire il signore Samuelsson, il paese intero faceva quadrato intorno a lui, come uno scudo protettivo.
Ovviamente un uomo invisibile non può lavorare, ma la catena di supermercati del paese aveva siglato un contratto con lui. Cibo e beni essenziali gratis in cambio di piccole pubblicità e qualche camminata vicino alle casse ogni tanto. Luce e acqua erano pagate dal comune, come la stessa casa in cui risiedeva.
Una vita maledetta da una parte ma fantastica dall’altra insomma.

Proprio adesso il signor Samuelsson sta camminando attraverso le vie del parco, tra vecchi olmi macchiati di grigio e zone d’erba verde inondate di foglie gialle e rosse. Un ragazzo che fa jogging e che evidentemente non sente il freddo dell’autunno, vestito in maglietta e pantaloncini, si ferma sorridendo e tende la mano al signor Samuelsson che cortesemente rifiuta con un “No” da guinzaglio. Ad Albert, il cane, quel movimento non pare dispiacere. Il giovane fa un paio di domande poco importanti e l’uomo invisibile risponde ad entrambe; il giovane pare contento e sorridendo riprende la sua corsa. Succede sempre cosi quando l’uomo invisibile esce per la sua consueta passeggiata. A volte incontra solo una persona, a volte dieci o anche di più.
Il tragitto è sempre lo stesso, casa, lungomare, comune, parco e di nuovo a casa, un’oretta circa. Ed ora si sta proprio dirigendo verso la sua abitazione.
La casa sorge in una collinetta ed è abbastanza isolata e rialzata rispetto al resto del paese. Un tempo era abbandonata e quando il signor Samuelsson ci si trasferì in gran segreto era praticamente una baracca. Quando si sparse la voce di un uomo invisibile che viveva nella casa abbandonata sulla collina, tutti pensarono alla classica storiella di fantasmi. Ogni paese ha la sua collezione di fantasmi e case abbandonate, è un classico. Fu solo alla prima festa in piazza della stagione che tutti conobbero il signor Samuelsson, l’uomo invisibile. La banda suonava un allegra Polka, giovani e anziani ballavano nella piazzetta del paese quando un urlo scosse l’umore di tutti. Un cane al guinzaglio comparve dal fondo della strada, ma il guinzaglio era tenuto da una mano invisibile. La donna che aveva urlato era svenuta per lo shock. Sugli abitanti del paese scese un silenzio irreale finchè il sindaco, tale Patterson, un simpatico ometto dalla forma quasi sferica e lunghi capelli biondi gli si avvicinò, dimostrando un coraggio inaspettato.

“Lei è il famoso uomo invisibile della collina?” chiese Patterson

Il guinzaglio si mosse in segno di assenso. Un ‘Ohhh’ di sorpresa si levò dalla folla

“A-Ah….e come la possiamo chiamare…ce lo può dire?” chiese di nuovo il sindaco, teso come una molla e sudato come se ci fossero cinquanta gradi.

Un nuovo segno di assenso del guinzaglio e un altro ‘Ohhh’ di stupore dalla folla. Dalla bocca del cagnolino, Albert, cadde un biglietto da visita, sporco e strappato in più punti, che riportava la scritta Dr. Gustav Samuelsson. Patterson lo raccolse e un pò disgustato dalla bava del cane che ancora impregnava la carta riprese.

“Quindi lei è il Signor Samuelsson? L’uomo invisibile?”

Terzo si silenzioso.

“Allora benvenuto!” rispose allegro il Sindaco. Tutti quanti fecero un applauso per la loro nuova incredibile celebrità e l’uomo invisibile rispose con un goffo tentativo di inchino, sempre tramite guinzaglio. La festa si prolungò per altri due giorni e il Signor Samuelsson rispose alle domande di tutti anche se solo con dei ‘si’ e dei ‘no’. Da allora le cose preserò una piega sempre più favorevole. La casa venne restaurata e data in dotazione all’uomo invisibile, la gente cominciò a prendersi cura di lui. Cibo, mobili, bollette. Non aveva più preoccupazioni.

Proprio adesso, che si sta avvicinando a casa, si intravede l’intonaco rosa brillante alle pareti, la siepe alta che circonda la proprietà e il cancello in ferro battuto, con la scritta ‘Casa Samuelsson’ incisa su una placca di ottone. Il cancello rimane sempre aperto, perchè l’uomo invisibile ha un paese intero che lo protegge.
Risale il vialetto che conduce alla porta e prima di entrare si guarda in giro cercando occhi indiscreti.
Albert con il muso spinge sulla porta, che lentamente si apre. All’interno la polvere copre tutto il mobilio della casa, cibo è sparso per terra con noncuranza, quasi come se fosse stato gettato a terra dopo una lite.

Albert va verso un muro dove un uncino sporge in maniera anomala a circa 65 centimetri da terra. Arrivato vicino con il muso al battiscopa, inarca la schiena, per fare in modo che la parte superiore del guinzaglio, dove dovrebbe trovarsi la mano dell’uomo invisibile si agganci sul perno sporgente. Lo sforzo è poco piacevole per il cagnolino che guaisce ma che ce la fa. Ormai per lui è un gesto quotidiano. Il guinzaglio si aggancia e Albert si sfila dall’imbracatura del guinzaglio con una abile ed agile mossa, indietreggiando dal muro. Il guinzaglio rimane appeso al muro,con la stoffa delle corde intrecciata con fili di ferro che lo tengono teso come in posizione da traino.

Finalmente libero Albert pensa tra sè e sè “Questi esseri umani sono davvero degli stupidi, però mi danno un sacco di roba buona da mangiare ed è questo quello che conta” fiondandosi sul cibo sparso sul pavimento.

“Ho avuto proprio una bella idea” pensa, mentre addenta un tacchino arrosto vecchio di due settimane.

Che stupidi gli esseri umani ma d’altronde, come potrebbero sapere che nel loro paese vive il cane più intelligente del mondo?


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