Simpatia, mal di testa\o, elettroni e Mussolini

Ho la testa che mi esplode.

Vento, sole, aria, discorsi. Tutto contribuisce. Anche fissare lo schermo 3 ore per una mattinata, cercando di concludere qualcosa per una presentazione.

Slides. 15. Non un gran numero, ma sono riuscito solamente a scegliere il colore dello sfondo, il font, il colore del font e scrivere ‘Analisi’. Fa pure schifo a vedersi. In 3 ore non sono nemmeno riuscito a scegliere i colori giusti.

Sono le 11 e fra poco mi vedo con un amico, pranziamo assieme prima che lui parta per l’agognata Provenza. Ha una cognata in Provenza, al mare. Che poi oggi mi sono svegliato alle 9 circa, ma sono andato a dormire alle 6 quasi inconsciamente. Facevo cose da qualche parte e quando sono tornato erano le 6. Ormai gli orologi non li guardo nemmeno più, per me esiste solo luce e non-luce. Tanto, troppo tempo libero, sono due settimane che sono in braccio di ferro forzato con i datori di lavoro ed è una cosa che non mi fa bene per niente. Più tempo libero ho, meno concludo. Ieri ad esempio, pensavo agli elettroni. Quindi ho passato 8 ore a studiare fisica. Dovevo\potevo fare quella presentazione ma no. Volevo studiare gli elettroni, come si muovono, chi gli ha dato un nome cosi stupido, se rimbalzano come le palline da tennis se colpiti da racchette elettriche, visto che siamo in pieno Wimbledon. Quando mi sono accorto che ne sapevo abbastanza, era già ora di uscire. Come adesso.

Ore 12:27

Seduto su un tavolo di un assolata e affolata piazza con fontana, clima estivo, vento che fa tanto ‘spiaggia li vicino’, osservo il simpatico Hiro Nakamura in tutina rosa che prende le ordinazioni

“Frappe alla banana”

“Gelato?”

“Frappe”

“La banana non so se c’è”

“Cioccolato allora”

“Con panna?”

“Si”

Fa due passi avanti. si ferma, si gira e mi guarda. Si rigira. Si ri-rigira e mi riguarda. Altri due passi ma stavolta indietro.

“E se c’è la banana? Cioè, se c’è il frappe alla banana ti porto quello oppure quello al cioccolato?”

Quasi sopreso dalla incredibile logica e gentilezza del prode cameriere giapponese rispondo “Quello alla banana”.

Me lo porta, alla banana. Lo mangio e tristemente mi accorgo che in realtà lo volevo al cioccolato. Va bene comunque, il mio amico che ha ordinato un insalata con tutto tranne l’insalata e le melanzane la aspetta da 25 minuti ed è messo peggio di me.

Si chiede come mai ma la risposta è ovvia.

“L’hai chiesta senza le melanzane, mentre nel menu le melanzane ci sono”

“E cosa c’entra?”

“Che prima la preparano come scritta sul menu, e poi tolgono i pezzi di melanzana uno ad uno”

“Ah…”

Discutiamo di cose futili, geometria, forme, pazzia, di immigrati clandestini tenuti nascosti sotto il bar e che vengono usati come camerieri e di fantasiose punizioni corporali in caso facessero cadere le tartine degli aperitivi, della sua teoria matematica del “Tutti x 1 = Tutti”. Osserviamo i maturandi che se la spassano, un tizio con cartellina che ci prova con la cameriera, un turista inglese chiaramente fuoriposto. Una ragazza, seduta alle mie spalle, mi chiede se ho un accendino, mi giro verso di lei e gli rispondo che non ce l’ho, però gli faccio notare che il nostro vicino di tavolo si è appena acceso una sigaretta. Noto che ha un cane minuscolo a cui il prode Hiro Nakamura ha portato una ciotola d’acqua. Un esserino talmente piccolo che non posso che chiederle “ma il cane ci deve bere o farsi il bagno?”
.
Mi manda giustamente a cagare.

Dopo pranzo, camminiamo fino alla macchina, sole ovunque, caldo, gente strana che ti fissa e quel mal di testa che diventa sempre più importante. Non ho nemmeno portato gli occhiali da sole. Racconto a Dane di uno strano episodio di ieri, quando ero alla posta, ed un vecchietto ha attaccato bottone. Brillante, simpaticissimo, occhi vispi. Si metteva a ridere per ogni frase che un anziana signora con bastone ripeteva all’addetta allo sportello. Mi fa un discorso e mi racconta della sua vita, che la casa se l’è costruita lui e mi chiede se ne sarei in grado. Vorrei rispondergli che si, ce la farei, ma solo se i mattoni hanno gli attacchi Lego ma immagino non capirebbe, quindi rispondo “No”.

Mi parla ad un centrimetro dalla faccia, cosi vicino che spesso ho la tentazione di fare un passo indietro. Parla dei giovani, dei fatti che succedono, figli che ammazzano genitori, genitori che ammazzano figli, che ai tempi c’era il fascismo ma mica era cosi, che Mussolini era cattivo ma forse pure un tantinello buono.

“Manca solo un cantiere con degli scavi da guardare e poi ci siamo” borbotto sottovoce

“Cosa?”

“Nulla nulla, interessante comunque”

Interessante davvero, però mi chiedo perchè con i vecchietti si finisce sempre a parlare di Mussolini.


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