Un passo indietro

Certe volte, quando sono febbricitante, il mio cervello si impossessa di me. Si riempie di cose indefinibili, senza un senso compiuto, qualcosa che si trasforma mentre la osservi, qualcosa che a ogni febbre alta è sempre diverso, con solo un elemento in comune: tutte provocano malessere e impongono una risoluzione immediata e assoluta. Il tuo cervello, tutta la tua persona si concentra su questa cosa, questo schema, che provoca sofferenza fisica e mentale e crede di poter trovare sollievo solo portandoci ordine. E sei lì madido di sudore, con le ossa doloranti, i sudori e i brividi e le tempie e gli occhi che vanno a fuoco, tutto intento a risolvere questa proiezione, questo scherzo che si inventa il cervello. Forse troppi videogiochi nel mio passato, troppa logica.

E allora mi incasino lì, con tutto il mio mal di testa a raddrizzare queste storture della mente e più lo faccio e più sto male e più lo faccio più ne divento parte e questo gioco al massacro mi consuma e mi toglie la ragione. Ogni tanto apro gli occhi nel buio o mi ridesto quel tanto a darmi coscienza di me. “Che diavolo stai facendo?” mi dico, “Non vedi che non è altro che niente? Non c’è sollievo dietro tutto questo”. Ma poi ricominci, un po’ piano piano, e in certi momenti ti senti persino meglio, sbrogliando quella matassa indescrivibile, e ci ricadi, e continui a farti opprimere fino a quando boh, non lo so cosa succede, magari il cervello va in sovraccarico e si spegne, o magari ti spegni tu, non lo so, ma ad un certo punto c’è solo la mattina dopo, libero.

Quando smetterò di voler far funzionare ogni cosa? Ci sono cose che sono fatte per non funzionare, bisogna solo accettare questa verità. Non c’è sempre logica, non c’è sempre ordine, non c’è sempre giustizia. Il mondo è governato dal caos. Certe cose  sono come quelle illusioni lì, sembra che abbiano uno scopo, che siano fonte di benessere, ma nel frattempo ti succhiano tutto, finché ne hai, finché non ti addormenti e c’è la mattina dopo. Certe questioni non le distingui più, come a cercare qualcosa con la lente di ingrandimento: ti perdi tra le righe della pagina alla ricerca di ogni difetto da correggere e non leggi più quello che c’è scritto. Ogni cosa va vista alla giusta distanza, goduta per come viene, accettata per come è. Basta cercare di risolvere, basta cercarci delle verità, basta volerci portare ordine, non sta a te. Certe cose accadono, e basta, e se sono storte o sono ingiuste, per una volta puoi anche lasciare fare al tempo. Per una volta invece di sentirti di dover stare a correggere i difetti perché il mondo ti ha messo in mano un pennino e una lente, per una volta fanculo tutto, i difetti li correggerà qualcun altro, tu molli tutto, fai un passo indietro, e leggi cosa c’è scritto. E se non ti piace cambi pagina.


Scrivi la tua reazione allergica