In una vita precedente

Sono stato anche normale,
in una vita precedente
m’hanno chiesto “che sai fare?”
“So far ridere la gente”,
menomale
che non ho fatto il militare.
Si, menomale,
sai che risate

La musica, la musica… La musica è come casa, non importa per quanto tempo starai via, ma tanto sa che tornerai da lei. La musica c’è sempre, anche quando non ne hai bisogno. Se ne sta buona lì ad aspettarti perché sa che prima o poi avrai ancora bisogno di lei. La musica ti lascia andare ma non ti lascia, la musica non ti delude, ti conosce da sempre, da prima ancora che avessi coscienza di te e dei tuoi sentimenti, e se tu non la capisci fino in fondo cerchi comunque di trarne il significato migliore, quello che ti fa stare meglio, quello che più si avvicina alla vita.

Certe volte la musica ti conosce meglio di te e parla perfino per te. Ha vissuto al tuo posto per sbagliare al tuo posto. E se non hai imparato da quegli sbagli si prende gioco di te, riempendo il tuo tempo di musica e parole che non fanno che parlarti di quello che non hai, e guida le tue giornata tra rimpianti e malinconie. La musica, certe volte, è proprio una stronza.

Non so dirti una parola, 
non ho niente di speciale, 
ma se ridi poi vuol dire 
che una cosa la so fare 

Dove non arrivano le parole arriva la musica. La musica parla per dediche, parla per strofe, versi e rime, e ogni ritornello racconta un pezzo di te. La musica è preziosa, una canzone dedicata è una canzone bruciata, regalata per sempre, non appartiene più a te. Bisogna essere parsimoniosi con la musica, altrimenti ci si ritrova a scegliere tra Jazz e Heavy Metal in men che non si dica. Le canzoni sono pensieri, è la vita vissuta da un altro al posto tuo. Ogni canzone è una vita scampata: un’occasione presa o persa e quella canzone saresti stato tu, e invece ne sei un’altra. Una vita vissuta da chissà quanti prima di te: una volta da Guccini, una volta Ligabue, una volta dai Negrita, una volta da Battiato, Dalla, De Andrè, Bersani. Una volta persino da Vasco Rossi.

Si rincorrono i ricordi
come cani nel cortile
e tu nemmeno te ne accorgi,
come un fesso vorrei farti innamorare,
no ti prego non andare,
se puoi rimani
fino a domani

Dove non arriva nemmeno la musica però arrivano gli abbracci. Quelli che aspetti solo che arrivi l’occasione affinché possano nascere da soli, perché abbraccio cerca abbraccio. Quelli in cui quando stringi l’altro stringe più forte, con la voglia di mischiarsi le ossa e la vita. Quelli lunghi un’eternità, che partono tutti fuori sincrono e sospiro dopo sospiro diventano una cosa sola, una vita sola. Quelli che dicono “sono qua per restarci”, “conta su di me”, “ci sarò sempre e non ti tradirò mai”. Quelli che aiutano a vivere. Quelli che da un abbraccio si passa a un bacio, poi si passa a qualche centimetro di pelle scoperta, e poi si finisce nudi sotto le lenzuola, per nuovi tipi di abbracci.  Di quelli che sai che ti può dare solo una persona al mondo. E io li sto ancora aspettando…

E l’occhio ride ma ti piange il cuore,
sei così bella ma vorresti morire,
sognavi di essere trovata
su una spiaggia di corallo una mattina
dal figlio di un pirata,
chissà perché ti sei svegliata


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