È mal digesto

Categoria: Pillole Pagina 2 di 9

Le belle ragazze

Io non mi fido delle belle ragazze.
Si sentono come se il mondo fosse il loro campo da gioco, che tutto sia preparato per soddisfare il loro ego.
Io non mi fido delle belle ragazze, credono di potersi permettere tutto, e che tutto quello che fanno possa essere ripianato dalla loro grazia e dal quel sorriso stordente.

Ispirazione

L’ispirazione arriva. Non è una cosa che si cerca, anzi, quando la cerchi facile che non la trovi. I cerchi non sempre quadrano. L’ispirazione non è una cosa che si cerchia.
L’ispirazione ti arriva dentro e scatena qualcosa che deve essere buttata fuori. Ispirazione ed espirazione. Facile come respirare.

Nebbia

La spiaggia stamattina s’è svegliata nella nebbia
e anche libero da gioghi mi sentivo in una gabbia,
in una serra stinta che coltivava rabbia
nel rimpiangere una vita scritta solo sulla sabbia.

Parole guaste, lambite dalla lingua delle onde,
che avanzata su avanzata con la schiuma le confonde.
Resto il ramo rigettato senza frutti e senza fronde
resto terra attraversata dalle crepe più profonde.

In questo pezzo non c’è un filo di disperazione

00:04, bar in centro, rum e Schweppes in corpo, prima erano due drink separati…lucine sfarfallanti di Natale, farfalle nevrotiche nello stomaco non per la perdita…quella c’era già stata. La nausea continua ad accompagnarmi da questa mattina…ce l’avevo durante la chiamata…mi é rimasta da allora. C’è un limite che viene sempre raggiunto, quando i nodi vengono al pettine e capisci che stai solo perdendo tempo come se volessi mettere in ordine un pugno di sabbia, che stai lottando contro confusione, contraddizioni, spiegazioni senza senso e un grande sacco pieno di “te l’avevo detto” e “avevo ragione” e “dimmi questa cazzo di verità”.

Sono stufo e ho la nausea. La nausea di debolezze contro cui sbattere senza possibilità di vittoria. Stufo di metterci il cuore per poi fare il cretino di turno. Nausea dell’immaturità, dei segreti, delle parole non dette, della mancanza di personalità, del non avere il coraggio. Stufo del credere di poter raccogliere i cocci delle vite altrui e farci un vaso. Stufo e nauseato e non verserò nemmeno una lacrima per tutto questo, ho dato fin troppo alle cause perse…sono stufo e nauseato di essere invischiato nelle miserie dell’anima.

Charles scriveva “find what you love and let it kill you”…ci ho sempre creduto fermamente ma adesso non lo so…non lo so più Charles…non so se ho ancora voglia di cercare…scavare…fare fatica per non trovare nulla…non più. Che mi cerchino e mi trovino gli altri ora che tanto, comunque vada, sarà un successo.

Stagioni

Non acqua in cui specchiarsi,
non ali per levarsi sopra la miseria,
non la redenzione per il corrotto,
o la riscossa per l’umile,

Pietra e polvere

Mentre guidavo di notte, un paio di luci gemelle ai lati di una porta in legno di una casa a mattoncini, mi ha riportato di colpo a 20 e oltre anni fa, fino a memorie oramai sopite da anni e anni di rassicurante quotidianità. Il lavoro, la cortesia, la disponibilità, il benessere e l’efficienza. Il concetto di efficienza forse è il più barbaro dei nostri tempi. Tutto deve avere un tempo, uno scopo, tutto deve portare a un risultato. Ogni azione, ogni calcolo, ogni pensiero, ogni sentimento deve condurci al maggior risultato possibile nel più breve tempo possibile, perché altrimenti s’è sprecato risorse, e in questo caso la risorsa è il tempo, e il tempo, ahi noi, non è una misura infinita. La perdita di tempo non è efficiente, e l’efficienza di questi tempi è la merce di scambio più importante.

Leggere e scrivere

Quello che ho intorno non fa altre che parlarmi della vita e degli avvenimenti e i pensieri che l’hanno riempita in questi ultimi periodi. Mi domando come sia possibile che tutto quello che leggo, che mi capita sottomano, descriva perfettamente il  mio stato d’animo, e lo descriva così bene che in quello che leggo e scopro, trovo conferma di quello che provo. Ci trovo un nome, un significato, riesco a delinearne un confine e una forma.

Un passo indietro

Certe volte, quando sono febbricitante, il mio cervello si impossessa di me. Si riempie di cose indefinibili, senza un senso compiuto, qualcosa che si trasforma mentre la osservi, qualcosa che a ogni febbre alta è sempre diverso, con solo un elemento in comune: tutte provocano malessere e impongono una risoluzione immediata e assoluta. Il tuo cervello, tutta la tua persona si concentra su questa cosa, questo schema, che provoca sofferenza fisica e mentale e crede di poter trovare sollievo solo portandoci ordine. E sei lì madido di sudore, con le ossa doloranti, i sudori e i brividi e le tempie e gli occhi che vanno a fuoco, tutto intento a risolvere questa proiezione, questo scherzo che si inventa il cervello. Forse troppi videogiochi nel mio passato, troppa logica.

Il contatto

I sogni e la sveglia

Da qualche giorno mi fa male lo stomaco, il dolore va a viene, crampi sparsi che non scompaiono mai del tutto. Era da tantissimo che non succedeva, ed era bello. Non ti accorgi di stare bene fin quando non stai male, solo allora cominci a pensare che poco prima stavi bene e non ci avevi fatto mai caso. Comunque ora ho questi dolori, chissà perché poi. Magari è che da mesi interi sono stato con lo stomaco così contratto e in apprensione da diventare naturale, e adesso che finalmente può stare rilassato si ritrova con una forma che non è più la sua.

Che anche Stephen…

Cerco di evitare di citare autori e aforismi, internet ne è piena, però oggi mi è capitato su facebook questo brano e cavolo, in certi punti sembra uscito dalla mia bocca. Se la gente legge, o guarda film o si appassiona alle storie è perché è alla ricerca continua di quelle in cui si rispecchia, cerchiamo in ciò che altri hanno creato la conferma di noi stessi e che non siamo soli. Non avrei saputo trovare parole migliori, perché ciò che era sconfinato nella mia testa, diventava misero con le parole… E bravo King!

 

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più di questo vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate.
Questa è la cosa peggiore secondo me, quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

(Stephen King- Stagioni diverse)

La verità del silenzio

Le parole sono armi, e sono risorse. C’è chi preferisce usarle in un modo e chi in un altro, probabilmente per come gli viene meglio. Con le parole puoi costruire qualcosa di più forte dell’acciaio oppure lanciarti nell’abisso più profondo e vergognoso che uomo possa sopportare. Le parole possono esprimere la verità o la menzogna, a volte è facile distinguere quali parole nascondono cosa, a volte meno, ma credo che un’indicazione di massima possa essere che la verità si trova dietro la semplicità e la falsità dietro le complicazioni. Perché le cose, tutte, sono semplici. Guardatevi dalle complicazioni, non esistono, sono solo un’ombra lasciata dalle parole, e le ombre sanno essere minacciose. Il silenzio non potrebbe raccontare una bugia, è troppo semplice, non lascia ombre come la verità. Quando le parole cessano e rimane il silenzio, ecco che tutto diventa più semplice, più chiaro, e trova una collazione, quello che è vero e quello che non lo è. Il silenzio è un setaccio che lascia passare solo la verità, le maglie delle parole, al contrario, sono troppo larghe, troppo insidiose, e ci può passare di tutto.

Se volete scoprire dove si trova una verità, provate a restare in silenzio: il silenzio non mente.

Il buco nero

Il buco nero è una punto nello spazio in cui la forza di attrazione gravitazionale è talmente alta che niente all’interno del suo campo può uscirne, nemmeno la luce. Una sorta di spugna spaziale che trattiene tutto quello che le passa sottomano. Una calamita che raccoglie tutto, senza distinzione. Certe volte mi sento così, anche se distinguo. Una parola, una promessa, una frase, una coltellata, una canzone, un pianoforte, una foto su Pinterest, una battuta di un film, cento battute di film, un angolo di casa, le porte bianche, una mela rossa su una tovaglia verde, un nome, due nomi,”Black” dei Pearl Jam, le scelte, le vongole, i perdoni, i medici, i parchi, il mare, la pioggia e i temporali, il blu, le mani, la calligrafia, una felpa, un’operazione, una culla, un viaggio, un litigio, un perdono, tutto mi piomba addosso e mi ci rimane, non posso scrollarmelo di dosso e non voglio.

La coppa di Pitagora

Nell’isola greca di Sama, intorno al 530 A.C, durante lo scavo di un imponente acquedotto, Pitagora inventò una speciale coppa per abbeverare i lavoratori degli scavi. Riempendo la tazza moderatamente si poteva usare come qualsiasi altra tazza, ma se la si riempiva fino all’orlo, tutto il suo contenuto veniva riversato a terra, punendo l’ingordigia dell’operaio.

Acqua e matematica

Quando faccio la doccia rifletto sull’esistenza. Come tanti di voi, immagino. E mentre sono lì che mi strofino la spugna penso a quanto sia perfetta l’idea dell’acqua calda che esca da un tubo, ti piova addosso e se ne vada da uno scarico. E poi ho pensato alle docce prima di questa epoca, quelle che vedevo nei film, con i secchi in testa dietro il bucato steso, o su grandi vasche riempite dalla servitù. Ho pensato ai bagni, quelli che si vedono ancora in certe case di personaggi famosi, dove c’era una tazza di legno che “scaricava” al piano di sotto, o quelle che si possono vedere ancora in certe case di campagna.

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