Mag 19 2015

Do i wanna know?

Una macchina che è come me, segnata fuori e dentro…disordinata e caotica…le spie di mille pensieri che si accendono tipo albero di natale…che corre troppo con pneumatici vecchi e usurati, fa rumori a cui non bado, lancia segnali di convergenza da rifare come il mio cervello.

“I’ve dreamt about you nearly every night this week
How many secrets can you keep?
Cause there’s this tune I found
That makes me think of you somehow…”

Repeat. Che le canzoni le spolpo finchè non cado dalla stanchezza…e in macchina i vetri tremano dal volume e le orecchie si intasano di riff spaccatimpano. Mangio vita come la mia macchina mangia olio, un chilo in 2000 chilometri, “dovresti cambiarlo questo rottame” mi dicono ma “No è come me” rispondo…ha tanto da dare e tante strade da percorrere di corsa…come me…con quel cambio quasi distrutto…i freni che fischiano, ogni giorno trovo un pezzo in meno tra i graffi e strisciate che quasi sembra un guerriero. Come me.

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Mag 15 2015

10 minuti di pensieri

19:16, che a me tipo non me ne sta fregando un cazzo di un sacco di cose e il malumore va e viene come la corrente in mezzo al temporale e la rete dello smartphone per cui quando non ricevo messaggi posso dare la colpa alla Vodafone e non alla solitudine e che se c’è buio attorno posso dare la colpa a tralicci metallici e cavi di rame e non alla mia anima confusa. Ho le finestre piene di bolle d’acqua e la rete antizanzare che oscilla al vento e io qua che scrivo per quei dieci minuti che mi concedo di pensieri liberi davanti ad un pc intasato nel desktop, intasato nella scrivania che lo circonda, intasato nella camera che mi contiene insieme ai vestiti e letto sfatto, intasato in questo paese pieno di anime perse, intasato in questa nazione di problemi costanti come la marea alta al plenilunio, intasato come questo mondo di persone animali piante cibi malsani torrenti alberi passioni amori che finiscono credenze esoteriche tecnologie malattie sconforti, intasato come questo universo che nemmeno più si capisce quanti siano…2 o 3 o 100 o infiniti come le realtà possibili e piatti e tondi e bivalenti legati storti arrotolati come un nodo margherita su un vascello alla deriva nella tempesta, quella perfetta, quella delle onde alte cento metri che inghiottono città quelle in cui forse ti sentiresti quasi a casa perchè ti circonda lo stesso elemento e la stessa forza che ti senti dentro il cuore…tumulto…paure…pensieri…voglie…che la domanda te la fai sempre…se sei tu il problema o il mondo…o in realtà non esistono problemi ma è solo chimica, formule che si mescolano e non combinano, reazioni energetiche a catena, miscele che non vanno in pari neanche fosse assenzio che galleggia sul gin che ricordate, mai bere dall’alto ma dal basso, al fondo…e dategli fuoco…e infilateci dentro anche zucchero e stateci male e ridete e credete che sia giusto farsi del male ogni tanto…fisicamente dico…che tanto dentro ci si taglia sempre e gratis che è un piacere…e l’ho provato una volta si…il verde, senza fuoco ma verde e intenso, bruciante e dolce che sale e scende contemporaneamente e anche li, dopo, pensieri del tipo “ragionare sul piano D” che tutte le altre lettere te le sei giocate, male come sempre…ed ogni volta ci son sempre meno idee per la lettera dopo, provi il rischio, lo stupore, giochi la sorpresa, cali il tuo tris di 4 visto che le altre carte sono ormai andate, provi a vincere con gli spiccioli, provi il colpo grosso come con l’ultima fiche sul rosso o il nero… la roulette che gira…te che sudi…cerchi di anticipare il numero calcolando tramite formule inventate di fisica-magia dove finirà la pallina…ci credi…rosso…nero…rosso…nero…tac…tac…tac…sudori freddi….rosso…nero…rosso…nero…

Rosso? Nero? 19? 26?


Gen 3 2015

In questo pezzo non c’è un filo di disperazione

00:04, bar in centro, rum e Schweppes in corpo, prima erano due drink separati…lucine sfarfallanti di Natale, farfalle nevrotiche nello stomaco non per la perdita…quella c’era già stata. La nausea continua ad accompagnarmi da questa mattina…ce l’avevo durante la chiamata…mi é rimasta da allora. C’è un limite che viene sempre raggiunto, quando i nodi vengono al pettine e capisci che stai solo perdendo tempo come se volessi mettere in ordine un pugno di sabbia, che stai lottando contro confusione, contraddizioni, spiegazioni senza senso e un grande sacco pieno di “te l’avevo detto” e “avevo ragione” e “dimmi questa cazzo di verità”.

Sono stufo e ho la nausea. La nausea di debolezze contro cui sbattere senza possibilità di vittoria. Stufo di metterci il cuore per poi fare il cretino di turno. Nausea dell’immaturità, dei segreti, delle parole non dette, della mancanza di personalità, del non avere il coraggio. Stufo del credere di poter raccogliere i cocci delle vite altrui e farci un vaso. Stufo e nauseato e non verserò nemmeno una lacrima per tutto questo, ho dato fin troppo alle cause perse…sono stufo e nauseato di essere invischiato nelle miserie dell’anima.

Charles scriveva “find what you love and let it kill you”…ci ho sempre creduto fermamente ma adesso non lo so…non lo so più Charles…non so se ho ancora voglia di cercare…scavare…fare fatica per non trovare nulla…non più. Che mi cerchino e mi trovino gli altri ora che tanto, comunque vada, sarà un successo.


Ago 23 2014

L’estate è morta

Mi vedo il naso screpolato, con la faccia riversa su di un asciugamano technicolor quasi kitch e gli occhi incrociati e fuori fuoco, quando le immagini si sdoppiano…presente si? Che spesso poi, son troppo pigro per rimetterli in convergenza e rimango minuti cosi, perso nella nebbia e nei giochi di specchi opachi della retina.

Tra la foschia lo vedo, in quel Punto troppo vicino perché sia chiaro…c’è un pezzo bianco…sulla Punta…e dal mio Punto di vista intracerebrale Puntato fisso come un laser interstellare ecco…pare enorme…uno squarcio…un foro di proiettile come sulla carlinga di un aereo di contrabbando…i bordi strappati verso l’esterno…sventolio di drappi neanche fosse il cellophane sulle finestre di una casa di campagna abbandonata.
“C’ho un buco” dico a sorella, mentre indico la fine della mia proboscide nana non prensile. Lei comincia a vaneggiare di creme, idratazione e sali minerali che scompaiono chissà come dal mio corpo…e dove se ne vanno eh?

Evaporano? O si sciolgono nell’acqua…si interscambiano per osmosi nell’atmosfera…si perdono microgrammo dopo microgrammo ad ogni pezzo di anima che se ne va giorno dopo giorno finché sarò dimagrito di 21 grammi di umanità?

“Me la vendi la tua anima?” le chiedo

“Stasera metti la crema dopo sole…”

“Ti posso offrire dei bei soldi…”

Le chiedo anche se l’abbronzatura sia andata persa per sempre…sparita per sempre dal naso, cosa che lo farebbe sembrare uno di quei dipinti facciali da guerra africani…oppure un naso da pagliaccio albino ma Sorella mi rassicura…”No” mi dice, non andrà persa se crederai fermamente nella Sacra Crema Doposole…la nuova divinità del giro che conta…e santificherai le feste e la domenica, la onorerai andando al mare tutto il giorno venerandola la sera, quando trasmetterà morbidezza e lucentezza al corpo. Ti chiediamo solo di stare sdraiato su teli sacri e spiagge bianche inneggiando al grande cerchio di luce finché la bianca purezza andrà verso il cuore mentre il torbido nero profondo degli sbagli accumulati andrà all’esterno, trasformandosi in ramata corazza.

“E come faccio se non ho il mare vicino…se salto una domenica mi devo tipo confessare immagino…se no non posso cospargermi di sacro unguento giusto?” chiedo a Sorella

“Ma di cosa stai parlando?”

Sorella non capisce che per me sono cose nuove…io che da tempo non capisco la differenza tra un ‘Dixan Piatti’ sottomarca preso in un discount di Calcutta ed uno ‘Shampoo ricci perfetti’ per capelli con livello di ondulazione 4 e secchezza 6, ma solo dalle 18:00 in poi però, da misurarsi con apposita sonda pilifera. Prezzo 38 euro. Bottiglia da 125 ml. Per dire…anche quando i capelli ce li avevo e mi facevano sudare di meno e sentire più giovane, lo shampoo era il bagnoschiuma e viceversa, non c’era differenza…l’importante era che creasse bolle e profumo, se c’è la schiuma pulisce.

Ma i tempi sono cambiati e io sono antico. Ci sono nuovi dei in giro…e le magliette devono stare strette per forza su fisici stretti e asciutti…e c’è sempre uno strato in piu da mettere che unge e profuma e reidrata le cellule morenti del nostro corpo, la tecnologia ci accompagna in acqua dentro buste trasparenti colorate cosi da fare selfies con orate e anguille guizzanti mentre io, riesco solo a notare il sole che ogni giorno si stanca un po’ prima e la gente è sempre un po’ di meno e ci sono fumi di malinconia…la sera c’è qualcosa in meno da fare e ritornano i pensieri degli impegni e le questioni da risolvere e anche il mare sembra diverso. Un mese fa era tutto più fresco, ma l’estate sta morendo…forse ormai è morta.

Lunga vita all’estate.


Apr 19 2014

Un giorno da granchio corridore

Mi alzo come sono andato a dormire, pioggia che martella le superfici scoperte del mio antro. Di là, una luce accesa avverte che mio padre è già in piedi…e non che ci fossero dubbi.

“Vuole fortemente quel granchio corridore…” urla la TV con la voce impostata di un documentario e a quel punto, anche te ti fai una di quelle domande importanti che ti condizionano l’esistenza.

“Quanto fortemente voglio quel granchio corridore?” …ma non so darmi una risposta.

Latte.

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Mar 21 2014

Paura del buio

Le palle prudono, il collo prude, la spalla, la pancia. Forse l’arrivo della pazzia è annunciato da un gran prurito. Forse esiste un girone all’inferno dove senti prurito per l’eternità, mentre cerchi di dormire.

Il soffitto è nero, tutti i pensieri e le ansie…e i desideri intimi nascosti si raccolgono da qualche parte li, dentro il cranio, secondo me. Stagnano. Acque ferme di palude…intorbidiscono, inquinano il sonno fino a spezzarlo, rompono l’equilibrio come un disastro ambientale in riva al mare e dura da mesi…e da mesi provo a curarmi…non bene, non con troppa scienza dietro, faccio cose, non ne faccio altre, giro in tondo, terapie fai-da-te. Quando apro gli occhi, ad inizio calvario, so benissimo che ore sono…è la mia fascia di perdizione, tra le 3:27 e le 4:04, precisione chirurgica come se fosse ormai parte del ritmo. Il mio corpo si ribella al bisogno di dormire che mi trascino nelle giornate, che mi riduce la pace dei sensi ad una guerra di nervi a fior di pelle. Il mio corpo si agita e freme e stringo i pugni dal nervoso…vorrei sbatterli sul legno che mi circonda per poter stare sveglio per un qualcosa, un motivo vero…una mano fratturata…avrebbe più senso.

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Mar 16 2014

Se mi stesse bene lo slow motion (come a Ryan Gosling)

Mi sento come ieri, gambe stanche dal giorno prima, trenta minuti cardiovascolari, scarpe che massacravano caviglie, fiato e sensazione di essere incinto o peggio. Fuori forma. Claudicante. Lento.

Ora mi arrivano articoli dal rullo, le luci al neon del mega-capannone centro-commerciale creano riflessi veloci su ogni superficie mentre i miei di riflessi, sono lenti ed impacciati…due minuti solo per trovare la parte aperta dei sacchetti, separarne i lembi mentre uno tsunami di Kellogs Cornflakes gusto classico, tonno in scatola confezione da 12, pasta, zucchine incellophanate, Schweppes tonica scontata a 1.29 mi arriva sulle mani impegnate, un’ondata di violento consumismo. Mio padre, a ottantasette centimetri da me, imbusta rapido e preciso, nemmeno fosse uno spacciatore di crack in fuga dalla polizia che arriva a sirene spiegate…io, invece, più cerco di muovermi più le forze mancano, riempio a metà un sacchetto con verdura mista ma gran parte del lavoro lo fa Padre…dei due, il sessantenne sono io, stanco, impacciato, insicuro. Fuori forma. Claudicante. Lento. Slow motion che non mi sta bene per niente, non mi dona, non fa figo, non butta fuori personalità e sicurezza, non sono come Ryan Gosling, per nulla…lui cammina in slow motion, mangia una pizza in slow motion, saluta in slow motion, bacia e sta sopra a bellissime donne in slow Motion ed è sempre come vorresti essere te…calmo, sicuro, rilassato, a lui sta bene lo slow motion, pure la sua faccia pare fatta apposta per lo slow motion, ci è nato in slow motion mentre io, ho la fretta in corpo, accelero e sbaglio, vado in confusione, confuso, mi agito, agitato, parlo veloce e male, male, non uso punteggiatura corretta nei pezzi perché scrivo come leggo, settanta pagine l’ora, scrivo come mangio, un primo e un secondo in undici minuti, non prendo caffè per non accelerare ancora di più, affrettato, in curva vado lungo, pesto il freno, sbaglio, sbaglio molto, poi mi impaurisco e rallento di colpo, ansia, lentissimo e io lento non so andare, ansia, lentissimo, la macchina si spegne, la frizione stacca male, sento le energie che mancano e la concentrazione va persa, ansia, lentissimo, mille gocce imperlinate sulla testa senza capelli, respiro male, balbetto, dimentico significati e parole, non riesco a stare calmo e rilassato, rabbia, i vestiti mi spostano le ossa in posizioni scomode, tutto due taglie piu piccole di colpo, abbigliamento indossato nella stagione sbagliata, sento gli occhi della gente che nota le ferite dentro e le difficoltà fuori, il disagio di una fretta intrappolata, animale in gabbia, sconfitto dal ritmo delle cose da fare per bene. Quando lo sono, da fare, serve calma. Slow motion.

Lascio perdere, non combatto, mi volto e corro via, di nuovo, prossimo obiettivo, mi rifugio in buchi con aria corrente e acqua fredda, ricomincio da domani mi dico, come ogni ‘giorno prima uguale agli altri’, ricomincerò correndo, di fretta, cercando chi sia veloce, agitato, che non ci pensi troppo, che sia solo istinto, che come me non sappia attendere e prendere le cose con calma, io, che lo slow Motion non mi sta bene…non mi dona, non piaccio, non sono Ryan Gosling.


Mar 10 2014

Fragole con panna

Erano in giro per casa ieri, le fragole…roba di festeggiamenti per compleanno di Madre, piccolo dessert post-polenta taragna…le inabisso nel loro stesso succo poi spruzzo panna montata industriale in quantità, giro, faccio miscugli che si trasformano in liquore rosa e via un’altra spruzzata, dosi sovrabbondanti che quasi sarebbe il contrario, panna con leggero aroma di fragole come definizione corretta…è cosi che mi piacciono, è cosi che vuole il mio corpo.

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Mar 4 2014

Digrigno i denti. Me ne accorgo. Non faccio niente.

Avevo voglia di scrivere e basta, qualcosa, non so cosa, qualcuno, non so di chi, di cui, per come.

‘Tipo una settimana fa’…immaginatevelo scritto in sovrimpressione su un mio ricordo ampiamente distorto stile “era una notte buia e tempestosa” ma non era notte, non era tempestosa anche se probabilmente pioveva che qua piove sempre, piovavilmente probabilava.

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Dic 5 2013

Verità del creativo

Se fossi un codardo, uno che nasconde la verità e si veste strato su strato di maschere direi missione compiuta, ecco un altro che c’è cascato, altra bella figura fatta, ci scappa pure una dozzina di nuovi proseliti tra le tue amicizie, magari pure qualche figa…ma non sono cosi, non più, non sempre…non oggi.

La mia vita è un bluff. Le giornate non iniziano, non finiscono…farcisco ogni momento di roba da fare, uscite, trasferte in macchina, allenamenti, finché morte non mi separi, cercando di riempire i vuoti come la classica storiella del professore che mostra agli studenti un vaso con i sassi, che poi riempie con ghiaia e così via. Cerco cose nuove da fare, mi stanco di quelle vecchie con facilità…sembrano insapori. Perenne ossessione per l’amore perfetto anche se poi non so nemmeno definirlo, l’amore e sto lontano da casa per evitare il piu possibile i momenti con me stesso che non mi sto molto simpatico, mi trovo vittimista, ossessioni alla Dorian Gray, ansia cronica, insicurezze.

Quando esco mi diverto sul serio, non sono uno di quelli che fanno foto con sorrisi da 128 denti ma hanno bisogno di una distilleria e un carico di Mh per riuscire a stare lontani da se stessi…io l’altro lo lascio legato nel portabagagli della macchina ma poi, quando sono a letto, cosa mi rimane davvero? Uscire e fare, fare e uscire, senza trovare quello che vuoi o quello che ti serve…chissà se poi è la stessa cosa, non ci dormo la notte, ne discuto con le anime delle due del mattino virtuali che vivono con le luci fredde di un monitor acceso, che loro invece, non ci dormono di giorno su queste domande.

Nei momenti di tregua, dormiveglia, rilassamento muscolare…scrivo, se si può davvero definire scrittura. Scrivo tanto, niente di articolato, non mi ci sono messo ma è vero, scrivo tanto. Perché lo faccio? Lo scrittore in Stalker diceva qualcosa del tipo “scrivo per dimostrare a me e agli altri di valere davvero qualcosa”

Credo abbia ragione…è una caccia al like, all’approvazione, allo “scrivi da Dio cazzo”, per riuscire a dimostrare che meriti la chance, non sei solo quello simpatico, il buffone da compagnia…c’è il talento, ci credi…e quando lo riconoscono tu gongoli, speri pure nella groupie da scopata, vuoi gli applausi, è cibo per l’autostima.

No…non lo faccio per me, per sfogarmi, sentirmi meglio…non credo. Io dico che puzza di complesso di accettazione, carenze affettive e di autostima, complessi e squilibri mentali.

E si sa, la puzza non mente mai.


Dic 2 2013

Lettera a Dio

Ehy Dio…sono Tosco…anche se è il soprannome che mi danno i miei amici e non so se te ci chiami in altri modi, se c’è un divino nome per ognuno di noi, se i tuoi nomi hanno lettere o numeri, se per te numeri e lettere hanno davvero significato poi…chissà cosa usi…forse suoni o odori o radiazioni gamma dallo spazio profondo.

A proposito…con Babbo Natale il problema dell’indirizzo l’hanno risolto, la sede legale sta da qualche parte su al Polo Nord mentre di te bho, mica si capisce, non c’è un posto dove mandare letterine a Gesù, ne francobolli spaziali certificati ESA, l’agenzia spaziale europea. Posso solo ipotizzare che tu stia tipo vicino alla Nube di Oort, spiaggia bianca, mare cristallino ma invece del cielo azzurro lo spazio profondo e miliardi di stelle che illuminano a giorno, nebulose dai mille colori, galassie a perdita d’occhio.

Bella vita te…si.

Ora…di domande te ne vorrei fare tante e in realtà te ne ho fatte molte in questi anni anche se di risposte non me ne hai mai data una. Ogni due per tre ti chiedo cosa ho di sbagliato, di indicarmi la via, di cercare con me l’ago della bilancia che regola la mia vita, perso nel pagliaio del mio cervello confuso ma non sento nulla…non una voce o un sospiro…non una luce anomala che illumina il muro di notte quando non prendo sonno dall’ansia…forse perché da piccolo mi hai anche portato via l’udito dall’orecchio sinistro e la vista peggiora anno dopo anno.

Colpo gobbo.

Lo accetto, a taluni è andata peggio…piogge di fuoco, alluvioni, pestilenze e carestie…dicono che ce lo siamo meritato anche se te lo dico, senza che ti arrabbi, te la sei presa un po’ troppo e non sta mica bene fare cosi tanto l’offeso, stile “non gioco più con voi…cazzi vostri”. C’è gente che è nata da poco che non ha grosse responsabilità ma si ritrova armi puntate alla testa, malattie da destino creativo, genitori pazzi e violenti o culle sanguinolente a forma di cassonetto con sacchetti di spazzature per cuscini. L’acqua ci salva dalla sete e ci annega ad ogni monsone, l’amore è diventata una scommessa ad alto rischio spesso basata sull’egoismo e sugli zeri di un conto in banca, godersi il cielo stellato è reso impossibile dalle città che non dormono mai, immerse in fumi bianchi e alcool a cascata dalle grondaie, si parla con piombo e fuoco, la natura ci odia, la tecnologia ci odia. Le persone si odiano.

Se sapessi il tuo indirizzo ti manderei una cartolina da questa sfera blu…ci metterei un collage di miliardi di foto prese dai TG e dalle sofferenze di ognuno, francobollo da 1.000.000 di dollari con sonda Voyager dorata su sfondo blu cobalto, con in primo piano quel messaggio per l’universo, l’uomo vitruviano inciso sulla superficie simbolo dell’armonia umana. Ti scriverei un invito a fare un salto di nuovo dalle nostre parti, un giretto in questo orticello disastrato dalla grandine, giusto per dimostrarci che la storiella del buono e misericordioso è vera sul serio.

“In verità in verità vi dico”

Te lo dico perché mentre sei li che sorseggi cocktail a base di quasar e plasma ionizzato con ghiaccio, agitato e non mescolato, i tuoi adepti continuano a dirci che ci hai creati a tua immagine e somiglianza ma io attorno vedo quasi sempre solo degli stronzi. E se la matematica l’hai creata te, per aiutarci a tenere in piedi case e ponti anche se poi basta una crepa nel terriccio per trasformare il mondo in un Jenga, ecco…

…tra un sorso e l’altro…

…fai due più due.


Ott 2 2013

La nube di Oort

Quando tiro su lo sguardo verso la partita in TV, sembra sempre che la stia guardando per la prima volta, anche se è iniziata da trenta minuti.

Penso ad altro, me ne arrivano mille di pensieri, da quella specie di nube di Oort cerebrale che ogni tanto spara una cometa-neurone a minacciare il sistema solare con radiazioni di umore cedevole e scontroso che sembro quasi mestruato, come mi ha detto pure la sorella giapponese, “A volte credo che tu sia una donna sai?” che non mi sembra un bel complimento.

Vero però e oggi, mando al diavolo tutti. Una ragazza ad esempio questa sera, rea di non avermi risposto un paio di giorni fà e siamo a due in due settimane che poi mi lamento che sono solo, che da innamorato mi ritrovo i buchi nello stomaco, che ho lo sguardo da reduce di guerra che a dire ti amo, quando è l’unica cosa che dovrei fare, ho una paura folle.

“Fanculo…”

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Set 28 2013

Emarginato

Forse non c’è droga peggiore della musica, soprattutto ascoltata con auricolari in-ear che arrivano a tre millimetri dai timpani. Diventi un cazzo di sordo emarginato.

Tipo, vado ad allenarmi qualche giorno fa. Metto l’ipod nella tasca sinistra ma gli auricolari funzionano male, le note saltano da destra a sinistra e io da una parte non ci sento quasi nulla. Ad ogni metro di corsa è un continuo ping-pong di voci che rimbalzano nel cervello e il nervosismo che cresce perché è come parlare al telefono dentro una galleria. Cerco di non farci caso, corro un po’, imprecando contro la Philips e tenendo l’ipod in mano in posizione innaturale, come un bicchiere troppo pieno. Tutto per far funzionare decentemente quei dannati fili bianchi e subisco le occhiate di quelli che mi incrociano. Sembro un folle. Arrivo nella piazza, circondato da palazzine, bar con tavolini all’aperto, bambini che giocano, polizia locale e gente che entra in comune. Di solito mi alleno un paio d’ore e le mani mi servono libere.

Duro giusto dieci minuti.

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Giu 14 2013

Pillola del 48° giorno – Geografia

Sapete quando si usano nomi di città per fare lo spelling delle parole? B di Bologna, S di Savona e cosi via.

Oggi la mia segretaria ne ha tipo sfornate 23 di fila di città, mentre quando capita a me mi escono solo nomi complicati come Aquisgrana o Reykjavik e spesso ci metto mezz’ora a pensarli, mentre dall’altro capo del telefono aspettano la mia lezione di geografia con impazienza.

Mi sa che non sono molto capace con questo giochetto.


Mag 20 2013

Pillola del 23° giorno

Questa mattina a colazione mia madre mi raccontava dello strepitoso arcobaleno di ieri, che copriva tutta Varese. La gente si fermava con la macchina per vederlo, si riuniva nelle strade anche sotto la pioggia. Persone che chiamavano al telefono per invitare altra gente ad uscire dalle case, sui balconi o dalle macchine. Colori cosi distinti e vividi in un arcobaleno non li aveva mai visti nessuno, tantomeno in un posto grigio come questo. La forma poi, perfetta, enorme, che copriva tutta la vallata tra le montagne. Poi, pian piano si è come leggermente affievolito, ma lo spettacolo per la gioia della folla che osservava ammirata, non sarebbe finito ed infatti, ecco subito un secondo arcobaleno comparire sotto al primo e via altri minuti di estasi collettiva.

Mentre tutta la lombardia osservava quel miracolo naturale io, ignaro di tutto, ero da solo in mezzo ad una strada a fare fotografie ad una pozzanghera.