La luota gila pel tutti

Non capisco perché la fortuna o il fato vengono rappresentati come una grande ruota che gira. Come metafora è anche carina, ma mi mancano alcuni dettagli. Noi rispetto a questa ruota dove siamo? Fuori? Dentro? Sopra? E la ruota è una ruota tipo bicicletta con i raggi o una cosa tipo la ruota della fortuna con gli spicchi e i premi e il passo?

Facciamo così, che tanto è già stato tutto inventato. Diciamo che la fortuna è la ruota di una roulette, e noi siamo gli avidi scommettitori che si giocano la vita sulle probabilità che la pallina cada da loro. I numeri sono 36, i giocatori sono miliardi, ad ogni giro se ne fanno contenti un bel po’, e scontenti gli altri trentacinque trentaseisimi. Ecco io non sono neanche uno di questi. Io sono il cartoncino verde incollato sullo zero. Manco un banale rosso o nero, no, proprio il verde, proprio lo zero.

Stavo al bar, il passaggio a livello era chiuso anche oggi, direte voi: “facile, ci vai sempre alla stessa ora”. No perché ieri mi sono svegliato presto e oggi normale. Prendo il mio cappuccino, esco. La strada è ancora chiusa, noi siamo fermi nel parcheggio. C’è un mangiariso, spunta la sua testa dal volante di un macchinone in cui lui ci entrerebbe 10 volte. Anzi 14, se si rannicchia entra pure dentro i cerchi.
Passa il treno, il traffico comincia a muoversi. Il cinese gira lo sterzo con le sue bacchette e comincia ad andare in retromarcia, gira lo sterzo per infilarsi in strada, io sto fermo aspettando che faccia la sua manovra. Il suo muso si avvicina alla mia macchina, alla fiancata della mia macchina, alla fiancata distrutta della mia macchina. Continua ad avvicinarsi. Dai, ma non mi viene a sbattere, è un cinese, stanno in un miliardo in una nazione in cui ce ne andrebbero la metà. Li conoscono gli spazi, ci sguazzano nelle misure piccole, di scarpe porteranno il 36.
Quando sembrava oramai fatta sento il rumore tipico della strusciata. Ora a parte le donne, quando si tocca, si capisce che c’è da fermarsi e rifarsi avanti perché se continui non fai che aumentare il danno. Ma lui oltre ad essere cinese mi sa che era pure frocio, e infatti continua.
Continua e poi si ferma, capisce, ha sentito. Mi guarda.

Scendo, vado a vedere dove mi ha preso di preciso.
Vabbè, poco danno, non distinguo quello di prima da quello di adesso, però quello che è giusto è giusto.
“Diamo una vista? facciamo la costatazione?”
Jet Li scende, mi arriva alla cintura. Ho sbirciato nella sua macchina e sui pedali ci aveva messo dei blocchetti di legno per poterli pigiare.
“Allora lascia stare davanti che là non è roba tua, ma questo lo hai fatto tu”
Mi guarda smarrito: “Non è mio”.
“Ah, non è tuo?”
“No, non è mio”
“Ho capito va…vattene che non c’ho manco voglia di starne a discutere”

Ora di tutta questa storia posso trarre diverse conclusioni. La prima è che i leghisti non sbagliano poi di tanto. La seconda è che è un periodo di merda. La terza è che, oh, lassù, non è che dovete trovarmi sempre qualcosa da scrivere eh…posso anche inventare.

Tra l’altro mi è andato anche sul culo Jackie Chan…per dire…


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