Induno harmonies

Odore che pervade l’aria.

Sgradevole, come di un corpo in putrefazione. Non sono io, sono appena uscito dalla doccia, addosso ho vestiti puliti. Sto camminando lungo la strada, villette con siepi monumentali ai lati, asfalto bucato e strappato come vittima di una lebbra sintetica, macchine dalla vernice martoriata dalla neve, un sole che illumina ma non scalda…e quell’odore nauseabondo.
“Qualche animale morto?” Dò un’occhiata ai lati, nulla. Eppure è forte e persistente, morte e cibo bruciato, fastidioso come un rimorso indelebile.

Sono solo questa mattina, con questo aroma sgradevole nel naso. Non c’è direzione in quell’odore, non è come il vento, è stagnante e ti circonda. Passo per il centro, vuoto come le mie tasche e memore della sequenza finale di uno dei miei film preferiti, cerco tra la desolazione invisibile di quel luogo una balena morta, circondata da fuoco e detriti. Non la vedo.
Entro dentro l’edicola, infilata nella fessura rettangolare di un mostro di cemento marrone. Chiedo una rivista, loro non ce l’hanno. Gli scaffali sono passati da otto a quattro. L’anno prossimo saranno due. Chiedo un quotidiano, non solo non ce l’hanno ma non sanno nemmeno di cosa sto parlando. Sconsolato esco e rifaccio la strada a ritroso, sempre con quell’odore nel naso. I negozi con i cartelli VENDESI appiccicati alle serrande abbassate, cosi tristi da sembrare necrologi, i vecchietti che ti guardano male se solo azzardi un “Buongiorno!” di cortesia.

“State calmi vecchietti, non voglio rapinarvi, voglio solo augurarvi una buona giornata, in segno di rispetto, non voglio vendervi nulla, non voglio rubarvi nulla, perchè non lo capite?”

“Sei giovane…non mi fido” mi risponde un energico ottantenne che mi tiene a distanza con un bastone.

“Ah…già…”

L’unica risposta che sono riuscito a dargli.

Passo anche davanti alla mia vecchia scuola media, grigia, con un lungo viale che la circonda, pieno di alberi neri che sembrano morti. E quell’odore…
Non ricordo di averli mai visti verdi e gioiosi quegli alberi…li avranno davvero piantati morti? O forse sono radici che spuntano da un posto dall’altre parte del mondo, di alberi bellissimi ed enormi che con le loro chiome verdi danno riparo da un sole che scotta? Sarebbe bello.

Anche oggi le gru del cantiere vicino a casa mia sono ferme. Lo sono da quattro anni. Ogni tanto reiniziano a lavorare, si muovono stanche in mezzo a spettri-muratori che tentano di fare qualcosa, giusto il tempo di accorgersi che nessuno sa cosa bisogna costruire e per quale motivo. Però ogni tanto viene aggiunto un piano a quella scatola di cemento che comincia a spuntare da un prato morto, magari le generazioni future sapranno che farsene. Invece di tornare a casa prendo la strada che porta al castello, arrivo in cima e l’odore si fa meno intenso. Dalla collina, guardando in basso lo vedo. Allungato, enorme, grigio, immobile.

“Eccolo il cadavere…il paese è morto…”


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