Ricetta per una serata ai quattro sorrisi

Lo spicchio di cielo che vedo tra i palazzi di Varese è azzurro, con nuvole bianche e grigie illuminate dai residui di sole tipici dell’orario happy hour. Sono piuttosto felice e energico in questo periodo ed è per questo che tornare a Varese per consegnare un lavoro e notare la tristezza di questa fermata dell’autobus mi fa sentire la pecora nera allegra tra un gregge depresso. Ognuno si fa i cavoli propri, occhi bassi e tristi, mente pensa a chissà quali problemi, ansie e paranoie. Le voci dei comizi elettorali in piazza arrivano distorte e lontane, sembrano più guaiti da cani affamati e comunque, nessuno qua riuscirebbe ad ascoltarli. Ci sono due ragazze alla mia sinistra, molto carine e giovani, a destra invece ho un impaziente cinquantenne. Dal lato opposto della strada arriva un giovane rampollo della politica italiana, comincia a offrire depliant elettorali e bigliettino, tutti rifiutano, qualcuno nemmeno risponde continuando a fissarsi i piedi e non considerandone l’esistenza.

Anche le due ragazze di fianco a me rifiutano la “mercanzia” del ragazzo.

Riccio con occhi azzurrissimi, il “politico” non sembra troppo allegro, il mazzo che ha in mano è ancora bello voluminoso e i suoi biglietti da visita lo sono ancora di più.

“Vorresti un volantino per…”

Lo fermo subito con un “Io di solito voto nullo”

“A-ah…” mi fa

“Però puoi convincermi a votare di nuovo, parlami un po’ del tuo programma”

“C-come?”

“Si cavolo, parlami del tuo programma, perchè dovrei votare il tuo partito e non l’altro, cosa fate di interessante?”

Comincia a spiegarmi come vogliono riqualificare Varese, recuperando edifici abbandonati per fare attività di sostegno ai bisognosi, inserire hot spot internet gratuiti per la città, organizzare servizi navetta per il sabato sera…

“Per quelli che si sbronzano come me?” gli faccio sorridendo

Il ragazzo ride “Si esatto”

“Ottimo cosi non mi tocca guidare per riportare a casa gli altri animali della mia compagnia”

Iniziano a ridere anche le due ragazze e il signore si avvicina.

“Parlami un po’ della salvaguardia delle falde acquifere, perchè volete recintare tutta quella zona? Ci sono animali particolarmente interessanti da salvare per caso?”

“No questo non lo so, però evitiamo che ci costruiscano sopra visto che è l’acqua che beviamo ogni giorno”

“Si ci può stare” rispondo

Continuiamo a parlare per dieci minuti, interviene anche l’iperteso signore sulla cinquantina, che scambia alcune battute, propone qualche idea, si fà un paio di risate. Cominciano a sorridere anche le due ragazze.

“Eh no! Non potete ridere senza prendere il volantino quindi forza, prendete il foglietto e il bigliettino da visita”

Sorridendo obbediscono, il ragazzo, felice, ci lascia per proseguire il suo giro. La ragazza bionda comincia a chiedermi se la E è passata io gli rispondo di no, ma se vuole chiaccherare può salire sulla P con me. Anche il signore cinquantenne ormai preso in mezzo nella compagnia interviene, chiede l’orario del pullman P, anche se potrebbe leggerlo dal cartello degli orari e comincia a discutere dei servizi dei mezzi AVT, la seconda ragazza controbatte, si parla di ritardi, mezzi inadeguati, io tiro fuori un paio di aneddoti sui pullman discoteca di Parigi o dei tram ristorante di Milano.
Insomma, una ventina di minuti a chiaccherare con dei perfetti sconosciuti. A volte ci vuole davvero poco per cambiare la serata a qualcuno. Quello che serve alla gente è solo sentirsi parte di qualcosa, non bisogna per forza conoscersi o avere legami particolari per stare con le persone e starci bene, siamo animali sociali alla fine. Saluto la prima ragazza, che sale sul pullman C, saluto la seconda che sale sulla E e dopo qualche minuto è il mio turno, con il signore cinquantenne, di prendere l’autobus, lettera P.

Altre due battute con il signore che va in fondo a sedersi dopo avermi salutato mentre io, rimango in piedi, come faccio di solito. Sono parecchio contento, anche se immediatamente, un dannato punto cruciale si fa largo nella mente. Quanto sono stato stupido, anche se il cervello immediatamente risponde “meglio cosi, sei già impegnato anche se non è nulla di serio…”. Però il cruccio rimane…

“Dovevo chiedere il numero alla biondina…”


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