Red lights: bagliori rossi lungo la linea dell’orizzonte

Rossa è la luna di questi giorni, bassa e minacciosa, con nubi nere che assorbono i suoi bagliori e si trasformano in spirali e fumi tenebrosi. Rosse sono le luci delle pale eoliche lungo le colline che vedo all’orizzonte. “Red Lights” è la splendida canzone dei Vib Gyor che ascolto al momento, mentre costruisco mentalmente un nuovo pezzo da scrivere, senza nemmeno sapere dove andrò a parare. Sto percorrendo la strada per rientrare a casa, è notte fonda ed ho solo le “red lights” dei lampioni stradali alle mie spalle e di quella strana luna, sempre più bassa e malevola. Nel buio, camminando a memoria ripenso ad una frase che mi ha lasciato parecchio perplesso.

Ero in giro, ed un uomo di sessant’anni ha chiesto ad un altro uomo della sua età:

“Tu sei un giardiniere vero?”

Risposta affermativa e sicura.

Sei. Non “fai”, sei. Solo io la trovo una cosa terribile? Insomma, io l’avrei corretto, avrei risposto “al momento FACCIO il giardiniere”, perchè io non “sono” un giardiniere. Lo so, è forse solo un modo di parlare ma non sempre è cosi fidatevi. Per qualcuno voi siete un numero, l’operaio, la commessa, il postino, l’operatore informatico, tutto quello che viene dopo non è assolutamente importante e voi siete assolutamente rimpiazzabili davanti ai loro occhi. E’ un concetto spaventoso non pensate? Una persona è un incredibile mix di tante cose, sentimenti, lavori, evoluzioni, fallimenti, dolcezze e amarezze e credo che sarebbe fantastico passare una vita a conoscere la “storia” di chi ci circonda, dare importanza a tutti e tutto. Ma siamo cosi concentrati a sopravvivere alla nostra di vita, che il solo pensiero di interessarci di quelle altrui ci sembra una perdita di tempo. Eppure siamo circondati da persone fantastiche e nemmeno ce ne rendiamo conto, gente che ha fatto spedizioni al polo nord ed ora lavora come macellaio, un ragazzo di 30 anni che ha vissuto in Bangladesh per 5 anni, carabinieri con un passato di pilota di rally, tutte esperienze di vita che molti di noi non faranno mai e che sono anche difficili da vivere con la nostra immaginazione.

Continuavo a riflettere su quanta poca importanza diamo a quello che ci circonda che mi sono ritrovato a casa di mio zio, quasi senza accorgermene. La casa è circondata da ulivi, ce ne sono almeno venti, tutti alberi fantastici. Mio cugino, un ragazzino ancora, spostava delle fascine di legno su una catasta da bruciare.

“Davide!”

“Che c’è?” mi risponde

“Come si chiamano gli ulivi?”

“Eh?”

“Non hai mai dato nome agli ulivi?”

“No perchè?”

“Perchè non sono solo piante, le potiamo, se hai caldo ti metti sotto la loro ombra, ad Ottobre si raccolgono le olive e ci fai l’olio per tutto l’anno, non sono solo alberi non credi? Insomma, sono importanti, ognuno con le sue forme e caratteristiche, è giusto che abbiano un nome…che tu li riconosca…quindi facciamolo!”

Quindi siamo andati verso l’ulivo più vecchio e più grande. Ha un tronco nodoso, ferito, la chioma non è più cosi rigogliosa dopo la potatura ma rimane sempre una pianta magnifica.
Lo abbiamo chiamato Leonardo, come mio nonno, morto esattamente dieci anni fa. Poi abbiamo cominciato a dare un nome a tutti gli altri alberi, Olivia, Fionda, Ombrello, Ciccheddu e cosi via.

Forse è una cosa stupida, però, ora che sono nel letto e la coscienza lentamente si assopisce per lasciare spazio al sonno, uno spicchio di pensiero rimane anche per quegli ulivi, adesso che hanno un nome ed un ricordo. Con quei nomi rimarranno impressi, forse non nelle forme e nei dettagli ma presenti, come quei bagliori rossi notturni lungo la linea dell’orizzonte.

Leonardo


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