E alla fine…perchè no? Sì.

Serata strepitosa si, conosci nuova gente si, stai in giro, mezza lombardia in macchina, parli tantissimo, di tutto, stai bene, ti diverti sì. Un tuo amico ti chiama alle 2:43, ubriaco, ha mangiato indiano, dietro la sua ragazza parla con i suoi amici , ti chiede “Dove siete? Stiamo andando via dai navigli, ci vediamo no, forse, facciamo la prossima volta? Sei un grande, ti stimo”. Sì anche a questo.

Insegui una macchina rossa, la guardi da due ore e non capisci che macchina è, loro guidano il trenino, ciao alla bionda e alla mora, ricorderò ancora i vostri nomi domani? Sì..o forse no. Simpatiche sì, ma la macchina proprio non mi piace, ne davanti ne dietro, con il navigatore per i navigli, e ci siamo persi ancora, si. Anch’io ho una macchina si, d’epoca e di Milano, del ’69, bella come la morte ma non funziona, però è bella si.

Saluti chi hai conosciuto, altre battute sul locale si, “Ciao Denis, ti sei laureato bravo, anche se non ti ho mai visto prima ma sono contento!” \ “Bella maglietta, ti abbiamo regalato una maglietta anche noi anche se l’ho scoperto solo adesso sì!”. Non c’è il brasile che era in preventivo no, Mago urla “Non è per questo che ho firmato!”, ha ragione ma si adatta, altre cazzate da dire sì. Parli con il vigile tra il branco di giovani, davanti allo sportello della loro macchina, con un bicchiere in mano “Volete entrare?” ci fanno, “Dipende da dove ci portate”. Non siamo giovani, quelli stanno contro i vigili, siamo vecchi, i vigili sono vecchi e parlano con noi sì.

Ti siedi, e fumi una foglia arrotolata, un tavolo nero in un posto irlandese che non è irlandese, musica di merda sì, un macello di gente e noi sembriamo usciti da delle nozze regali e qua invece ci sono solo tagliaboschi e lanciatori di tronchi sì. Sigarette dall’india ti spiegano e la cenere finisce nella tua Vodka Lemon sì. Il Signor Randazzi e la sua villa all’isola d’Elba, Chiappizzi e la partita a scopa, “Er Canotta” davanti al Muccalunga sì, il posto con il nome più sbagliato, arredamento più sbagliato, nella città più sbagliata, con la gente più sbagliata. “Ma perchè quando vanno in quel posto la prima volta poi ci ritornano?” chiede Mago. “Forse non se ne sono ancora andati dall’inaugurazione” rispondo. Mille foto e Mago fa finta di conoscere tutti, siamo l’anima del posto anche se siamo in un tavolo a parte sì. “Ma te sei sempre cosi?” chiede Cristina ridendo sì. Spesso, ma a volte fingo, ora non fingo, o forse sì?. Esci anche da qui, due strade da fare a piedi e ti perdi, e quindi in 7 su una 500, 7 su 500, 7/500=0,014, calcolo a mente sì. In 7 su una 500 alla ricerca della macchina perduta, la nostra, quella bella, con una pazza al volante sì, e quel caldo, con la camicia e la giacca elegante che stasera sei davvero un figurino sì, mai visto cosi elegante sai? Lo so, sì.

Passiamo da Milano sì, serata non lavorativa da 8 ore ormai, sì, giri, saluti, battute, ancora, sì.
Selezione all’ingresso, “Dov’è la canotta? Troppo elegante, che ci fai tu qua? Dovresti essere all’Hollywood!” No.
Ricominci lo show, rifinisce lo show sì, di nuovo in macchina ma stavolta la troviamo subito, si saluta, ciao a tutti, ciao a tutte.
Di nuovo le rotonde infinite, la forza centrifuga che ti schiaccia sullo sportello sì, che poi è una cosa che non esiste la forza centrifuga, è solo forza di inerzia, e ho lo schema in testa, ancora dal liceo, con le frecce ed i vettori, e i cerchi disegnati a mano perfetti come Giotto sì, anche sulla lavagna, io ci riuscivo sì, tutto per far capire che parli di una cosa che non esiste, che dai nomi sbagliati alle cose, che amore è abitudine, che tristezza è autodistruzione, che forza centrifuga è forza d’inerzia sì.

Ancora in macchina e parli sì. Cosa pensi di me? Cosa pensi di lui? Sei un grande, sei incostante, sei strano, sei un genio. Ma non sai occuparti di qualcuno, no. Hai paura sì, ti senti solo sì, hai paura di sentirti solo per sempre sì. Rimani aggrappato perchè il vuoto ti ammazza, perchè sei masochista, sei un coglione, tu hai due cervelli ed ognuno pensa a modo suo sì. Mi piaci, ti stimo, sei brillante, ma sei strano, sei pazzo, sei avanti da una parte e indietro con tutto il resto, dovevi nascere tra tre decenni e morire un secolo fa. Sei sempre fuori posto, nel tuo cazzo di mondo che non esiste, dai l’anima e allora? Devi svegliarti, usare gli schemi, le trappole di cristallo, le gabbie autocostruite, i tempi della briglia sciolta sono morti come la tua filosofia da merenda, le tue cazzo di teorie filosofiche che tiri fuori quando stai decidendo che cosa mangiare alle quattro di pomeriggio. Come quella tua teoria per cui quando muori, non pesano le tue azioni no, ma c’è una ruota della fortuna, l’ennesima beffa, e se eri santo magari vai all’inferno, ed Hitler ora sta bevendo Martini fra le nuvole insieme a chissàcchi, che chissàcchi è una parola brutta, scritta male e inventata adesso da te, renditi conto. E comunque hai paura di crescere per paura di cambiare ecco la verità. Sì.

Panino alle quattro, perchè è estate, perchè hai fame, perchè alla fine ci sta anche se lo mangi solo te sì, e parli, sempre e comunque, e alla signora della gallina d’oro la domanda gliela vuoi davvero fare “Mi han detto che i cinesi vi han dato 800.000 euro per l’ultimo posto con un anima di Varese, che avete venduto al diavolo, ammettilo bastarda” ma non lo fai no. Vuoi solo il tuo panino Special sì, perchè il marito con il coltellaccio lavora da 22 ore e si vede, che nel panino ci mette volentieri la tua testa se lo fai incazzare sì.

Luci e quadro si spengono, Fede fuma davanti a casa sua, e doppio pacchetto di Lucky Strike morbide in gentile omaggio che nemmeno negli anni ’50 succedeva. Questionario 7 ore fa, e gentile offerta “ti regalo un pacchetto di Lucky Strike morbide”, forse sono da masticare sì. Altri voci, altri pensieri “Però la prossima volta dobbiamo andare anche li…” “Anche domani?” “Forse sì, ma prima c’è da prendere l’albergo per Parigi ricordati” mai andato prima di quest’anno sì, e ci andrò due volte, lungo la Senna per vedere due tizi con racchette in mano a tirare colpi ad una palla, con fuori tutta la Francia ed io dentro un palazzetto simile a mille altri, ma ci sarà tempo a Giugno sì, per un altro giro da turista.

Apro la porta di casa, saluto mio padre sì, già sveglio, sono quasi le 6, se ne va in esplorazione in Liguria sì, sul tavolo mille panini per lui ed un nostro amico, pomodori, tonno, bologna, provolone dolce, pane fresco.

“Buonanotte Pa’!”

“Buongiorno!”

Entro nel letto sì, chiudo gli occhi e li riapro, 7:38 sì, nessun sogno, no.

Si ricomincia sì.


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