Ancora una volta, sono un coglione…

Non fare lo scemo, stai tranquillo, respira, sii sereno, non pensare alla gente dietro di te, a quella di fianco, pensa solo a te stesso. Alla fine è solo chimica, è un rito che fanno in miliardi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Non sei più cosi allenato, non sei davvero un granchè, non hai più cosi tanti capelli come prima, non sorridi quasi mai cazzo, sempre cupo, oscuro, ombroso. Cavolo, la Fra l’altro giorno ti ha confessato di avere paura di te ma ti rendi conto? Che era in apprensione all’idea di passare da casa tua…ma faccio questo effetto alla gente? L’impressione che dò a chi mi conosce poco? Ombroso, cattivo, stronzo, glaciale.
Forse dovrei fissare di meno le persone negli occhi, sorridere di più, quando ti conoscono tutti ridono e stanno bene, non devi sembrare un orco, un duro, che immagine dai alla gente? Al diavolo, non ci devi pensare, respiro profondo e sii te stesso, tranquillo cazzo, la saluti, le chiedi come sta, le chiedi quando è libera. Ma sii sicuro, niente titubanze, sei pure vestito bene, sei sereno, sei tranquillo, ti sei divertito fino a 5 minuti fa, STAI BENE! Questo te lo devi mettere in testa, e agire di conseguenza, devi emanare quest’aura, convincitene, pensa a come presentarti ecco “Ciao, piacere mi chiamo Emanuele, tutto ok?”

Scontato, banale, formale. Faccio il brillante? Non sembrerò troppo sicuro e arrogante?

“Ciao, io mi chiamo Emanuele…” e gli porgo la mano. Classico.

‘Io – mi’, suona malissimo altro che classico, sono davvero pessimo. Più semplice cavolo…ma le dò la mano?

Una volta ho fatto una figuraccia. Ho fatto la presa da “maschio” ad una ragazza che mi piaceva, ma avevo 15 anni, mai avuto problemi dai 18 in poi a salutare le persone e stare con loro, belle, brutte, buone, cattive, amiche o nemiche. Non sudo, sono tranquillo però è una questione di attimi, di istanti, di decimi di secondo. Devo essere rapido veloce, stealth, ninja, preciso, con un bisturi nella bocca, un fottuto chirurgo.
‘Basta, basta, basta!’ , sto pensando a cazzate, è un rito super comune dannazione, va bene, va male, vivi lo stesso, ci sorridi sopra, non molli la presa, tornerai, ci riproverai e chi cavolo se ne frega, è qualcosa in più, stai benissimo anche da solo, è sempre stato cosi, la situazione non è poi cosi diversa o no? Isolati, ci sei solo te e lei. E’ un plus convincitene, e si tranquillo come chi ne ha una vera convinzione, e ora ci siamo quasi, fanculo a tutte le teorie e i discorsi mentali, film preimmaginati, confezionati in VHS e messi nel magazzino del lobo destro del cervello. Prova a distrarti magari adesso, pensa al sogno di ieri, correvi su una discesa che dava su un’insenatura, rocce a strapiombo e inseguivi lungo un ciottolato una pallina che rimbalzava, poi quella è andata oltre lo strapiombo, sei inciampato e…ti sei svegliato per fortuna, saresti morto nel sogno, brutta roba, mica mi ha rasserenato, tutt’altro…cavolo, accidenti, eccola.

Mi piace davvero anche se ha l’aria cattiva, di chi si è rotta già le palle di stare li. Scontrosa e glaciale, un tipo difficile, una a cui devi strappare il sorriso, te lo devi meritare, un metro, due passi in avanti e le sono di fronte

“Ciao…” mi fa lei. Aspetta che io parli.

“Ciao…” la guardo negli occhi. Abbozzo anche un timido sorriso. Istanti, decimi di secondo di esitazione…

“Per me un Chicken Tendergrill menu…medio…patatine…” gli dico, con una fitta glaciale e il mio cervello che comincia a urlare insulti nei confronti delle mie debolezze.

“Con Coca?”

“S-si…” rispondo.

Prendo il mio vassoio. Vado a mangiare anche se ho già mangiato un’ora fa. Manco la volevo la Coca tral’altro.

Il cervello vuole trovare un nuovo padrone, credo di avergli sentito dire qualcosa come “Preparo la valigia, mi sono rotto!”

E ancora una volta capisco che sono un coglione.


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