L’arte dei piccoli gesti.

A casa mia è mia madre quella con più manualità, la pittrice, l’artista, quella precisa e ordinata. Ovvio, anch’io sono un artista ma insomma, è lei che riusciva a far stare dentro un cassetto 80 magliette, o a chiudere una delle mie valige da weekend, che di solito contiene vestiti per un mese.
Però ci sono dei momenti in cui nemmeno lei riesce a stare al passo, in cui, se mi serve un tocco da vero esperto, devo chiedere a mio padre. Oggi è proprio uno di quei casi speciali; devo partire e ciò significa che devo sistemare quei due-tre affari urgenti prima di prendere l’ennesimo aereo. Tra questi “affaruncoli” c’è anche quello di spedire un dannato pacco dall’altra parte dell’Italia.

Ora, non ho scatole adatte, sono un disastro in queste cose e sinceramente, ho veramente poco tempo da dedicare alle operazioni di bricolage che oltre ad annoiarmi si risolvono in tragedia, quindi non mi resta che chiedere al boss, mio padre, per fare un lavoro fatto bene.

Per lui impacchettare è un’arte. Il mio contributo durante le sue operazioni sono malviste e si limitano a “tieni schiacciato qua” oppure, “attacca lo scoth di là” quando nemmeno le sue due mani bastano, cosa che capita raramente. Vengo giustamente trattato da perfetto idiota e impedito, non degno di prestare aiuto nella sua dimostrazione di maestria. Ma lo accetto.

I suoi gesti mi stupiscono sempre, con un coltellino taglia una scatola gigante per ricavarmne una più piccola, smonta, seziona, riattacca e in men che non si dica, ecco una scatola di cartone perfetta per la mia “mercanzia” da spedire. Tutto è velocissimo, fatto ad occhio giusto gettando uno sguardo al contenuto ogni tanto. Nessun bisogno di metri, forbici, righe fatte con la matita per vedere dove tagliare.

“Prova a vedere…” mi dice, dopo soli 3 minuti.

Ci sta tutto perfettamente. Ma ovviamente non è un pacco finito.

Prende la carta da pacco, gesti semplici ma perfetti e misurati al millimetro, ne prende un pezzo tagliandolo con il taglierino e lo distende per terra, appoggia il pacco e comincia la nuova operazione. Scotch attaccato perfettamente in ogni angolo, pieghe essenziali e precise, senza ripensamenti o da rifare, nessuna striscia di carta superflua, angoli accartocciati o strappi involontari.
Altri due pezzi di nastro adesivo e la carta è sistemata, inizia il granfinale con lo spago, soliti gesti di esperienza, giri e rigiri, doppi nodi e attacchi e il “reticolo” è ultimato in meno di 30 secondi, con tanto di comodo laccetto per portare il pacco a mano fino al banco della posta. Semplicemente perfetto.

Scrivo nei posti giusti destinatario e mittente, sempre sotto il vigile controllo di mio padre, che mi spiega quanto grande deve essere la scritta, di come sia importante la leggibilità e l’utilizzare un buon indelebile.

Ora il pacco è pronto. Quando mi chiede cosa ne penso, tutto soddisfatto non posso che rispondere:

“E’ un’opera d’arte”


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