Mag 4 2013

Pillola del 7° giorno

Il diario di oggi in realtà inzia ieri sera, quando nel mio piccolo universo privato, una specie di appartamentino di 30 metri, un amico mi chiede di venire in bagno un attimo. Nella vasca, entrato da chissà dove, un ragno nero di generose dimensioni…ma non uno di quelli con le zampe lunghissime e il corpo che manco si vede no, uno di quelli neri come la morte e grossi.

“Uno di quelli che salta” mi dice. Il mio amico, non il ragno.

Ora, in questi casi, la soluzione è solo una. Chiudere la porta e aspettare il giorno dopo, in modo da poter convincere con una scusa tua sorella ad entrare in bagno, chiuderla dentro e farla interagire con il ragnaccio. Cosi, per divertimento.

La mattina, vado giù per controllare come sta e chiedergli se volesse qualcosa da mangiare (al ragno, non a mia sorella) ma di lui nessuna traccia, nonostante la porta chiusa e sigillata. Stupidamente mi ero dimenticato della finestrella che dà sul corridoio, quindi è probabile che una di queste sere me lo ritroverò sul collo mentre mi guardo una serie tv. Mi morderà e qualche parte del corpo andrà in necrosi come al chitarrista degli Slayer, che guarda caso è morto ieri. Speriamo vada meglio.

Il resto della mattina è stata spesa a fare ‘la spesa’ il che di solito mi annoia a morte e ad essere sincero, forse non ne sono nemmeno capace. Se sulla lista ti scrivono “carne trita” e te ne trovi di bovino adulto, bovino cucciolo, medio, disoccupato, misto manzo\suino, dinosauro e cane quale devi prendere? Quanti grammi? Poi, odio le situazioni di imbarazzo. Torno da una ‘missione’, un modo simpatico per rendere divertente andare in giro per quel posto pieno di gente luci e aria climatizzata ma che in realtà è semplicemente raccattare due cazzate in poco tempo. Avevo preso quello che dovevo prendere e inizio a mettere tutto nel carrello ma ci metto due minuti a capire che quel tizio anziano sui 70 anni che mi guarda perplesso facendomi il gesto del “che cazzo stai facendo” sia il vero proprietario del carrello.

Va be, figura di merda, ma almeno la missione speciale, ovvero recuperare un pacchettino di 500gr precisi di fragole l’ho passata alla grande: cercavo cercavo e poi..in un angolo, sotto una scatola vuota ecco che intravedo qualcosa di rosso e scintillante. Mi avvicino…controllo che non sia una trappola e poi scatto. 5 metri di corsa per raggiungerle…e quasi non ci credo…sono proprio fragole, una vaschetta da 500gr.

Una mi sembra un po’ andata, ma non me ne frega nulla.

Missione completa.


Mar 29 2013

18 Gennaio 2010

Scendo dal treno, a Milano. Non ricordo che tempo ci fosse, ma ricordo bene il giorno, il 18 Gennaio 2010.
Ero pieno di non-umore, quello stato in cui non hai pensieri ma solo morse allo stomaco, senza idee ne piani. Agisci senza sapere cosa succederà quel giorno, perché non dipende da te.

Stazione, gente che sembra quasi che vada il doppio di te e che quasi ti passa attraverso, scale che da quattro giorni calpesti continuamente su e giù e di cui ormai riconosci anche le macchie di sporco negli angoli dei gradini, il pavimento gommoso disseminato di cartacce, liquidi e persone.

“Scusa…”

Ha i capelli rossi e un accento strano, particolare; come un italiano parlato male da un italiano oppure un italiano parlato bene da uno straniero…lo sento e penso a Vienna. Non so perchè.

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Feb 19 2013

NOFX

Mi accorgo di non aver mai ascoltato i NOFX, e mi sento in colpa.

Ai tempi della scuola c’erano centinaia di “NOFX” scritti in pennarello indelebile su cartelle, astucci e pelli umane e il mio vicino di banco aveva anche il borsellino. Bellissimo.

Io ero ignorante, pensavo fosse un marchio. Io sono ignorante.

Ero talmente ignorante sulla musica che nemmeno ricordo cosa ascoltassi. Le sigle dei cartoni animati il pomeriggio forse, bho. Così ignorante che ancora oggi degli NOFX non so il genere, o in che anni suonassero. Tutto nebbioso, è un “ai tempi della scuola” che potrebbe essere quandunque, che è una parola che non esiste ma rende l’idea.

Ricordo solo quei graffiti su ogni superfice immaginabile.

NOFX

Figo.

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Gen 17 2013

Danzando nel buio

“Per evitare più gravi conseguenze mi fermo qui.”

Volevo usarla come finale in un pezzo, una piccola sfida che mi ero auto-proposto ma alla fine, la sto utilizzando come inizio perché scrivere diventa sempre più difficile. D’altronde tutto quello che finisce per ‘ivere’ sta diventando difficile, come vivere oppure…

…non me ne vengono in mente altri.

Do un’occhiata al cellulare, dove di solito scrivo idee geniali che poi lascio li a marcire, per trovare uno spunto, magari. Leggo l’ultimo appunto…
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Dic 17 2012

Lettera a te…

Sono anni che non ti scrivo più e chissà se leggerai questa lettera…

Sono confuso. Confuso al punto che decido di mettermi a letto, così magari i pensieri se ne vanno da altre parti, si girano. Hai presente quando rimaneva una sola moneta nel salvadanaio che non ne voleva sapere di uscire da quel buco e tu ruotavi, scuotevi, infilavi dita e quella moneta scivolava con uno stridio che sapeva di presa un giro? Ecco, mi sdraio così magari esce tutto dall’orecchio, con il cuscino che assorbe. Ma rimangono lì e mi prendono in giro. Pensieri che non riesco a decifrare; mi sembrano solo un mucchio di persone che parlano fra di loro in una stanza fumosa. Pressano, angosciano e parlano parlano parlano, alcuni di tempo, altri di donne, altri sono solo lacrime, altri ancora mi fanno notare tutta la mia sequela di difetti.
Tra tutti questi pensieri non c’è un’idea per il futuro, né uno che mi suggerisca come sistemarmi, come crescere, che mi faccia capire cosa mi piace, chi mi piace, se parlarle, se è paura o disinteresse. Non so non so non so.

Ora…calma.
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Dic 12 2012

Vivo confinato in un universo che a ben vedere si riduce alla mia scatola cranica.

In questo momento di assoluto far nulla a lavoro, propizio direi, me la misuro più o meno con un metro facilitato dalla più o meno assenza di capelli e il risultato è un più o meno 24 x 24 x 17 che se lo moltiplico esce 10368, un numero come tanti anzi, come infiniti.

A pensarci bene l’infinito è un concetto strano che se voglio star male masochisticamente, comincio a immaginare di andare oltre un confine e ipotizzarne l’aspetto, la sensazione di un qualcosa che non finisce. Non ce la faccio, arrivo sempre in un punto in cui il bianco finisce e inizia il nero, un ulteriore sforzo e quel bianco si riversa nel nero come latte nella cioccolata fondente, un’onda, uno scalciante cavallo pazzo liquido ma prima o poi arrivo sempre ad un limite oltre cui il pensiero non riesce proprio ad andare.

A che serve l’infinito…a nulla credo, quindi forse è anche logico pensare che da qualche parte ci sia una staccionata, un cartello “torna indietro”, un segnale che ti indichi “strada interrotta”.

Ma se ci arrivassi e vedessi oltre, cosa vedrei?

Se non posso immaginare l’infinito è ancora peggio pensare al nulla e magari alla fine risulta che infinito e nulla sono equivalenti.

Se mi immagino il nulla lo vedo bianco. Quindi penso all’infinito che è finito come nero. A questo punto, dove finisce il finito infinito nero inizia l’infinito bianco nulla, a meno che anche il nulla non finisca e ci sia solo una cosa trasparente o di un colore che non esiste dove anche te se ci entri non esisti. Una specie di “più nulla”.

Ragioniamo per spazi chiusi ecco la verità; cubi tridimensionali, sfere mentre invece, forse, l’universo è una figura geometrica nuova, una specie di riccio senza lati esterni ma infinite linee che si propagano in direzioni diverse, in cui l’interno in realtà è l’esterno, un universo-riccio con dentro un mare bianco con almeno 10368 linee nere, che partono dritte e dopo 10368 miliardi di chilometri cominciano a rilassarsi, curve e sinuose da seguire per sempre, infinite per davvero.

Non dovrei lamentarmi delle cose che non cambiano se i momenti di riflessione li spreco cosi.


Nov 13 2012

Pulsante sinistro e pulsante destro(y)

A volte mi capita che qualcuno inciampi o un oggetto stia per cadere, vicino a me e io vedo tutto al rallenty e non faccio niente. Quando il mio braccio si muove per bloccare la caduta, limitare i danni, risolvere una situazione, tutto è già finito e quello magari si è aggrappato al tavolo o il bicchiere è già in frantumi sul pavimento.

Sospetto che non sia una mancanza di riflessi ma una scelta. Si insomma, lasciare che le cose seguano il proprio corso, con il “salvavita” nel mio cervello che scatta sempre più in ritardo. Lo definirei come un grosso desiderio di vedere le cose accadere, rompersi e farsi in mille pezzi. Voglio vederle, vedere le Cose che “succedono” soprattutto se scorrette, sbagliate, immorali, dolorose e con la C maiuscola.
Come se pian piano il tranquillo giardino verde del buon senso si stesse mischiando alle desolanti ma misteriose paludi del caos.

Lo noto quando sono in giro per la città di notte e il cielo è buio e il freddo ti schiaffeggia. La strada è deserta perchè sono l’unico ad uscire in questi momenti, in cui di solito preghi per un po’ di sole il giorno dopo, in cui ti rintani nel caldo del tuo letto.

Cammino attraverso il vuoto chiedendomi come sarebbe se fossi davvero l’ultimo rimasto, senza persone a cui voler bene, ultimo attore di questa povera scenografia, perdere tutto per testare chi stia vincendo tra il giardino e la palude, senza pensare alle conseguenze.

Mi chiedo cosa farei se avessi il potere di decidere il destino del mondo e di chi lo vive.

Una sola scelta e sotto la mano, il mouse di Dio.

Pulsante sinistro e pulsante destroy.


Nov 6 2012

Non riciclabile

Che cazzo scrivo?

Guarda che avere voglia di scrivere non sempre è sintomo di avere qualcosa da mettere su carta, altrimenti sarei già un romanziere e la realtà dei fatti non sarebbero tre storielle accennate in due pagine, senza inizio, fine e personaggi. Dovrei pubblicare un libro con le prime venti pagine scritte da me e le restanti bianche, completamente vuote, cosi le riempono gli altri, che magari non hanno il mio sonno, la mia non voglia di lavorare, i miei puntini di sospensione nel cervello.

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Ott 30 2012

Dopo il fulmine…

Senti una canzone alla radio mentre stai comprando un maglione grigio-topo invernale sottocosto nel solito negozio. L’inizio è fantastico con un riff ipnotico, giusto tre note e la batteria, quasi dolce, in attesa dell’esplosione, del crescendo che ti aspetti. Che non arriva. Il resto non funziona, non è la voce ma è qualcosa nella melodia che non ti convince, non ti piace, tradisce. Era solo l’aspettativa che avevi alla fine, nella tua mente suonava diversa, ti faceva sentire bene, pieno di entusiasmo per aver trovato un’altra canzone importante nella tua vita ed invece ti ritrovi a maledire te stesso per non saper nemmeno tenere in mano una chitarra, perché con quella intro ci avresti fatto un capolavoro, artefice della propria colonna sonora. Le mie storie di amore sono come queste canzoni, al ‘ritornello’ non ci arrivo mai e non importa quanto brillante, dolce, affettuoso io possa essere. Tutte, prima o poi, scoprono la mia parte lontana e malinconica. Credono sia colpa loro ma è solo mia e da codardo le lascio nelle loro convinzioni perché mi fa comodo non pensarci, mentendo. Sono strano, non ho nemmeno le scarpe per camminare su una strada terrestre e voglio la luna e non parlo di successo ma soltanto ‘vedere’ e ‘sapere’ cose che nessuno conosce per poi vivere per sempre visto che la morte e la vecchiaia mi terrorizzano. Forse è per queste che le mie donne devono essere sempre più giovani e belle mentre io divento sempre più vecchio e brutto e con il tempo, ed è inevitabile, le scopro inadatte a seguirmi nei miei mondi di fantasia e sogni troppo astratti per poterli spiegare. Quindi mi allontano, per non essere obbligato a diventare concreto e impegnato, per essere solo ma libero, perché chi mi segue deve rispettare i silenzi che mi servono, percepire il mio caos tollerandolo. Starmi vicino, ma alla dovuta distanza. Insostenibile, ingiusto, egoista. Insostenibilmente ed egoisticamente ingiusto, ed è inevitabile che ci si lasci anzi, che mi lascino con io che soffro per mesi, continuando a non capire cosa voglio, cosa sbaglio o meglio, cosa davvero mi serve.

Sembra un pensiero eccessivamente lungo, grammaticalmente scorretto ma che si riassume nella parola ‘insoddisfazione’. Non cronica, temporanea. Non pessimista, ma temporanea.

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Ott 24 2012

“Unavoltaemezza”

Ennesima mattina di lavoro che tristemente non è ancora abbastanza, prendo le chiavi da sopra il pianoforte antico che uso come armadio, dispenser, portagioie e migliore amico e la prima riflessione profonda che le mie sinapsi costruiscono è sull’incredibile capacità di quei pezzi di metallo di incastrarsi dentro anelli e portachiavi oltre che ancorarsi con invisibili ganci e punte a centrini ricamati vecchi di un secolo. Utilizzo la sacra tecnica del moto ondulatorio sbrogliatore, in pratica ‘agitare violentemente tenendo il mazzo per la chiave che ti serve’, scuotere con forza estrema, digrignando anche i denti se necessario, finché non si sente il tintinnio stile ‘mille grilli che rompono i coglioni a mezzanotte d’estate in aperta campagna’. A quel punto, con la mano ferita, perché è inevitabile, posso anche chiudere la porta.

Ma certe abitudini sbagliate non spariscono mai, come infilare le chiavi in tasca istintivamente.

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Set 30 2012

Hulk

Mi guardo allo specchio del cesso e sono verde. Di solito quel vecchio cimelio è benevolo con me, ma non oggi, anch’io sono un cesso, ogni giorno che passo senza radermi capelli e barba sembro un anno più vecchio, e oggi ne dimostro almeno settanta. La cosa nemmeno mi da fastidio, e considerando che spesso mi faccio più problemi di una donna direi che è preoccupante. Ho un pile blu addosso, marchia sconosciuta, recuperato nel cassetto delle cose brutte e vecchie, di quando pesavo 30 chili in più. Mi sta enorme, troppi spazi, troppa aria che entra, troppi errori, ripensamenti, scelte sbagliate. Il “Sbagliando si impara” con me non ha mai funzionato; io sbagliando, sbaglio e basta.

Mi ha chiamato un amico prima, ho capito solo che mi passava a prendere ma nemmeno ricordo l’ora, chi cazzo ha voglia di stare ad ascoltare e mica perché son stronzo, ma proprio non ci riesco. Dico solo “si si” sperando che la risposta sia sempre giusta, usando un tono di voce che non sembri distante quanto Plutone.

Se ne accorgono?

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Set 10 2012

Serpente umano

Qualcuno è morto e sono seduto in una stanza.

Ho parenti e altra gente di fianco, seduti su divani vecchi ma tenuti perfettamente da una maniaca dell’ordine e della pulizia. Tutto sembra cosi tristemente poco vissuto ed ovattato che mi sento una comparsa dentro un set cinematografico. Parlano di come sia successo mentre io non riesco a fare altro che fissare la tenda bianca che ho di fronte. Sento un messaggio che mi arriva sul cellulare ma non posso leggerlo anche se vorrei, perchè potrebbe essere lei. Faccio finta di andare in bagno con una scusa, mi chiudo dentro e leggo, al buio.C’è solo un rumore, sordo, che proviene dalle pareti come di un motore a bassi regimi o il condizionatore nella cucetta di una nave mentre dall’altra stanza sento delle grida, segno che la ricostruzione degli eventi prosegue anzi, ricomincia per l’ennesima volta. Mi lavo le mani mentre mi fisso allo specchio. Oggi sono decisamente poco attraente, stanco, le occhiaie profonde con i riflessi verdi che arrivano dalle piastrelle del bagno che mi rendono malaticcio, gli occhi più cupi del solito.

‘Faccio schifo’ è la sentenza.

Ritorno di là ma stavolta scelgo una sedia lontana, rinuncio alla comodità della poltrona in pelle per potermi fare i cazzi miei senza scuse. Attorno, continua la discusione fra gli affranti e al morto se ne aggiungono altri

“…si è impiccato da solo, ha dovuto inginocchiarsi per farlo…”

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Set 4 2012

“Bucoschi”, scritto come si legge

Decido di iniziare a scrivere dopo il quinto rum.

Non so perché sia cosi, magari è genetico. Magari Bukowski faceva la stessa cosa, dopo il rum numero cinquanta. Certo che non sono al suo livello, né come alcolizzato né come scrittore, non posso scrivere di amori impossibili, violenze, fallimenti e vite incredibili. Vorrei farlo? Non lo so, mica è morto felice, è morto intenso. Dovessi scegliere morirei felice forse, sempre che da uomo stupido riesca a distringuere la felicità da una giornata meno schifosa del solito.

Morire intenso è questione di iniziare a piangere da piccolo e poi smettere da grande, anche quando le cose sono gravi, e lì significa che la vita ti ha davvero picchiato forte mentre le esistenze di noi persone normali sono davvero noiose anche se noi crediamo che i nostri amori siano bellissimi e impossibili, i drammi tremendi.

Sono tutte cazzate…

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Lug 31 2012

Dualismi

Lobo destro e lobo sinistro che si scontrano come schieramenti politici in campagna elettorale, in una estrema lotta per prendere una decisione che solo il tempo potrà dire se giusta o sbagliata. Dati, variazioni, sensazioni, ricordi, messaggi testuali che scorrono nel cervello creando collegamenti e supposizioni, pareri discordanti ad intervalli di microsecondi, variazioni dell’umore, sentirsi forti e poi deboli, voler piangere o voler ridere in faccia al mondo, fregarsene e volersi innamorare perdutamente, calcolo di variabili, razionalità, film mentali con sceneggiatura puntigliosa e razionale, spaccato di un futuro certo e grigio, triste e solitario o stralci letterali semi romanzeschi con tanto di happy ending, i girasoli fuori dalla finestra, giornata luminosa, la staccionata bianca, i prati verdi, cielo terso, un bambino, lei con un vestito bianco a fiori in un giorno ventoso.

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Giu 18 2012

Combattere il blocco dello scrittore: tentativo n° 1

Quando non si sapeva cosa scrivere da piccoli, si iniziava il tema riscrivendo la traccia oppure la domanda, togliendo il punto interrogativo alla fine, uno squallido trucco che se si scriveva largo permetteva di guadagnare anche tre righe in lunghezza. Parto già svantaggiato, riscrivere il titolo mi infilerebbe in un vicolo cieco da cui non riuscirei ad uscire, perchè in verità non dice nulla, non è d’effetto, non è divertente, un tipico titolo-burocrate, brutto e stupido, perché lascia presupporre che ci saranno altri tentativi, fa pensare che io sia un debole che non riesce a venire fuori da uno stato catalessico-linguistico-larvale che si annida nel mio cervello da svariati mesi.

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