Un segno del destino

Ti è mai capitato di pensare che la matematica è perfetta? In realtà non è altro che un’invenzione dell’uomo, come la ruota, i ponti o le lingue. Un’invenzione nata dall’esigenza di descrivere quello che non può essere descritto in altro modo, eppure sembra così solida, così naturale, così definitiva che dà quasi l’idea di essere sempre esistita, nata con lo scoppio del big bang insieme a tutto il resto. Nonostante la presenza di problemi irrisolvibili come la divisione per zero, i numeri complessi, le radici negative, e altre cosucce che tengono impegnati i matematici di tutto il mondo, sembra che non ci possa essere una matematica migliore di quella che abbiamo. Per mezzo della matematica possiamo dimostrare ogni cosa e descrivere ogni modello.
Anche il nostro rapporto.
È un po’ che sto lavorando alla nostra equazione. In matematica non sono una pippa, ma neanche un genio, e qualche volta mi ritrovo a complicare inutilmente le cose.
Per risolvere l’uguaglianza ho fatto calcoli infiniti, aggiungendo e togliendo variabili per arrivare al modello perfetto. Come per tenere in piedi un tetto ho tenuto conto di tutte le forze applicate e ho cercato di mantenere la struttura in equilibrio. Ma per quanto mi sia sforzato non ne sono venuto mai a capo, quando mi sembrava di essere vicino alla soluzione, crollava tutto, ancora una volta, quasi che stessi lavorando in un mondo in cui le leggi della fisica cambiano ogni mattina.
Ma stasera forse l’ho trovata la quadratura del cerchio. Perdonami la banalità della citazione ma mi sa che è vero che la soluzione più semplice è anche quella più probabile.
La nostra equazione non è matematica da fisica quantistica, non ci sono formule interminabili composte da geroglifici illeggibili, no, la nostra è matematica elementare, dove le equazioni nemmeno esistono.
La nostra dimostrazione è che più per meno fa meno. E lo farà sempre, per quanto più possa essere.
Semplicemente siamo fregati. Non se ne viene fuori, a meno che uno di noi due non cambi segno.
Ma io meno non lo diventerò mai, forse è il caso che diventi tu un po’ più più.


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