Pietra e polvere

Mentre guidavo di notte, un paio di luci gemelle ai lati di una porta in legno di una casa a mattoncini, mi ha riportato di colpo a 20 e oltre anni fa, fino a memorie oramai sopite da anni e anni di rassicurante quotidianità. Il lavoro, la cortesia, la disponibilità, il benessere e l’efficienza. Il concetto di efficienza forse è il più barbaro dei nostri tempi. Tutto deve avere un tempo, uno scopo, tutto deve portare a un risultato. Ogni azione, ogni calcolo, ogni pensiero, ogni sentimento deve condurci al maggior risultato possibile nel più breve tempo possibile, perché altrimenti s’è sprecato risorse, e in questo caso la risorsa è il tempo, e il tempo, ahi noi, non è una misura infinita. La perdita di tempo non è efficiente, e l’efficienza di questi tempi è la merce di scambio più importante.

Non c’è più tempo per le avventure dietro casa, a vagare nel buio umido con l’erba alta che ci arriva alle ginocchia, non c’è più tempo, e sarebbe pure tempo impiegato stupidamente: il rischio di una storta, i pantaloni da lavare, le scarpe da buttare: inzupparsi d’acqua per cosa? Non c’è più tempo per attraversare con sandali e calzoncini un campo di paglia mietuta, cercando di ferirsi il meno possibile. Non c’è più tempo per le serate a vuoto, motorini spernacchianti diretti verso un’altra parte, qualsiasi che non sia quella in cui ci si trova, saltellando e impennando e facendo gli scemi, ruzzolando a terra e rialzandoci con il gomito che ci dà la scossa e le gambe a fuoco, maledicendo una buca, una scia di fango o semplicemente noi stessi. Non c’è più tempo per stendersi sopra l’erba bagnata, senza il pensiero di macchiare irrimediabilmente la maglia ad ascoltare i grilli e guardare le stelle, ipotizzando dell’universo, della creazione, o più semplicemente di fica. Non c’è più tempo per appoggiare la guancia a un mattone, sentirne l’odore, la polvere, non c’è più tempo per appoggiarla a un binario riscaldato dal sole dell’una, e vederne il luccichio che si perde il lontananza. Non c’è più tempo per fermarsi a vedere il riflesso sfocato del calore che balla sopra l’asfalto rovente. Non c’è più tempo per arrampicarsi sui pali e sugli alberi, per spezzare un ramoscello aggrappandocisi col proprio peso. Tutto tempo inutile, che ci espone a rischi superflui, senza puntare a niente. Non c’è più tempo per essere vivi, c’è tempo solo per essere efficienti.


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