Lug 31 2012

Dualismi

Lobo destro e lobo sinistro che si scontrano come schieramenti politici in campagna elettorale, in una estrema lotta per prendere una decisione che solo il tempo potrà dire se giusta o sbagliata. Dati, variazioni, sensazioni, ricordi, messaggi testuali che scorrono nel cervello creando collegamenti e supposizioni, pareri discordanti ad intervalli di microsecondi, variazioni dell’umore, sentirsi forti e poi deboli, voler piangere o voler ridere in faccia al mondo, fregarsene e volersi innamorare perdutamente, calcolo di variabili, razionalità, film mentali con sceneggiatura puntigliosa e razionale, spaccato di un futuro certo e grigio, triste e solitario o stralci letterali semi romanzeschi con tanto di happy ending, i girasoli fuori dalla finestra, giornata luminosa, la staccionata bianca, i prati verdi, cielo terso, un bambino, lei con un vestito bianco a fiori in un giorno ventoso.

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Giu 18 2012

Combattere il blocco dello scrittore: tentativo n° 1

Quando non si sapeva cosa scrivere da piccoli, si iniziava il tema riscrivendo la traccia oppure la domanda, togliendo il punto interrogativo alla fine, uno squallido trucco che se si scriveva largo permetteva di guadagnare anche tre righe in lunghezza. Parto già svantaggiato, riscrivere il titolo mi infilerebbe in un vicolo cieco da cui non riuscirei ad uscire, perchè in verità non dice nulla, non è d’effetto, non è divertente, un tipico titolo-burocrate, brutto e stupido, perché lascia presupporre che ci saranno altri tentativi, fa pensare che io sia un debole che non riesce a venire fuori da uno stato catalessico-linguistico-larvale che si annida nel mio cervello da svariati mesi.

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Apr 14 2012

La quasi fine del mondo (parte prima?)

Era una sera di aprile quando tutte le strade del mondo sparirono. Io me ne tornavo verso casa, maledicendo il mio insistere nell’uscire in maglietta, convinto che la temperatura estiva del pomeriggio rimanesse alterata anche di sera, ed infatti pioveva e faceva freddo.

Mentre maledicevo ogni singola goccia che mi cadeva addosso come un guanto di sfida, sentii un grande ed inaspettato vuoto sotto di me. Non so esattamente come riusciì ad aggrapparmi a quello che da quel giorno considerai la più grande invenzione dell’uomo, il lampione. La cosa strana di quel fastidioso evento infatti, è che solo le strade sparirono, in un improvviso istante, trascinate come per magia in una specie di silenzioso vuoto cosmico fluttuante.

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Mar 26 2012

Nemesi

 

Uomo di mezza età, occhiali dalla montatura in plastica marrone, occhi vispi azzurri, sottili, quasi crudeli nel taglio. Bocca serrata e dura, non un sorriso, si apre solo mentre l’uomo parla con se stesso, in assoluto silenzio muovendo lievemente le labbra. Stempiatura, giacca marrone, maglioncino azzurro, scarpe in pelle chiara. A volte lo vedo parlare con qualcuno dell’autobus. Stranieri, persone anziane, donne ma non capisco se le conosca davvero o se le stia solo importunando. Non ha routine, non ha orario, prende l’autobus quando lo prendo io, all’andata, e allo stesso modo, al ritorno. Il problema è che io lo prendo sempre ad orari diversi, perchè vado in centro quando ne ho voglia, o quando devo consegnare un lavoro. Capita che sia la mattina, il pomeriggio o la sera. Posso tornare a casa alle undici di mattina, alle nove di sera o a mezzogiorno, ma lui è li su quell’autobus. Una sorta di incredibile coincidenza.

Com’è possibile?
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Mar 20 2012

Un cucchiaio, una persona migliore.

Ci sono cose che proprio non riesco a fare, come rispettare i limiti di velocità, valutare una misura ad occhio oppure ricordarmi i nomi delle vie intorno a casa mia. Sbucciare la frutta è una di queste; che sia una mela, un mandarino o un kiwi, sono un totale impedito, spreco fette di frutta grosse come bistecche, lascio pezzi di buccia in giro nemmeno fossero coriandoli al carnevale di Rio e giustamente, quando vado a mangiare il frutto, mi accorgo orrendamente, che oltre essere diventato grande la metà, fastidiosi nano-millimetri di buccia sono ancora disseminati sulla polpa. Tra tutti i frutti, ho una predilezione proprio per i Kiwi ma il destino beffardo vuole che sia uno dei pochi frutti di cui non puoi mangiare la buccia perchè solo all’idea di mettermi in bocca quella sottospecie di pelliccia mi fa venire la nausea. Una situazione insostenibile fino al 17 Marzo 2012.
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Feb 9 2012

< System Error >

A volte fai degli errori gravi nella vita. Tipo tagliare storto l’Emmental, o assaggiare certe torte di certi zii di qualche tuo amico che per sbaglio andate a trovare un estate troppo calda di troppi anni fa. Uno di questi è non andare in un posto dove dovevate andare per andare in un altro posto in cui non dovevate entrare e in cui vi innamorate di colpo di una persona e di tutte quelle cose che sei riuscito a dire, in un impeto totalmente folle di proporsi ad un’autentica sconosciuta, probabilmente straniera, ostile, scioccata, in difficoltà e invece le risate, i sorrisi, i gesti e tutto l’arsenale delle espressioni umane condensate in solo 5 minuti prima che passi quel treno per chissaddove cinque minuti in cui ci sei te e lei e devi sapere tutto e credi di avercela fatta e la giornata è bellissima e sei felice, la saluti due baci sulla guancia e la vedi camminare, quel maglione bellissimo quelle calze bellissime quei capelli bellissimi quel treno bellissimo e quell’angolo oscuro di città in cui ora si vedono i colori e torni a casa euforico e invece ti accorgi solo dopo ore che non hai salvato il suo numero di cellulare e sai solo il nome e probabilmente non la vedrai mai più.


Gen 25 2012

Vapore

Mi ero messo stupidamente a contare le piastrelle che mi circondavano. La logica non era nemmeno sbagliata, avevo inizato contando le file, per poi passare alle colonne per ogni parete. Ma ci sono finestre, porte e vasche da bagno di mezzo, quindi per ogni parete avrei dovuto contare singolarmente le piastrelle e poi? Una volta passata mezz’ora e una volta scoperto il numero di piastrelle nel mio bagno, cosa ne avrei guadagnato? Se avessi voluto cambiarle, prendendo qualche ceramica stravagante hi-tech, avrei saputo il numero esatto delle piastrelle che mi servivano, ma non ne ho nessuna intenzione.

Un muro di selvaggi pensieri mentre l’acqua calda mi culla, al punto che voglio dormire. Il vapore emanato dal rubinetto-geyser continua ad ammassarsi su muri, superfici di legno e mura, porte, specchi, giornali dimenticati. Lascio giustamente l’acqua a pieno regime, temperatura draconica a livello ustione, fiumi di energia e di acqua da orrendo sprecone quale sono. Un mostro insensibile. Io lo ammetto, non avrei nessun problema a mangiarmi un animale in via di estinzione se appropriatamente condito. Balene, delfini, squali. Eviterei solo gli animali che mi fanno schifo, tipo il koala, il bradipo, o il panda. Però tutti gli altri si. Dannato Adamo e la sua mela. Io avrei sgozzato un cinghiale al suo posto.
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Gen 18 2012

Apolitico

Un sacco di gente mi chiede perché non vado a votare, mi insulta dandomi del cretino, mi ammonisce e mi ricorda i miei doveri da cittadino, l’importanza di dare il mio contributo per la democrazia italiana e io faccio fatica a rispondere, rifugiandomi in frasi pre-programmate che mi diano un minimo di credibilità.

C’è la risposta religiosa: “Credo che un giorno sarà Dio\Giove\una qualsiasi divinità con più di due braccia a giudicarci e governarci, io aspetto trepidante quel giorno…” con tanto di espressione mistica.

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Nov 3 2011

L’inquietudine di esistere

“…dove sarò domani, ora non lo so…”

Ogni “domani” mi sembra un giorno lontanissimo, anche se gli ultimi venti sono passati alla velocità della luce. Tutti molto uguali, molto ripetitivi. Molto noiosi. Come se fosse un unico, grande giorno in cui ancora attendo l’agognato dopo cena. Che crisi, non riuscivo a scrivere nulla da giorni e anche adesso, non ho nessuna idea di cosa leggerete. Puro trasporto dettato dal ritornello di una canzone. Una scarica incosciente di pensieri e parole che si scrivono da sole in un tipico noioso e malinconico pomeriggio. Vorrei che ci fosse attesa per qualcosa, ma non c’è. Vorrei che “domani” arrivasse subito.

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Ott 7 2011

Half Job

Ieri è morto Steve Jobs, una cosa che sapete sicuramente tutti, come saprete chi è, cosa ha fatto; la sua morte mi ha dato parecchio da pensare . Sapete, credo che sia la dimostrazione di quanto siamo piccoli e fragili di fronte agli eventi. Puoi essere un genio, avere miliardi di dollari ma nello stesso tempo, essere l’uomo più impotente e vulnerabile del mondo.

Probabilmente anche questo pezzo finirà come gli altri, stupide lezioni di vita, melense, ascoltate e lette centomila altre volte, un remake del “cogli l’attimo” stra-abusato. Io però vorrei crederci davvero, sforzarmi, e applicare nella mia vita tutto questo.

Jobs è morto a 56 anni, io ne ho 28, la metà esatta. Ho una frazione del talento e delle capacità di Jobs e nessuna possibilità di creare e sconvolgere il mondo come lui ha fatto. Però, sono sicuro che Steve (scusa, mi permetto di chiamarti cosi, come se fossimo amici), avrebbe rinunciato a tutto quello che ha creato, i soldi, la fama e il successo, per poter godere di altri 10 anni di tramonti, di onde che si infrangono sulle rocce, sguardi di donna, sorrisi, lacrime, foreste, i mille sapori del mondo.

Perchè è questa la verità.

Io solo ora sto cogliendo le prime soddisfazioni; il mio primo grosso progetto per un cliente importante, le mie foto che hanno successo e sinceri apprezzamenti da gente che fino a ieri consideravo mostri sacri inavvicinabili e intoccabili…

Però quando cerco di ricordare il pensiero felice, quello che in ‘Hook, capitano uncino’ ti permetteva di volare, ecco, non mi vengono in mente le soddisfazioni economiche e personali ma solo una notte di ferragosto, con mezza bottiglia di Rum in corpo, la luna che rischiarava la spiaggia, i fuochi d’artificio lontani e io che chiacchero con un amico mentre galleggio nel mare, calmo e caldo.

Felice.

Davvero, non serve altro.


Set 17 2011

A volte…

A inizio anno frequentavo una ragazza. Non è andata per mille motivi diversi o forse solo uno. Mesi che non la sento e non la vedo. Lei ormai ha una nuova vita, un nuovo lavoro, nuovi amici, nuovi amori…e a volte mi manca.

Avevo un lavoro che amavo. La gente, lo stress, gli orari impossibili, gli odiosi clienti, la pausa caffè, le battute tra colleghi. Ma qualcosa non quadrava e me ne sono andato, iniziando a lavorare a nuovi progetti. Cavolo, a volte mi manca.

Giocavo a Basket. Ogni momento libero, che fosse mattina, pomeriggio o sera, avevo un pallone in mano. Poi, in uno dei giorni più brutti che io ricordi, era Maggio, mi sono stufato. Non tocco una palla d’allora. Ho cambiato sport, mi diverto di nuovo ma a volte, quando guardo la mia vecchia borsa, lì, in un angolo, mi manca.

C’era un locale, dove con i miei amici ci sentivamo a casa. Sangria, proprietari simpatici, arredamento spagnolo. Era il ‘nostro’ posto. Ora ha cambiato nome. Dentro fanno panini buonissimi, proprietari giovani e ambiziosi, arredamento moderno. Noi adesso andiamo da altre parti. Non dovrebbe essere importante il posto, ma solo la compagnia. Però a volte mi manca.

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Set 13 2011

Crampi di concentramento…

Devo concentrarmi e dare un senso a queste giornate che sto buttando, lavorare lavorare lavorare.
Perchè il tempo stringe, domani mi tocca andare in ufficio, e in un attimo BUM!, ti ritrovi che sei a qualche ora dalla consegna e avevi giusto trovato la voglia necessaria per metterti sotto. Quindi “Peccato sarà per un altra volta, vi farò sapere, sono nei guai”. Mi sento come Don Draper nel ‘pilot’ di Mad Men.

No!

La cosa fastidiosa è che l’ispirazione, la voglia di fare e la serenità tipica di chi sa che tutto va bene, la trovo soltanto quando sono in giro a fare foto, con gli amici, a pittoreschi appuntamenti, a lezione di Nippon Kenpo, al mare; ovvero quando non ho neppure un pezzo di carta su cui scrivere ne un computer per lavorare. Seduto qua davanti invece, non riesco a concludere nulla. Trovo interessante ogni cosa mi capiti sotto’occhio. Esempio, sono stato fermo a fissare i rami della mia betulla e lo sfondo azzurro del cielo per 20 minuti buoni. Per deformazione schizo-professionale spostavo lo sguardo , giravo la testa a diverse angolature per vedere come la finestra incorniciava meglio quella ‘foto real-3d’ che avevo di fronte.

Cioè…venti minuti. Venti. E la foto farebbe pure schifo.

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Set 6 2011

Out of focus

Stamattina lavavo i piatti ignaro della presenza di un bicchiere rotto. Passo tra ceramiche, posate, teglie, finchè non arrivo al bicchiere. Quasi senza guardare, meccanicamente,  passo la spugna carica di schiuma lungo la sua superficie di vetro liscia made in france by Ikea, mano ben inserita nella concavità mentre ‘giro, giro e giro’. Arrivo alla parte scheggiata e il vetro mi entra nella mano e subito, una leggera, istintiva pressione da sorpresa con il bicchiere che si frantuma in mille schegge impazzite nelle mie mani, in un insolito lavandino panna e fragole con schiuma Nelson piatti e sangue a sostituirli. Non l’ho notato perchè sempre più spesso vivo senza nemmeno accorgermene, come una foto di gruppo in cui tutte le persone sono sfocate mentre le crepe del muro alle loro spalle sono chiare, limpide, perfettamente delineate nei loro fastidiosi chiaroscuri di incertezza.

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Ago 31 2011

“AAA” : anormale anatomia animale

Ma quanto è grande la testa di una giraffa? Sarà più grande di quella di un cavallo? Ci penso da tre giorni e ne discuto con me stesso da cinque. Non so nemmeno che verso faccia una cazzo di giraffa. Scusate la parolaccia, mi è scappata e il pulsante “Backspace” non mi funziona. Vero, potrei usare il mouse, selezionare, e usare il tasto CANC ma non ho tempo da perdere. Io sono sempre attivo e curioso e “faccio cose” come l’altro giorno, quando un amico ha pescato una torpedine che sembrava un Alien, di quelli bianchi che escono dalle uova, ti si attaccano alla faccia, ti stuprano la gola e ti mettono incinta lo stomaco. Solo marrone. Memore del fatto che in Alien muoiono tutti o quasi non la mangio e me ne vado a vedere i fuochi d’artificio al castello che quest’anno, per attirare più turisti, si chiamano bombe atomiche d’artificio. Quindi mi faccio una doccia, prosciugo le riserve idriche del serbatoio in totale spregio all’austerity che vieta di sprecare acqua e di Emergency che protesta davanti alla mia camera. Esco, bagnato, stesso specchio, stesse lame di luce ambrate dei lampioni esterni presi da assalto da pipistrelli, che sono sicuro, hanno la testa più piccola di quella di una giraffa, ma che il verso sia cosi diverso…non potrei giurarci. Mi immagino un fischio acuto da parte della giraffa oppure qualcosa stile il doppiatore italiano di Pippo, con quegli irritanti “Yuk” “Yuk” che mi hanno fatto sempre dubitare della razza di quello stronzo. Cane? Mezzo cane e mezzo mucca? Mezzo giraffa e mezzo iena? Ma che animale è Pippo? Perché se è un cane allora, o Pluto ha qualche problema oppure io pretendo che ci siano anche dei topi a casa di Topolino e dei gatti a casa di Gambadilegno. Infastidito mi asciugo e tra i mille ricordi, mi torna in mente quando con la morsa allo stomaco non vedevo l’ora di uscire per vederti, tanti anni fa. Mi piacerebbe essere innamorato di nuovo, davvero. Perchè sono masochista, davvero. Continua a leggere


Ago 4 2011

“Come la vita appunto…”

Conscio delle mode che cambiano e che tornano, dei fusi orari, delle gambe nude d’estate, dei visi che non dimentichi, delle guerre, le scaramucce tra vicini, le parole dette dietro e davanti, pensate prima e dopo. Irrequieto, odio gli ambientalisti, odio chi sporca, insofferente con chi dice bugie, disprezzo totale per il buco dell’ozono, le lampadine a luce fredda, le sedie con servo-meccanismi elettrici per reclinare schienali scomodi. Agitato quando non devo, sereno saltuariamente circondato da problemi, amici, conoscenti ed inesistenti amanti con transgenici desideri di libertà ed indipendenza tra le comode e sicure mura di casa in un incredibile e soffice cuscino di ipocrisia e idiozia con stupidità accentuata da comportamenti infantili, cattiveria esagerata da scelte subdole, esco male in foto ma è una scusa, sono io quello e spesso non lo accetto causa sindrome di Peter Pan, sindrome di capitano uncino, Sacra sindrome. Pretenzioso sfoggia-talento in ogni scrittopittofotovideoitaralluccistannonellacorsiaotto-settore, dotato di ambiziosi desideri di semplicità nel senso che mi basterebbe una sola unica, complicata, irrealizzabile ed “èormaitroppotardi” cosa per essere apposto e quel vuoto quindi rimane, impossibile da colmare con le mille cose che mi obbligo a fare e che generano masochistici mulinelli mentali di insoddisfazione ed incertezza, ED E’ QUESTO il motivo per cui cambio un sacco di dentifrici; perché sono indeciso, non so capire qual è veramente il migliore e cosa voglio dal mio dentifricio, quale gusto mi piace, qual è il mio rapporto con i miei denti, il mio sorriso e quello degli altri. Quindi confuso mi dedico a spese folli dettate dal cuore, gesti folli dettati dalla noia, da amante del rischio, del cinema, delle giacche eleganti, dei vestiti brutti e di quelli belli che curo e conservo con morbosa follia collezionistica, sempre insofferente ai complimenti se non me li faccio da solo, sdoppiato, confuso, depravato, orientato verso soluzioni drastiche o irrealistiche sempre oltre il punto di non ritorno, arcaico nei termini che uso e nei concetti.
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