Neanche con un fiore

È che sono uno stronzo e non imparo mai. Alle undici di notte, sotto le lenzuola, stanco morto, con la sveglia puntata alla sette per arrivare in tempo al matrimonio, che per inciso è in culo al mondo e ho una paura fottuta di combinare un casino, alle undici di notte non mi posso mettere a fare certe domande, e invece le faccio, perché la vedo qui di fianco, insofferente, che vuole dirmi qualcosa ma devo essere io a chiederglielo, e allora lo faccio.
“Cosa c’è che non va?”. Stronzo.
“Niente” risponde con lo sguardo che dice “un sacco di cose ci sono che non vanno”.
“Dai, lo so che stai pensando a qualcosa.”
“Dovresti saperlo a cosa sto pensando” mi rimbrotta lei.
Il brutto è che lo so davvero a cosa sta pensando, lo pensa un casino di volte e la metà di quelle me lo dice pure. E lei l’ha capito che io ho capito.
“È già il sesto matrimonio in cui mi porti, voglio vedere quando andremo al nostro!” mi fa.
“Dovresti essere contenta che finalmente ho trovato qualcosa che so fare, qualcosa per cui mi pagano.”
“Lo sai che non è a quello che mi riferisco…”
“Sì lo…”
“E allora perché cerchi di sviare il discorso.”
“Perché sono uno stronzo che si mette a fare certe domande alle undici di notte stanco morto e con la sveglia puntata alle sette” mi lascio sfuggire.
“Eh?”
“No nulla, comunque ci sposeremo prima o poi, te l’ho promesso. Dobbiamo solo sistemare alcune cose.”
“Voglio vedere quando lo sistemi queste cose!”
Io tra l’altro non ho ancora capito perché queste cose le devo sistemare solo io, cos’è, lei è rimasta intrappolata sulla torre del castello?
Non le rispondo comunque, non conosco proprio la risposta. Le sistemo quando si può. Se riesco a tenere il lavoro per qualche anno magari riusciamo a compracelo un buco da 50 metri quadri, con un mutuo sulla testa che pende come una ghigliottina, ma forse ci riusciamo.
Si gira dall’altra parte. Io temo che stia tramando contro di me, magari si vuole far mettere incinta, così chi ci parla coi suoi. I miei non sono meglio ma quelli per lo meno posso mandarli a fanculo. Da domani uso il preservativo, altroché.
Mi copro con le lenzuola fino al naso e chiudo gli occhi.
“E c’è anche un’altra cosa” riattacca. Quando fa così lo fa solo per darmi fastidio. La odoro.
“Sono stufa di posare per le tue foto di merda.”
“Beh, tanto di merda non lo sono, visto quanto le pagano.”
“Perché non conoscono bene quanto me lo stronzo che le fa.”
Non riesco a darle torto.
“Non sei contenta di aiutarmi?”
“No, non mi va più. Ogni volta che mi stringono in un abito da sposa e vedo quanto mi sta bene mi viene da piangere – confermo, sta benissimo – a volte vorrei non togliermelo più… e poi i fiori, il ristorante, le location.”
“Beh almeno quando toccherà a noi organizzeremo in un baleno” le faccio io con un sorriso paraculo.
“E poi vedermi ogni volta sulla vetrina dello studio, quando ci passo davanti mi sembra di essermi sposata e di non ricordarmelo più.”
“Scommetto che quando ci sposeremo te ne ricorderai.”
“E invece no, va a finire che per quando ci sposeremo ci avrò fatto l’abitudine e sarà una prova come un’altra, un abito come gli altri. Va a finire che mi sposo per davvero e manco me ne accorgo, e non se ne accorgeranno neanche le mie amiche.”
Delle donne ho capito che in parte si sposano per far invidia alle amiche.
Le faccio una carezza.
“Da domani togli le mie foto dalla cornici.”
“E chi ci metto?”
“Chi ti pare, basta che mi togli. E poi anche da Facebook.”
“Che c’entra Facebook adesso.”
“C’entra che tutte le compagne di scuola vedono le foto e mi fanno Ma ti sei sposata?”
“Beh, che male c’è?”
“Che male c’è? Tu non ti rendi conto.”
No, ha ragione, non me ne rendo conto, per favore spiegatemelo voi.
“Voglio che togli tutti i tag”
“Ma non ti ho taggata!” le rispondo io. Non è vero.
“Sì che mi hai taggata, in quella foto bellissima ad esempio, quella davanti al giardino fiorito e col bouquet in mano.”
Io sorrido, sorrido perché l’ho già pensata. Lei sta qua, di fronte a me a fare la finta stizzita, e io sto per prenderla per il culo. E poi si incazzerà per davvero. Mi darà prima un pugno sullo stomaco e poi mi caccerà fuori dal letto a calci. Urlerà come una matta e mi spingerà giù per le scale mentre ciabatto per i gradini con la vestaglia. Mi metterà alla porta, io suonerò finché qualcuno non chiamerà la polizia, e poi lei comincerà a tirare giù dalla finestra ogni sorta di cosa, e di sicuro prediligerà quella costosa e che si rompe. Dirà che non vorrà più vedermi, che è tutto finito e che si sposa con Paolo, quello stronzo del mio amico che è sempre lì a sbavarle dietro, non ho capito ancora perché ci esco. Succederà tutto questo pero è già troppo tardi, perché anche se sono le undici di notte, sono stanco morto e c’è la sveglia puntata alla sette, io sono uno stronzo e non imparo mai…e ho già aperto bocca: “No, dai, ti sbagli. Lo sai che non ti taggherei neanche con un fiore.”


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