Ogni prima volta

Non sono mai stato fortunato coi posti a sedere. Non dico che vorrei che mi capitasse a fianco una ragazza mozzafiato, magari che mi sorride, magari carina, no, di solito non solo non è carina, non solo non mi sorride, ma non è neppure una ragazza. Preciso uguale anche questa volta.
È il secondo viaggio che faccio in aereo, ma è la settima volta che prendo l’aereo visto che qualche anno fa per andare in vacanza prendemmo tre aerei all’andata e tre aerei al ritorno. Quindi quello che vi sto per descrivere è la sensazione che ho provato durante il settimo decollo, che chissà perché è stata diverso da tutti gli altri (seguente compreso). Che poi prima potremmo parlare dell’areo vero e proprio, del fatto che la fusoliera dei voli economici sembra fatta attaccando delle ali agli autobus di linea, ma a pensarci c’è poco da lamentarsi visto che il biglietto costa meno di quello di questi ultimi. Potremmo anche parlare dei mimi delle hostess e degli stewart, così ridicolmente accordati tra loro che sembra di assistere ad una gara di nuoto sincronizzato. Quel siparietto avvilente, quello spettacolo visto ogni volta e celebrato come una specie di rito deve essere la parte peggiore del loro lavoro: ridotti a burattini di pezza esposti al pubblico ludibrio. Che poi a me stanno pure simpatici, sebbene non ho capito che dovrei farci del giubbettino gonfiabile se nella tratta che percorriamo c’è solo uno sputo di mare. Un’altra cosa che non ho mai capito, e giuro che se avessi paura dell’aereo mi ci incazzerei a morte, è il criterio usato per prepararsi al decollo. Prima però devo fare una piccola precisazione sulla paura di volare: non ho capito come mai, ma io ne sono immune. Io, che ho paura di tutto. Che prima che facessi questa esperienza mi facevano “Ma tu hai paura di prendere l’aereo?”, e che ne so, non l’ho mai preso, fatemelo prendere e poi ve lo dico. Ci ho pensato comunque, e sono arrivato alla conclusione che non ho paura perché la sicurezza dell’aereo non dipende da me, non è affar mio, non ne ho nessun responsabilità. Sarebbe come aver paura della terra che gira su se stessa, non so si mi spiego. Il fatto che io ci sia sopra è del tutto irrilevante. Chiusa parentesi.
Ci avete fatto mai caso che prima di decollare portano l’areo a un capo della pista, poi fanno manovra (e lì mi immagino il comandante con una faccia simile a quella di Austin Power, che gira lo sterzo col pomello in pelle), e quindi tornano dall’altro capo? Sembra che non vogliano mai decollare, un’attesa che consuma il fegato e i denti e le unghie di tutti quelli che hanno paura di staccare il culo da terra. Sono piuttosto sicuro che lo fanno per puro sadismo.
Alla fine siamo decollati però, e ho provato una cosa tipo un orgasmo moltiplicato per dieci che ti prende allo stomaco, ai polmoni, al collo, alle orecchie e persino agli occhi. Una cosa incredibile. Completamente rintronato per 30 secondi buoni: se è vero quello che ho letto in qualche catena di sant’antonio, probabilmente ho provato qualcosa di simile all’orgasmo dei maiali. Mentre guardavo l’hostess con l’aria di uno che era pronto per la seconda, ho anche provato ad accendermi una sigaretta ma tutto l’areo mi ha indicato la luce accesa sopra il mio sedile, ricordandomi che si fuma solo nelle aree apposite.
E poi niente, fino a quando non siamo passati in mezzo a una nuvola…ora, non so voi, ma io non c’ero mai passato in mezzo a una nuvola. E adesso invece sì. Ma non una nuvola piccola, proprio un bel nuvolone bianco dove non vedi più nulla fuori dal finestrino, nemmeno le ali (a proposito, o le ali sono talmente grosse che sono di fianco ad ogni posto, o mi scelgo sempre involontariamente i posti di fianco alle ali). Che quando siamo usciti vedevo ‘sto cuscino peloso sotto di noi e mi ha ricordato Super Mario Bros, magari a voi avrebbe ricordato qualche cartone della Disney, magari Topolino, e invece a me ha ricordato Super Mario. La nuvola, sarà una metafora banale ma dio quant’è vera, sembrava para para un batuffolo di zucchero filato. Da aprire le porte e pucciarcisi dentro.
E mentre fantasticavo su questa mirabolante prova di scrittura creativa pensavo al fatto che io, in trentanni suonati, in mezzo ad una nuvola non c’ero passato mai. E di conseguenza ho pensato a quante altre cose non ho mai fatto che invece sarebbe il caso di fare, anche se sono cose stupide, come passare in mezzo ad una nuvola, appunto. E allora ho pensato che sarebbe bello prendere un’agenda e scriverci ogni mese qualcosa che ancora non ho fatto. Tipo chessò, che non ho mai passato una notte in riva al mare. Che non ho mai preso a bordo un autostoppista. Che non ho mai portato i miei a fare una scampagnata. Che non ho mai vinto al lotto (e a memoria nemmeno giocato, se è per questo). Che non ho mai mandato a fanculo quelli di Sky/Wind/Vodafone. Che non ho mai fatto una spesa folle. Che non ho mai girato un corto.
Mi restano indicativamente due terzi di vita e un sacco di prime volte da appuntare non in una, ma in decine di agende.
E direi che la prima prima volta con cui cominciare, è proprio quella di comprare un’agenda.

PS: Se vi hanno detto che l’applauso all’atterraggio dell’aereo è una cafonata tutta italiana, beh, non è vero.


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