Set 23 2014

La verità del silenzio

Le parole sono armi, e sono risorse. C’è chi preferisce usarle in un modo e chi in un altro, probabilmente per come gli viene meglio. Con le parole puoi costruire qualcosa di più forte dell’acciaio oppure lanciarti nell’abisso più profondo e vergognoso che uomo possa sopportare. Le parole possono esprimere la verità o la menzogna, a volte è facile distinguere quali parole nascondono cosa, a volte meno, ma credo che un’indicazione di massima possa essere che la verità si trova dietro la semplicità e la falsità dietro le complicazioni. Perché le cose, tutte, sono semplici. Guardatevi dalle complicazioni, non esistono, sono solo un’ombra lasciata dalle parole, e le ombre sanno essere minacciose. Il silenzio non potrebbe raccontare una bugia, è troppo semplice, non lascia ombre come la verità. Quando le parole cessano e rimane il silenzio, ecco che tutto diventa più semplice, più chiaro, e trova una collazione, quello che è vero e quello che non lo è. Il silenzio è un setaccio che lascia passare solo la verità, le maglie delle parole, al contrario, sono troppo larghe, troppo insidiose, e ci può passare di tutto.

Se volete scoprire dove si trova una verità, provate a restare in silenzio: il silenzio non mente.


Set 17 2014

Romanzi

Forse qualcuno di voi sa che qualche anno fa ho scritto un romanzo. Ho tentato la via dei concorsi e dell’editoria ma finora non c’è stato verso. È uno di quei sogni che dopo un po’ molli, che nel frattempo che ci credi la tua via è andata avanti e sei un po’ cambiato e quello che prima era importante diventa meno importante e viceversa. Mi cito.

Il destino, quando ci si mette, sa essere fastidioso come poche cose al mondo, come la piega sotto il calzino durante il jogging, come il rumore del tergicristallo sul vetro senza acqua, come la scoperta fuori tempo utile di un rotolo di carta igienica terminato. Il destino sa essere crudele fino alla fine, oltre ogni immaginazione, oltre ogni accanimento. […] Al destino non importa quante volte te l’ha messa nel culo, il destino è come la statistica, non ha memoria. Il destino è di sicuro donna, e pure stronza per giunta.

E ora è già tempo di scrivere un nuovo romanzo, qualcosa di forte, qualcosa di trascinante, qualcosa di così vero da essere finto, o così finto da essere vero. Qualcosa che quando lo racconti, lascia il segno. E poi chissà, sarà un altro dei sogni da lasciare incompiuti, che forse il loro scopo non è nemmeno quello di essere realizzati, ma di farti andare avanti credendo in qualcosa, e rendendoti vivo.


Set 10 2014

Il buco nero

Il buco nero è una punto nello spazio in cui la forza di attrazione gravitazionale è talmente alta che niente all’interno del suo campo può uscirne, nemmeno la luce. Una sorta di spugna spaziale che trattiene tutto quello che le passa sottomano. Una calamita che raccoglie tutto, senza distinzione. Certe volte mi sento così, anche se distinguo. Una parola, una promessa, una frase, una coltellata, una canzone, un pianoforte, una foto su Pinterest, una battuta di un film, cento battute di film, un angolo di casa, le porte bianche, una mela rossa su una tovaglia verde, un nome, due nomi,”Black” dei Pearl Jam, le scelte, le vongole, i perdoni, i medici, i parchi, il mare, la pioggia e i temporali, il blu, le mani, la calligrafia, una felpa, un’operazione, una culla, un viaggio, un litigio, un perdono, tutto mi piomba addosso e mi ci rimane, non posso scrollarmelo di dosso e non voglio.
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Set 7 2014

La coppa di Pitagora

Nell’isola greca di Sama, intorno al 530 A.C, durante lo scavo di un imponente acquedotto, Pitagora inventò una speciale coppa per abbeverare i lavoratori degli scavi. Riempendo la tazza moderatamente si poteva usare come qualsiasi altra tazza, ma se la si riempiva fino all’orlo, tutto il suo contenuto veniva riversato a terra, punendo l’ingordigia dell’operaio.
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Set 6 2014

Acqua e matematica

Quando faccio la doccia rifletto sull’esistenza. Come tanti di voi, immagino. E mentre sono lì che mi strofino la spugna penso a quanto sia perfetta l’idea dell’acqua calda che esca da un tubo, ti piova addosso e se ne vada da uno scarico. E poi ho pensato alle docce prima di questa epoca, quelle che vedevo nei film, con i secchi in testa dietro il bucato steso, o su grandi vasche riempite dalla servitù. Ho pensato ai bagni, quelli che si vedono ancora in certe case di personaggi famosi, dove c’era una tazza di legno che “scaricava” al piano di sotto, o quelle che si possono vedere ancora in certe case di campagna.
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Set 2 2014

Di questa estate

Di questa estate mi rimane qualche chilo di troppo in pancia.
Di questa estate mi rimane il paio di scarpe nuove per andare a correre, rendono i piedi più leggeri.
Di questa estate mi rimane un’amica ritrovata, e liti vecchie superate e liti nuove ancora da superare.
Di questa estate mi rimangono i discorsi con mia sorella, e poi dicono che sono male io!
Di questa estate mi rimangono le immagini di alcuni miei colleghi in festa, alcuni come in ufficio, altri completamente diversi.
Di questa estate mi rimane il suono delle notifiche del cellulare. Alcune applicazione usano lo stesso e così per vedere chi è devi accendere ogni volta.
Di questa estate mi rimane l’invito per fare il testimone di nozze.
Di questa estate mi rimane casa mia e l’ultimo mese da principino, e di questa estate ovviamente mi rimane il conto in rosso.
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Ago 24 2014

Paura e libertà

Il cambiamento ci spaventa, a chi più, a chi meno. Ci adagiamo nelle nostre rassicuranti abitudini come un cuscino tra il bracciolo e la seduta. La materna, le elementari, le medie e così via. Chiudere ogni momento della nostra vita per passare ad altro è quasi sempre un trauma, eccitante, ma drammatico. In fondo, in ogni situazione bene o male ci abbiamo sempre saputo vivere, perché cambiare quando possiamo stare come stiamo?

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Giu 22 2014

Roma

Periodo oltre. Troppo lavoro, troppo stress, troppi impegni, troppi pensieri, in questo momento anche troppi acciacchi. Parlo con il verso che fanno le mummie nei film di Hollywood.

Forse anche troppa musica (che per quanto mi piace mi era venuto da scriverla con la emme maiuscola), non ho capito se questo attacco fulminante di raucedine mi è venuto l’altro giorno al concerto o ieri mentre guidavo con il climatizzatore a palla.

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Giu 21 2014

Il mondo prima

Certi giorni riservano sorprese di punto in bianco, che poi fossero annunciate non sarebbero sorprese…
Succede che vai a lavoro parcheggi la macchina nei soliti dintorni e ti accorgi di un manifesto che non sai da quando stava lì ma lo hai visto solo in quel momento. I tre allegri ragazzi morti, 20 giugno. Cavolo il 20 giugno è passato, ah no, è oggi, ma gli amici mi aspettano per la partita nella direzione opposta. Questi cominciano alle 21.00, non si fa in tempo.
Poi in ufficio scopri che in realtà ci sono altri due gruppi prima di loro. Quasi quasi…

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Giu 19 2014

Le pieghe

Ci sono alcune cose che, nonostante gli sforzi per cambiarle, continuano a seguire la loro forma. Certe abitudini, certi riti, certi modi di pensare sono come il cavo USB del telefono, con la propria piega, i suoi grovigli, e ogni volta che lo prendi sta sempre allo stesso modo. Sono come il filo dei pantaloni o la piega della tovaglia, ripiegata tanto su quella linea che se anche ci si impegna non viene da piegarla in un altro modo. E così pure certi pensieri, certi umori: sono così familiari e rassicuranti, compagni di migliaia di giornate che non ce ne si può separare anche se la piega è sbagliata, anche se ce ne potrebbe essere una migliore. Ma quella è la nostra piega, e in fondo in fondo sappiamo che è l’unica giusta, perché è stata sempre lì, da quando ne abbiamo memoria. Non si può stirare, non si può correggere, sembra che abbia una volontà più forte della tua: puoi solo accettarla o rinnegarla.
Ma certe pieghe sono come quelle del brano del libro preferito, non importa per quanto tempo lo lascerete da parte, dietro a tutti gli altri libri, ogni volta che lo prenderete in mano, basterà prenderlo tra le mani, e poi aprirlo per scoprire che mostrerà sempre la stessa pagina, la vostra preferita.


Apr 25 2014

Superman

In tanti anni di blog, questa cosa non l’avevo mai fatta, e va a finire che mi ci abituo. Sarà che il telefono precedente era una condanna, sarà che anche la piattaforma aveva meno possibilità, ma scrivere seduto su uno scoglio, in spiaggia, non lo avevo mai fatto.

Qua c’è una specie di festival dei fiori in concomitanza con il 25 aprile, c’è un sacco di gente e fino a venti minuti fa stavo camminando tra la folla. Quando sono circondato da persone chiassose mi sento una specie di Superman, o come un’ape in un campo immenso di fiori.

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Apr 19 2014

Un giorno da granchio corridore

Mi alzo come sono andato a dormire, pioggia che martella le superfici scoperte del mio antro. Di là, una luce accesa avverte che mio padre è già in piedi…e non che ci fossero dubbi.

“Vuole fortemente quel granchio corridore…” urla la TV con la voce impostata di un documentario e a quel punto, anche te ti fai una di quelle domande importanti che ti condizionano l’esistenza.

“Quanto fortemente voglio quel granchio corridore?” …ma non so darmi una risposta.

Latte.

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Mar 21 2014

Paura del buio

Le palle prudono, il collo prude, la spalla, la pancia. Forse l’arrivo della pazzia è annunciato da un gran prurito. Forse esiste un girone all’inferno dove senti prurito per l’eternità, mentre cerchi di dormire.

Il soffitto è nero, tutti i pensieri e le ansie…e i desideri intimi nascosti si raccolgono da qualche parte li, dentro il cranio, secondo me. Stagnano. Acque ferme di palude…intorbidiscono, inquinano il sonno fino a spezzarlo, rompono l’equilibrio come un disastro ambientale in riva al mare e dura da mesi…e da mesi provo a curarmi…non bene, non con troppa scienza dietro, faccio cose, non ne faccio altre, giro in tondo, terapie fai-da-te. Quando apro gli occhi, ad inizio calvario, so benissimo che ore sono…è la mia fascia di perdizione, tra le 3:27 e le 4:04, precisione chirurgica come se fosse ormai parte del ritmo. Il mio corpo si ribella al bisogno di dormire che mi trascino nelle giornate, che mi riduce la pace dei sensi ad una guerra di nervi a fior di pelle. Il mio corpo si agita e freme e stringo i pugni dal nervoso…vorrei sbatterli sul legno che mi circonda per poter stare sveglio per un qualcosa, un motivo vero…una mano fratturata…avrebbe più senso.

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Mar 16 2014

Se mi stesse bene lo slow motion (come a Ryan Gosling)

Mi sento come ieri, gambe stanche dal giorno prima, trenta minuti cardiovascolari, scarpe che massacravano caviglie, fiato e sensazione di essere incinto o peggio. Fuori forma. Claudicante. Lento.

Ora mi arrivano articoli dal rullo, le luci al neon del mega-capannone centro-commerciale creano riflessi veloci su ogni superficie mentre i miei di riflessi, sono lenti ed impacciati…due minuti solo per trovare la parte aperta dei sacchetti, separarne i lembi mentre uno tsunami di Kellogs Cornflakes gusto classico, tonno in scatola confezione da 12, pasta, zucchine incellophanate, Schweppes tonica scontata a 1.29 mi arriva sulle mani impegnate, un’ondata di violento consumismo. Mio padre, a ottantasette centimetri da me, imbusta rapido e preciso, nemmeno fosse uno spacciatore di crack in fuga dalla polizia che arriva a sirene spiegate…io, invece, più cerco di muovermi più le forze mancano, riempio a metà un sacchetto con verdura mista ma gran parte del lavoro lo fa Padre…dei due, il sessantenne sono io, stanco, impacciato, insicuro. Fuori forma. Claudicante. Lento. Slow motion che non mi sta bene per niente, non mi dona, non fa figo, non butta fuori personalità e sicurezza, non sono come Ryan Gosling, per nulla…lui cammina in slow motion, mangia una pizza in slow motion, saluta in slow motion, bacia e sta sopra a bellissime donne in slow Motion ed è sempre come vorresti essere te…calmo, sicuro, rilassato, a lui sta bene lo slow motion, pure la sua faccia pare fatta apposta per lo slow motion, ci è nato in slow motion mentre io, ho la fretta in corpo, accelero e sbaglio, vado in confusione, confuso, mi agito, agitato, parlo veloce e male, male, non uso punteggiatura corretta nei pezzi perché scrivo come leggo, settanta pagine l’ora, scrivo come mangio, un primo e un secondo in undici minuti, non prendo caffè per non accelerare ancora di più, affrettato, in curva vado lungo, pesto il freno, sbaglio, sbaglio molto, poi mi impaurisco e rallento di colpo, ansia, lentissimo e io lento non so andare, ansia, lentissimo, la macchina si spegne, la frizione stacca male, sento le energie che mancano e la concentrazione va persa, ansia, lentissimo, mille gocce imperlinate sulla testa senza capelli, respiro male, balbetto, dimentico significati e parole, non riesco a stare calmo e rilassato, rabbia, i vestiti mi spostano le ossa in posizioni scomode, tutto due taglie piu piccole di colpo, abbigliamento indossato nella stagione sbagliata, sento gli occhi della gente che nota le ferite dentro e le difficoltà fuori, il disagio di una fretta intrappolata, animale in gabbia, sconfitto dal ritmo delle cose da fare per bene. Quando lo sono, da fare, serve calma. Slow motion.

Lascio perdere, non combatto, mi volto e corro via, di nuovo, prossimo obiettivo, mi rifugio in buchi con aria corrente e acqua fredda, ricomincio da domani mi dico, come ogni ‘giorno prima uguale agli altri’, ricomincerò correndo, di fretta, cercando chi sia veloce, agitato, che non ci pensi troppo, che sia solo istinto, che come me non sappia attendere e prendere le cose con calma, io, che lo slow Motion non mi sta bene…non mi dona, non piaccio, non sono Ryan Gosling.


Mar 10 2014

Fragole con panna

Erano in giro per casa ieri, le fragole…roba di festeggiamenti per compleanno di Madre, piccolo dessert post-polenta taragna…le inabisso nel loro stesso succo poi spruzzo panna montata industriale in quantità, giro, faccio miscugli che si trasformano in liquore rosa e via un’altra spruzzata, dosi sovrabbondanti che quasi sarebbe il contrario, panna con leggero aroma di fragole come definizione corretta…è cosi che mi piacciono, è cosi che vuole il mio corpo.

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