21 ore

Controllo ancora una volta l’orologio: le 5:20.

Decido di camminare di nuovo verso casa, la luce comincia a farsi più insistente.

La serata è stata divertente, anche se è finita da circa 2 ore e ancora una volta, sono l’unico rimasto sveglio. Non ho sonno, non riesco a dormire. Succede cosi da almeno tre settimane per diversi motivi, salute, emotivi…anche voglia. Alla fine ho sempre considerato il dormire uno spreco di tempo e questa sveglia forzata mi sta portando a livelli di attività mai visti anche se ci sono dei lati negativi, soprattutto di pomeriggio.

Senza esagerare, sembro uno sniffatore di colla con problemi a deambulare. Cerco gli auricolari isterico per poi ritrovarli in tasca quando ormai, rinunciatario, sono già in strada. Gli occhi a mezz’asta, stanchi e appannati, ogni spigolo appuntito che è comodo come un cuscino. Inutile parlarmi, non serve a nulla, non riuscirei nemmeno a darvi una risposta esatta ad un “2+2”. Una fase che dura circa un paio d’ore, fino alle otto di sera quando mangio, prendo una serie di piccole sferette bianche con abbondante acqua, ormai parte della mia dieta finchè non tornerò ad essere sano e mi rilasso su una poltrona…se sono a casa ovviamente, cosa che ormai non succede più tanto spesso. La vita sulla poltrona è ovattata e distante. Il TG squilla allegro con numeri di morti, radiazioni, borsa di Tokyo in caduta libera. Mi stupisco di quanto sia distante da tutto questo. Mi giro a guardare la mia famiglia seduta sui divani, mia sorella che studia, mia madre che legge un libro. Mi sembrano quasi comparse in questo momento. Cartonati di sfondo su una vita che sento sempre meno “mia” ma solo recitata…colpa della stanchezza? Passo un’ora circa sulla poltrona e prego che finalmente mi venga sonno ma nulla, solo una sensazione soporifera e di stanchezza profonda, quasi allucinata. Mi sento Al pacino in Insomnia. Nella testa le scariche elettriche cominciano a rifarsi insistenti e capisco che ancora una volta sarà una notte lunga.

Telefono.

Amici, si, si organizza qualcosa, casa mia, casa tua, locale, bere assieme, no ho già mangiato, Milano? Ok! Torino? Ok! Ci troviamo li, va bene.

Alle 23 inizia la serata, ci si diverte, si parla, si balla, a volte. Forse un concerto se qualcuno mi ricorda che ho comprato un biglietto. Però poi il sonno raggiunge la folla, tutti cominciano a tornare alle loro case, i locali chiudono, le luci si spengono e io mi ritrovo a dover tornare di nuovo a casa. Metto la macchina in garage ma non ho sonno, comincio a camminare per il paese con la musica nelle orecchie, con l’ipod che chiede anche lui di dormire, collegato ad una presa elettrica. Pian piano si spegne, come i lampioni delle strade…

…controllo ancora una volta l’orologio: le 5:20

Decido di camminare di nuovo verso casa, la luce comincia a farsi più insistente.

Dopo 15 minuti apro la porta, mio padre è già sveglio, mi saluta ormai abituato al mio vampirismo civile. Mi svesto, entro nel letto e chiudo gli occhi, per 3 ore, finchè il mio cervello non si riattiva, mal di testa insistente, mandibola inamovibile, occhi appannati. Riprovo a dormire ma il letto diventa piccolissimo e scomodo e le maledette scosse elettriche mi costringono ad alzarmi, per un nuovo ciclo.

Per altre 21 ore.


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