Massimo Dieci

Che se non sbaglio la cassa “Max dieci pezzi” dovrebbe essere la summa della velocità, il rifugio per i sociopatici come me, l’emblema dell’efficienza, l’apice dell’evoluzione umana eppure, chissà come mai, qualche esemplare della razza umana riesce sempre a farmi perdere la fiducia nel prossimo futuro. Ora, inutile dire che il destino sia stronzo ma anche molto creativo; mi mette davanti una coppia di anziani con un carrello pieno che all’avvertimento della cassiera “Ehy vecchi so che non arrivate a leggere fino a lì ma c’è scritto massimo dieci fuckin’ pezzi” rispondono con un “Eh ma allora facciamo tre scontrini diversi perché noi siamo furbi e gli altri dei poveri stronzi” e quindi stanno lì, mettono i primi dieci pezzi e invece di usare i divisori, altro picco tecnologico della nostra specie, aspettano…aspettano che il nastro scorra abbastanza da poter fare altri due mucchietti ben distanziati tra di loro, del tipo quattro metri l’uno dall’altro, mentre noi altri poveri scemi li dietro osserviamo le altre casse che scorrono a velocità doppia alla nostra, con sguardi tra l’incredulo e il disgusto. Ma il destino è un simpaticone, perché mica finisce lì…la tessera della signora è scaduta, ma guarda…e non sia mai che per una volta non possa guadagnare cento pulciosi punti fragola per prendere il quattrocentesimo sottopentola in cobalto armeno della collezione e quindi, prende e va al bancone per il rinnovo della tessera, scontrino sospeso, tutto fermo, il vecchio marito che incurante di ciò mette tutto nel carrello e prova ad andarsene per i cazzi suoi con la cassiera che urlando “ma proprio oggi dovevo rientrare dalle ferie cazzo” si precipita nell’atrio a fermare il vecchio furbastro. Ne nasce una lite a cui assisto svuotato da ogni voglia di vivere mentre tengo in mano quattro uova e un litro di latte, la cassiera che trattiene il carrello, il vecchio che vuole andarsene strillando. Tutto si conclude con il vecchio che tirando a terra tutti i santi russi conosciuti durante la campagna di Russia della seconda guerra mondiale, decide che “Basta con sta spesa porca puttana” e versa tutti gli articoli sulla cassa, imprecando e richiamando sua moglie urlando in mezzo al supermercato, lasciandoci tutti di sasso mentre la trascina via.
Però tutto bene dico, inspirando ed espirando…”A sto punto possiamo andare avanti dai”, se non fosse che il destino è un abile sceneggiatore e quindi, mettiamoci pure il figlio di quella davanti a me che strilla perché non vuole mollare il giocattolo da passare sul codice a barre, frequenze ultrasoniche nelle orecchie che innescano tutti quei microprocedimenti chimici che portano all’omicidio di infanti che Erode fatti da parte. Non ho poi ben capito come sia finita la faccenda, forse hanno passato direttamente il bimbo sullo scanner o forse ha semplicemente preso una sberla…ma la mia mente ormai cercava rifugio in mondi lontani da quel posto di merda, tra galassie remote, esoplaneti senza nessun essere umano a molestarmi la psiche…solo mari viola,cieli verdi, alberi e forse qualche animale…ma non troppi, massimo dieci.


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