Le pieghe

Ci sono alcune cose che, nonostante gli sforzi per cambiarle, continuano a seguire la loro forma. Certe abitudini, certi riti, certi modi di pensare sono come il cavo USB del telefono, con la propria piega, i suoi grovigli, e ogni volta che lo prendi sta sempre allo stesso modo. Sono come il filo dei pantaloni o la piega della tovaglia, ripiegata tanto su quella linea che se anche ci si impegna non viene da piegarla in un altro modo. E così pure certi pensieri, certi umori: sono così familiari e rassicuranti, compagni di migliaia di giornate che non ce ne si può separare anche se la piega è sbagliata, anche se ce ne potrebbe essere una migliore. Ma quella è la nostra piega, e in fondo in fondo sappiamo che è l’unica giusta, perché è stata sempre lì, da quando ne abbiamo memoria. Non si può stirare, non si può correggere, sembra che abbia una volontà più forte della tua: puoi solo accettarla o rinnegarla.
Ma certe pieghe sono come quelle del brano del libro preferito, non importa per quanto tempo lo lascerete da parte, dietro a tutti gli altri libri, ogni volta che lo prenderete in mano, basterà prenderlo tra le mani, e poi aprirlo per scoprire che mostrerà sempre la stessa pagina, la vostra preferita.


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