Pillola del 154° giorno – Il dolce ticchettio

Non so cosa scrivere, ed è il tipico momento in cui senti che arriva il sonno e i discorsi si fanno meno fluidi e più tormentati. Ti addormenti solo un po’ e ti risvegli continuamente e l’occhio è sempre un po’più chiuso e la pioggia picchietta sul parabrezza della macchina insistente e non sai perché, ma sembra il rumore più dolce del mondo e te lo immagini come gocce sulle tegole, una domenica pomeriggio, fuori freddo, dentro caldo, coperta, libro e ogni tanto sonnellino. Bello, non mi succede da un po’, da quando fare foto sotto la pioggia è interessante, da quando allenarsi sotto la pioggia è una sfida, da quando i giorni di film e coperta sono aboliti e il perché nemmeno lo sai anche se lo decidi te. Bello, quando eri piccolo e andava bene addormentarsi in macchina, appoggiare la testa sul vetro, aspettare il momento in cui la serranda del garage si apre e quella vecchia Uno Sting grigia metallizzata targata VA 99543 si rifugia dentro e tu capisci che è il momento di scendere ma non vuoi e allora fingi di essere ancora addormentato. Bello, chiudere gli occhi ora, ripensare a tutte le cose altrettanto belle, alle gambe nude lunghe e affusolate che compaiono e spariscono così in fretta dietro angoli o dentro locali, al futuro che vuoi in uno stato di dormiveglia così dolce.

Bello si, ma la macchina si ferma, la pioggia fredda sulla testa che ti sveglia, portiere che si aprono e si chiudono…non è ancora finita la notte.

Ma non c’è da lamentarsi.

Sarà bello.


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