La fine e l’inizio

Da quanto i giorni si somigliano? Non li conto da un po’ ma sono tanti.

Non è la pioggia, il freddo, la nebbia, il sole, le nuvole, le persone. Niente di tutto cio’ che rende un giorno diverso dagli altri. La differenza è dentro di noi, quando succede qualcosa o peggio, quando non succede niente. Non solo routine, ma il “vuoto” di qualcosa che ti manca e che non ci sarà. Sogni la notte, lo immagini continuamente, decine di futuri alternativi in cui davvero le cose funzionano, ma poi ti svegli e nulla. Nessuno di quei futuri è reale, non lo sarà mai, c’è solo il presente e l’inedia di cui soffre.
Allora succede che fissi un foglio bianco per giorni. Cominci dopo aver fissato il telefono, uno schermo, un nome, e dopo che capisci che le vie si sono davvero separate ti rimane solo quel foglio bianco. I giorni scorrono, sempre uguali, sempre infelici e quel foglio rimane bianco, lindo, intonso.

Perchè lo fisso? Servirà davvero a qualcosa sporcarlo di inchiostro?

Provi mille volte a scriverci sopra, per scherzo scrivi “C’era una volta…” ma no…ricorda troppo il passato. Ricominci, scrivi di due uomini che scavano, è la prima cosa che ti viene in mente…ma cosa cercano? Non è importante, scavano. Uno è un vecchio, bianco ed irsuto, l’altro magro, giovane, emaciato e scansafatiche. E’ il vecchio a cercare qualcosa, si chiama Robin.

“Dai scava!”
urla al giovane, appoggiato ad un tronco, completamente sudato.

“Ma sei sicuro che sia davvero qua sotto? Mi pare una follia…”
risponde il giovane.

“Zitto e scava!”
urla il vecchio, energico, con una pancia prominente evidenziata da una camicia a scacchi rossi e blu sbottonata.

Scrivi dei dialoghi inutili e simpatici fra i due, crei attesa…cosa cercano? Chi è il vecchio? E il giovane?
In realtà non sai dove vuoi andare a parare e quando arrivi alla fine…perchè prima o poi ci devi arrivare…cavolo…come la finisco questa storia?
Ci pensi e ci ripensi. Nulla. Inedia? La storia, in realtà non esiste? Succede quando inizi a scrivere di una situazione immaginaria che anche per te non significa nulla o semplicemente, non sei ispirato. Ma perchè la storia di un vecchio che scava? Cosi particolare, non un raccontino inventato per un bambino, no…non una fiaba…la storia di un vecchio che scava, che cerca.

Forse è tutta una metafora. Non c’è un finale certo nella mia testa, sia nella finzione che nella realtà, non accetto gli addii, non accetto la parola “Fine” marchiata a fuoco nel cervello delle persone. Devo scavare, trovare le mie verità, le mie certezze e anche quando le trovo, ignorarle, nasconderle.

Per non scrivere un triste ‘The end’ sui titoli di coda…forse?


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