“Bucoschi”, scritto come si legge

Decido di iniziare a scrivere dopo il quinto rum.

Non so perché sia cosi, magari è genetico. Magari Bukowski faceva la stessa cosa, dopo il rum numero cinquanta. Certo che non sono al suo livello, né come alcolizzato né come scrittore, non posso scrivere di amori impossibili, violenze, fallimenti e vite incredibili. Vorrei farlo? Non lo so, mica è morto felice, è morto intenso. Dovessi scegliere morirei felice forse, sempre che da uomo stupido riesca a distringuere la felicità da una giornata meno schifosa del solito.

Morire intenso è questione di iniziare a piangere da piccolo e poi smettere da grande, anche quando le cose sono gravi, e lì significa che la vita ti ha davvero picchiato forte mentre le esistenze di noi persone normali sono davvero noiose anche se noi crediamo che i nostri amori siano bellissimi e impossibili, i drammi tremendi.

Sono tutte cazzate…

Vivere intenso per morire intenso è una scelta controcorrente, è prendere freddo con gente brutta in una città che non conosci, innamorarti di una puttana che ti ruba i soldi da una tasca, rischiare di morire pestato di botte per soldi non pagati, scommesse perse, amori con donne bellissime, minorenni o dalle amicizie pericolose, fare lavori insignificanti mentre viaggi da una parte all’altra dello stato. Significa sentire i drammi e vivere la morte come compagni di una vita. Non ho idea di come si inizi, forse con un infanzia di merda, emarginazione, violenze domestiche. Oppure con la ribellione giovanile, si inizia da un tatuaggio, da un bicchiere di vino, da una notte estrema con una donna più grande, dal mollare tutto, famiglie e studi per fare un viaggio, senza meta e soprattutto senza un perché.

Ora la verità, non ho mai letto nulla di Bukowsky, due citazioni, gente che ne parla, e che quando gli rispondo che non ho mai nemmeno aperto un suo libro mi chiede “proprio tu?”. Sì, proprio io. Guardate che la mia vita è noiosa forte, è solo che ci ricamo attorno per bene e sembra che faccia un sacco di cose interessanti, ma in realtà è un’illusione, come quando fanno vedere i reality sulla vita di alcune rockstar e scopri che a parte i soldi, sembrano degli impiegati statali.

Ovvio che sembri strano titolare così questo pezzo, scrivo di roba che non conosco e avete ragione, ma alla fine parlo di un sogno, di un “mi piacerebbe”. Sapete quando sognate ad occhi aperti vite lontane, dense ed avventurose, è la stessa cosa. Non abbiamo il coraggio e la voglia di viverle davvero. Queste cose ci spaventano, non abbiamo le palle.

Ecco perché non vogliamo morire intensi.


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