Non riciclabile

Che cazzo scrivo?

Guarda che avere voglia di scrivere non sempre è sintomo di avere qualcosa da mettere su carta, altrimenti sarei già un romanziere e la realtà dei fatti non sarebbero tre storielle accennate in due pagine, senza inizio, fine e personaggi. Dovrei pubblicare un libro con le prime venti pagine scritte da me e le restanti bianche, completamente vuote, cosi le riempono gli altri, che magari non hanno il mio sonno, la mia non voglia di lavorare, i miei puntini di sospensione nel cervello.

Arrivo da profondi momenti di riflessione post “pranzo a base di sottiletta nel pane messo nel fornetto”. Odio le sottilette quando sono fredde, ma sciolte, nel pane, le trovo buone. Non so perché mi è sempre sembrata una cosa affascinante e strana quando in realtà, è assolutamente normale che i gusti delle cose cambino quando sono cotte, succede sempre. La verità, forse, è che la sottiletta è l’unico formaggio che scaldo a parte la mozzarella quindi, magari, è il suo comportamento che mi affascina, quel suo diventare liquido fastidioso stile cera sciolta che cola ovunque, che gocciola peggio di un cumulonembo autunnale e che in un istante si metasolidifica e se ti sporca le mani sei finito, serve l’acido per lavarle. Alimento strano e ingannevole che solo di recente ho reiniziato a mangiare. Non mi ci avvicinavo dalla volta in cui la misi nel pane senza togliere la carta e tutto si sciolse assieme chimicamente. Ricordo che quando andai a mangiare il panino mi sentii quasi svenire a momenti, per quel sapore mischiato in bocca e quei pochi pezzi rimasti integri della confezione che spuntavano come croci su quella nuova e sconosciuta sostanza. Come mangiare un kiwi con la buccia e dello scotch sopra. Dannata carta che poi è plastica. Come i piatti di carta e i bicchieri di carta, che poi sono plastica o la confezione delle merendine, che è carta ma è plastica.

Come le tette della mia vicina, che sono carne ma è plastica.

Mai capita la sua età visto che a diciassette anni ne voleva dimostrare trenta e si conciava come un prostituta mentre ora, a trenta, fa la ragazzina alla moda con book fotografici in pose plastiche, nonostante il tempo si prenda gioco di lei.
Era carina una volta, prima della plastica. Pure simpatica. Ambientalista sfegatata di quelle con cui amo litigare, si professava amante degli animali come quasi tutte le donne quando in realtà di animali ne amano due, incluso il ragazzo, a volte. La beccavo ogni tanto e le proponevo petizioni e posizioni strane come quella dell’arrotino, oppure salvare i pipistrelli del Caucaso o gli scorpioni bianchi del Qatar; una serie di bestiacce che quasi nessuno toccherebbe nemmeno con un missile scaricato da un F-14. Faceva la faccia disgustata di chi ti vuol fare capire che le fai pena e stai solo facendo perdere tempo prezioso alla gente perché lei ama solo i delfini, i koala se non puzzano e i cani ma quelli belli. Io le spiegavo che quindi, il suo essere amante degli animali era fuorviante, perché allora persino Hitler amava l’umanità, anche se solo la parte ariana.

“Esagerato!” rispondeva e mi dava del mostro insensibile quando in realtà, ho più dignità io, che gli animali non li amo ma li rispetto. Li mangio, ma non gli vieto di provare a mangiarmi, se ci riescono “bravi, un applauso, avete vinto voi!” ed ho sempre considerato il regno animale come più saggio ed equilibrato rispetto al nostro. Prendete il leone ad esempio. Noi ci consideriamo più intelligenti e superiori ma analizzando i fatti, il leone mangia, dorme e tromba. Tutto il giorno. Io mangio pezzi di pane con sottilette di una sottomarca della Kraft, dormo di merda quando non soffro di insonnia, non trombo mai ed ho un cervello che pensa a quanto fa schifo la vita, a quanti soldi devo dare allo stato e che si fa seghe mentali fino alla morte. Cavolo che bello…

Quindi, chi è quello intelligente tra i due?

La mia vicina questi discorsi da evoluzionismo pop estremo non li prendeva bene. Per nulla. Le cose peggiorarono quando diventò vegana, che a sentirlo pare l’evoluzione di un Pokemon ma in realtà, è uno stile di vita in cui si mangiano le piante che povere loro, non sanguinano e non si lamentano come i teneri e saporiti cuccioli di porco, pecora e vacca che strillano appena li tocchi con un coltello. Tutto per non danneggiare nessun essere vivente animale del cosmo.

Le spiegai che i suoi vestiti di ‘plastica’ derivanti dal petrolio estratto demolendo fauna e flora, devastando interi ecosistemi la pensavano il contrario. E pure le sue tette rifatte.

Non mi parla da allora.

Sempre colpa della plastica.


Una reazione allergica a “Non riciclabile”

  • Suzy ha scritto:

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