Ott 27 2016

Amascord

Tornai ubriaco dalla serata più vuota della mia vita, quella passata a ciondolare in spiaggia reggendo in mano ora una birra ora il telefono, e tentando disperatamente di scacciare la noia, di trovare la gioia e di vomitare la soia della cena cinese.
Mi lasciai cadere su un lettino rimasto aperto sulla spiaggia, a pochi metri dalla battigia, con le onde che di tanto in tanto cercavano di ingoiarlo. Proprio come stava facendo la nostalgia con me, ricordandomi dei tempi passati, quando avevo tutto di fronte, quando ogni cosa era per me.

Guardai al cielo con la testa pesante, e le stelle non giravano per il moto fisico dell’universo ma per il moto del mio fisico avverso, riverso, con i piedi affondati, gli occhi sbarrati e quella sbornia che mette tutto in movimento, l’attenzione, i pensieri, la fantasia. Tutto tranne il mio corpo immerso in quel liquido, che riceveva una spinta dall’alto verso il basso pari al volume di vita spostata.
Mi assalì la nostalgia con tutti i ricordi di infanzia messi in fila come soldatini di piombo a fucili puntati. L’esecuzione era pronta e io ero il condannato.
La malinconia mi spiattellò in faccia i volti di una volta, mise ricordi, le muse, ricordi? Mise una corda intorno al mio collo: misericordia.

Il mio ultimo desiderio era suonare qualcosa coma facevo da ragazzo, ma avevo scordato la chitarra. Non è che l’avessi scordata da qualche parte, è che l’avevo scordata l’ultima volta che l’avevo suonata… che a pensarci significa proprio che l’avevo scordata da qualche parte. Mi rendo conto che non vi sto affatto aiutando: non l’avevo scordata nel senso che l’avevo persa da qualche parte, ma l’avevo scordata suonandola da qualche parte. E ad essere pignolo non è nemmeno vero che l’ho scordata suonando, quando l’ho lasciata era accordata, è stato il tempo a scordarla. Il tempo, si sa, fa scordare tutto. Comunque mi ricordai della chitarra scordata, la imbracciai e iniziai a suonare. Avevo dimenticato anche gli accordi, già scordati per conto loro. Tesi le corde, due miseri accordi: misericordia. La musica mi salva ogni volta.
L’esecuzione era pronta e io ero l’artista.


Mar 3 2016

Animali dal palestra

Esistono due tipi di palestre: quelle che puzzano di sudore, e quello no.
Se hai la sfortuna di andare in una delle prime ti accorgi del problema già varcando la porta esterna, ben prima di arrivare in sala. Quell’odore ti accompagna dall’ingresso fino allo spogliatoio, dove l’odore cambia e si avvicina a quello di una doccia che non vedi ma sta da qualche parte, che non è quella di casa ma è pur sempre una doccia.
E quando arrivi in sala quell’odore che avevi sentito entrando non c’è più, o meglio, non lo senti più. Oramai ne fai parte, oramai anche tu sei pronto ad alimentare quell’odore tanto familiare quanto sgradito.
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Mag 19 2015

Do i wanna know?

Una macchina che è come me, segnata fuori e dentro…disordinata e caotica…le spie di mille pensieri che si accendono tipo albero di natale…che corre troppo con pneumatici vecchi e usurati, fa rumori a cui non bado, lancia segnali di convergenza da rifare come il mio cervello.

“I’ve dreamt about you nearly every night this week
How many secrets can you keep?
Cause there’s this tune I found
That makes me think of you somehow…”

Repeat. Che le canzoni le spolpo finchè non cado dalla stanchezza…e in macchina i vetri tremano dal volume e le orecchie si intasano di riff spaccatimpano. Mangio vita come la mia macchina mangia olio, un chilo in 2000 chilometri, “dovresti cambiarlo questo rottame” mi dicono ma “No è come me” rispondo…ha tanto da dare e tante strade da percorrere di corsa…come me…con quel cambio quasi distrutto…i freni che fischiano, ogni giorno trovo un pezzo in meno tra i graffi e strisciate che quasi sembra un guerriero. Come me.

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Mag 15 2015

10 minuti di pensieri

19:16, che a me tipo non me ne sta fregando un cazzo di un sacco di cose e il malumore va e viene come la corrente in mezzo al temporale e la rete dello smartphone per cui quando non ricevo messaggi posso dare la colpa alla Vodafone e non alla solitudine e che se c’è buio attorno posso dare la colpa a tralicci metallici e cavi di rame e non alla mia anima confusa. Ho le finestre piene di bolle d’acqua e la rete antizanzare che oscilla al vento e io qua che scrivo per quei dieci minuti che mi concedo di pensieri liberi davanti ad un pc intasato nel desktop, intasato nella scrivania che lo circonda, intasato nella camera che mi contiene insieme ai vestiti e letto sfatto, intasato in questo paese pieno di anime perse, intasato in questa nazione di problemi costanti come la marea alta al plenilunio, intasato come questo mondo di persone animali piante cibi malsani torrenti alberi passioni amori che finiscono credenze esoteriche tecnologie malattie sconforti, intasato come questo universo che nemmeno più si capisce quanti siano…2 o 3 o 100 o infiniti come le realtà possibili e piatti e tondi e bivalenti legati storti arrotolati come un nodo margherita su un vascello alla deriva nella tempesta, quella perfetta, quella delle onde alte cento metri che inghiottono città quelle in cui forse ti sentiresti quasi a casa perchè ti circonda lo stesso elemento e la stessa forza che ti senti dentro il cuore…tumulto…paure…pensieri…voglie…che la domanda te la fai sempre…se sei tu il problema o il mondo…o in realtà non esistono problemi ma è solo chimica, formule che si mescolano e non combinano, reazioni energetiche a catena, miscele che non vanno in pari neanche fosse assenzio che galleggia sul gin che ricordate, mai bere dall’alto ma dal basso, al fondo…e dategli fuoco…e infilateci dentro anche zucchero e stateci male e ridete e credete che sia giusto farsi del male ogni tanto…fisicamente dico…che tanto dentro ci si taglia sempre e gratis che è un piacere…e l’ho provato una volta si…il verde, senza fuoco ma verde e intenso, bruciante e dolce che sale e scende contemporaneamente e anche li, dopo, pensieri del tipo “ragionare sul piano D” che tutte le altre lettere te le sei giocate, male come sempre…ed ogni volta ci son sempre meno idee per la lettera dopo, provi il rischio, lo stupore, giochi la sorpresa, cali il tuo tris di 4 visto che le altre carte sono ormai andate, provi a vincere con gli spiccioli, provi il colpo grosso come con l’ultima fiche sul rosso o il nero… la roulette che gira…te che sudi…cerchi di anticipare il numero calcolando tramite formule inventate di fisica-magia dove finirà la pallina…ci credi…rosso…nero…rosso…nero…tac…tac…tac…sudori freddi….rosso…nero…rosso…nero…

Rosso? Nero? 19? 26?


Apr 17 2015

Quelli che vivono da malati per morire da sani (oyeah)

È così che mi sono sentito ascoltando questa frase di una delle innumerevoli versioni di questa canzone di Jannacci. Non che non lo sapessi già ma quanto facilmente ne ho coscienza tanto facile me lo scordo. Vivo col freno a mano tirato e questo è un dato di fatto. Che in una gara forse ha pure senso fare così, conservarsi tutto per la fine, lasciare strada agli avversari ingannandoli che siete tutto lì per poi sorprenderli in un finale da campioni. Ma la vita è una gara troppo lunga per questa strategia e nel finale si è già col piede nella fossa. Magari manco ci si arriva a tagliare il traguardo. Continua a leggere


Mar 25 2015

Silenzio assenzio

“Ti sento”, si dice quando siamo in sintonia con qualcuno. Sin-tonia, in-tono, non come intonare, ma in tono, unione di toni. Ti sento, è una cosa da dire nei momenti più intimi della giornata, nella reciproca solitudine di una compagnia, occhi negli occhi, mano nella mano, respiro nel respiro. Nel silenzio della notte e nel chiasso dei pensieri o nella quiete del nulla, ti sento. Ti sento in contrapposizione al non sentirsi, al non sentire. Quando smetti di sentire non solo smetti di esperire, ma ti allontani, ti neghi, volti le spalle. Quando smetti di sentire dissenti. È per questo che non bisogna smettere mai di sentire. Quando smetti di sentire diventi singolare, e non intendo dire che diventi insolito o speciale, ma che rimani solo. Quando senti sei plurale, quando non senti sei singolare. Dal siamo passi al sono, e la gravità di questa condizione la si capisce tutta dalla coniugazione. Quando senti dici siamo e quando non senti dici sono.
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Mar 8 2015

Muse

Credo di aver scritto sempre dell’otto marzo, niente di memorabile,  giusto per donare la mia mimosa virtuale nel mazzo di mimose virtuali.
Ricordavo di aver letto che la celebrazione della giornata internazionale della donna avesse a che fare un incendio in una industria tessile,  o giù di lì, che secoli fa arse decine di operaie che lavoravano in condizioni disastrate.
Scopro oggi che non è  vero,  c’è  stato si un incendio,  che tra l’altro uccise anche una percentuale considerevole di uomini ma niente ha a che fare con l’otto  marzo.
Le donne amano così  tanto complicare le cose che ingannano pure sulla loro festa!


Ott 5 2014

La mela

Dio ha sbagliato l’unità della mela, della mela verde per lo meno. Ne sono più convinto ogni giorno che passa. La banana è perfetta, la pesca è perfetta, anche la mela rossa va giù quasi sempre, ma la mela verde è troppa, avanza, non si scappa. Per la frutta come uva, fragole, e ciliegie non c’è problema, si mandano giù una dopo l’altra, melone e cocomero non bastano mai, ma la mela a metà è una vera spina nel fianco. E se poi gli è venuta troppo grande poteva farla almeno che non si ossidasse all’aria, invece nemmeno quello, così ti ritrovi con sta metà mela che si annerisce (persino tra una fetta e l’altra) e ti passa la voglia di mangiare il resto.

Deve essere per questo che Dio s’è arrabbiato tanto quando Eva l’ha rubata, se ne vergognava.


Set 26 2014

Le parole sono importanti #9

Perché il caseificio non fa le case?


Set 14 2014

250 miglia nautiche

Pensieri, centinaia di pensieri, un’immagine, fissa, lì, concreta, i sampietrini, i monumenti colossali, le piazze, i quartieri. Tutto concentrato lì, perché lì c’era tutto quello che desideravi. Lì, era lì da una vita, da quando te ne importava. Era lì, ma non era veramente lì. E hai guardato sempre dalla parte sbagliata, sempre, e hai pensato sempre nel modo sbagliato, sempre, e hai parlato sempre la lingua sbagliata, sempre, e hai sentito sempre con i sentimenti sbagliati, sempre, e hai ascoltato sempre con le orecchie sbagliate, sempre. Un capriccio, un gioco, uno sbaglio, uno scherzo del destino, e ti sei ritrovato in mare aperto con una bussola rotta a puntare verso una stella che non era lì, che era solo un bagliore, un miraggio.

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Set 11 2014

127.0.0.1 sweet 127.0.0.1

Titolo un po’ da nerd, lo ammetto, ma in fondo è roba con cui lavoro, per cui ci sta che ogni tanto riemerga. Con una ricerca su google penso che ne veniate a capo facilmente.
Ci sono alcune persone che una volta che hanno ottenuto quello che vogliono cambiano atteggiamento, da cordiali e disponibili quali erano diventano arroganti e categoriche, senza mostrare più alcun rispetto per chi hanno di fronte. Ma in fondo se ci sono truffatori, assassini e stupratori al mondo, come si fa a credere che non possano esistere persone del genere? Ricattucci e mezzucci per far ricadere le incombenze sull’altro. Nel mio caso moglie e marito erano un tutt’uno prima e un tutt’uno dopo, quando si dice il feeling.
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Set 1 2014

Sole alle spalle e nuvole all’orizzonte

Stamattina è stata una mattina insolita. Torno a lavoro dopo tre settimane di ferie e relax, anche se non è tutto andato come mi sarebbe piaciuto.

È da ieri che il tempo è strano qua. Stamattina, intorno alle 7.30, sulla via di casa mi ha accolto un’alba di quelle che si vedono poche volte nell’arco di una vita. Una volta sceso in strada con la macchina, davanti a me un cielo grigio, carico di nuvole minacciose e piene di pioggia, pronte a far venire giù il diluvio per un soffio di vento di troppo. Tutto questo illuminato da un sole limpidissimo e chiaro e lucente alle mie spalle, un sole che fa brillare ogni superficie e si riflette su ogni goccia d’acqua rimasta dall’ultimo temporale. Tutto così nitido e dai bordi così netti, senza un minimo di foschia, come se non ci fosse aria. Avete presente quelle volte in cui l’orizzonte e i colori sono diversi? Non avete chiaro in che modo ma è fuori di dubbio che siano diversi, lo vedete, lo sentite. Quei giorni in qui tutto sembra diverso, visto in un altro modo. E voi lì in mezzo vi sentite del tutto fuori posto, e fate mille pensieri, vicini e lontani, e pensate a cosa assurde, come al vuoto che c’è nel sedile passeggero.


Ago 26 2014

I miei giorni cominciano all’alba

I miei giorni cominciano all’alba, ad un’ora variabile che va dalle 6.30 alle 7.30. I miei pensieri cominciano all’alba, a volte anche un po’ prima. Cominciano talmente presto che alle 9.30 ne sono già stanco. Vorrei poter spegnere tutto, staccare il cervello, fare pensieri nuovi, pensieri comodi, pensieri egoisti, pensieri che tendono alla mia felicità pura e diretta, una felicità che non passi per quella di altri. Servire la gente come la gente serve me: “Questo è quanto, se non ti va bene smamma”. Che male c’è in fondo ad essere così semplici? Le complicazioni sono dure da metabolizzare, molto più facile capire quello che abbiamo sotto gli occhi. Molto più facile capire quello che conosciamo e abbiamo avuto sempre intorno. La verità è semplice, e le scelte sono un bivio.  Continua a leggere


Ago 23 2014

L’estate è morta

Mi vedo il naso screpolato, con la faccia riversa su di un asciugamano technicolor quasi kitch e gli occhi incrociati e fuori fuoco, quando le immagini si sdoppiano…presente si? Che spesso poi, son troppo pigro per rimetterli in convergenza e rimango minuti cosi, perso nella nebbia e nei giochi di specchi opachi della retina.

Tra la foschia lo vedo, in quel Punto troppo vicino perché sia chiaro…c’è un pezzo bianco…sulla Punta…e dal mio Punto di vista intracerebrale Puntato fisso come un laser interstellare ecco…pare enorme…uno squarcio…un foro di proiettile come sulla carlinga di un aereo di contrabbando…i bordi strappati verso l’esterno…sventolio di drappi neanche fosse il cellophane sulle finestre di una casa di campagna abbandonata.
“C’ho un buco” dico a sorella, mentre indico la fine della mia proboscide nana non prensile. Lei comincia a vaneggiare di creme, idratazione e sali minerali che scompaiono chissà come dal mio corpo…e dove se ne vanno eh?

Evaporano? O si sciolgono nell’acqua…si interscambiano per osmosi nell’atmosfera…si perdono microgrammo dopo microgrammo ad ogni pezzo di anima che se ne va giorno dopo giorno finché sarò dimagrito di 21 grammi di umanità?

“Me la vendi la tua anima?” le chiedo

“Stasera metti la crema dopo sole…”

“Ti posso offrire dei bei soldi…”

Le chiedo anche se l’abbronzatura sia andata persa per sempre…sparita per sempre dal naso, cosa che lo farebbe sembrare uno di quei dipinti facciali da guerra africani…oppure un naso da pagliaccio albino ma Sorella mi rassicura…”No” mi dice, non andrà persa se crederai fermamente nella Sacra Crema Doposole…la nuova divinità del giro che conta…e santificherai le feste e la domenica, la onorerai andando al mare tutto il giorno venerandola la sera, quando trasmetterà morbidezza e lucentezza al corpo. Ti chiediamo solo di stare sdraiato su teli sacri e spiagge bianche inneggiando al grande cerchio di luce finché la bianca purezza andrà verso il cuore mentre il torbido nero profondo degli sbagli accumulati andrà all’esterno, trasformandosi in ramata corazza.

“E come faccio se non ho il mare vicino…se salto una domenica mi devo tipo confessare immagino…se no non posso cospargermi di sacro unguento giusto?” chiedo a Sorella

“Ma di cosa stai parlando?”

Sorella non capisce che per me sono cose nuove…io che da tempo non capisco la differenza tra un ‘Dixan Piatti’ sottomarca preso in un discount di Calcutta ed uno ‘Shampoo ricci perfetti’ per capelli con livello di ondulazione 4 e secchezza 6, ma solo dalle 18:00 in poi però, da misurarsi con apposita sonda pilifera. Prezzo 38 euro. Bottiglia da 125 ml. Per dire…anche quando i capelli ce li avevo e mi facevano sudare di meno e sentire più giovane, lo shampoo era il bagnoschiuma e viceversa, non c’era differenza…l’importante era che creasse bolle e profumo, se c’è la schiuma pulisce.

Ma i tempi sono cambiati e io sono antico. Ci sono nuovi dei in giro…e le magliette devono stare strette per forza su fisici stretti e asciutti…e c’è sempre uno strato in piu da mettere che unge e profuma e reidrata le cellule morenti del nostro corpo, la tecnologia ci accompagna in acqua dentro buste trasparenti colorate cosi da fare selfies con orate e anguille guizzanti mentre io, riesco solo a notare il sole che ogni giorno si stanca un po’ prima e la gente è sempre un po’ di meno e ci sono fumi di malinconia…la sera c’è qualcosa in meno da fare e ritornano i pensieri degli impegni e le questioni da risolvere e anche il mare sembra diverso. Un mese fa era tutto più fresco, ma l’estate sta morendo…forse ormai è morta.

Lunga vita all’estate.


Lug 14 2014

La pioggia

Mi piace il suono della pioggia. Quella pesante che batte sull’asfalto, sopra i tetti, che sgocciola cadente dalle ringhiere  sopra al rombo di sottofondo. Che rimbomba per le i canali di scarico, che rimbalza sulle foglie e muore silenziosa tra l’erba.

È il suono di chi arriva e lava via tutto. Di chi ti dice adesso basta, ripuliamo tutto per bene, qualsiasi cosa hai fatto non conta più. Inizia un nuovo ciclo.

Mi piace sentirla la mattina presto quando è ancora buio, dentro al letto, e l’acqua sembra così densa e capace di sollevare casa a trasportarla via con sé. Andiamo, portami dove vuoi, dove il mondo è più pulito. Dove c’è acqua per tutti. Io mi giro dall’altra parte e chiudo gli occhi, ma tu portami via con te.

Mi piace vederla dalla finestra disperdersi in milioni di cerchi e zampilli, vederla scendere di traverso, fitta e densa sopra ogni cosa, mi piace distinguerla in ogni orizzonte, anche dove sembra non vedersi. Mi piace guardarla lontanissima, quell’alone scuro nel cielo sotto le nuvole grigie: chissà se è pioggia anche quella.

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