Set 14 2019

Anche che, pure, perché

Facciamo perché, poniamo pure, crediamo anche che io abbia sempre avuto torto nella vita. Ogni singola scelta creatrice di universi alternativi sbagliata…dal lancio di una moneta al giocattolo LEGO comprato, da un bacio non dato alla drammatica scelta tra un bagnoschiuma Felce Azzurra Cool Blue Uomo o al Narciso. Sarei dove sono adesso? Sai cosa, mi sento statico…un po’ come quei grossi e stupidi pianeti del nostro sistema solare e non perché sono sovrappeso e pieno di gas no…è che mi muovo ma non si nota un granché, mi son girato dappertutto eppure mi ritrovo nello stesso punto…mi segui?

Si..continua.

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Set 13 2019

Massimo Dieci

Che se non sbaglio la cassa “Max dieci pezzi” dovrebbe essere la summa della velocità, il rifugio per i sociopatici come me, l’emblema dell’efficienza, l’apice dell’evoluzione umana eppure, chissà come mai, qualche esemplare della razza umana riesce sempre a farmi perdere la fiducia nel prossimo futuro. Ora, inutile dire che il destino sia stronzo ma anche molto creativo; mi mette davanti una coppia di anziani con un carrello pieno che all’avvertimento della cassiera “Ehy vecchi so che non arrivate a leggere fino a lì ma c’è scritto massimo dieci fuckin’ pezzi” rispondono con un “Eh ma allora facciamo tre scontrini diversi perché noi siamo furbi e gli altri dei poveri stronzi” e quindi stanno lì, mettono i primi dieci pezzi e invece di usare i divisori, altro picco tecnologico della nostra specie, aspettano…aspettano che il nastro scorra abbastanza da poter fare altri due mucchietti ben distanziati tra di loro, del tipo quattro metri l’uno dall’altro, mentre noi altri poveri scemi li dietro osserviamo le altre casse che scorrono a velocità doppia alla nostra, con sguardi tra l’incredulo e il disgusto. Ma il destino è un simpaticone, perché mica finisce lì…la tessera della signora è scaduta, ma guarda…e non sia mai che per una volta non possa guadagnare cento pulciosi punti fragola per prendere il quattrocentesimo sottopentola in cobalto armeno della collezione e quindi, prende e va al bancone per il rinnovo della tessera, scontrino sospeso, tutto fermo, il vecchio marito che incurante di ciò mette tutto nel carrello e prova ad andarsene per i cazzi suoi con la cassiera che urlando “ma proprio oggi dovevo rientrare dalle ferie cazzo” si precipita nell’atrio a fermare il vecchio furbastro. Ne nasce una lite a cui assisto svuotato da ogni voglia di vivere mentre tengo in mano quattro uova e un litro di latte, la cassiera che trattiene il carrello, il vecchio che vuole andarsene strillando. Tutto si conclude con il vecchio che tirando a terra tutti i santi russi conosciuti durante la campagna di Russia della seconda guerra mondiale, decide che “Basta con sta spesa porca puttana” e versa tutti gli articoli sulla cassa, imprecando e richiamando sua moglie urlando in mezzo al supermercato, lasciandoci tutti di sasso mentre la trascina via.
Però tutto bene dico, inspirando ed espirando…”A sto punto possiamo andare avanti dai”, se non fosse che il destino è un abile sceneggiatore e quindi, mettiamoci pure il figlio di quella davanti a me che strilla perché non vuole mollare il giocattolo da passare sul codice a barre, frequenze ultrasoniche nelle orecchie che innescano tutti quei microprocedimenti chimici che portano all’omicidio di infanti che Erode fatti da parte. Non ho poi ben capito come sia finita la faccenda, forse hanno passato direttamente il bimbo sullo scanner o forse ha semplicemente preso una sberla…ma la mia mente ormai cercava rifugio in mondi lontani da quel posto di merda, tra galassie remote, esoplaneti senza nessun essere umano a molestarmi la psiche…solo mari viola,cieli verdi, alberi e forse qualche animale…ma non troppi, massimo dieci.


Giu 29 2015

Lei

Era appoggiata al bancone del bar che avevo scelto come punto di ritrovo con il solito amico. Col suo solito ritardo. La vedo dal tavolo sul quale stavo sorseggiando un calice di prosecco. Sembra lei ma non ne sono sicuro, in fondo non l’ho mai vista così elegante. Deve aver sentito i miei occhi addosso visto che si gira e mi sorprende mentre la fisso insistentemente.
Abbozzo un sorriso e salvo il salvabile: “Sei la maratoneta giusto?”
“Come scusa?” risponde lei come se stessi parlando un’altra lingua.
“Sì dai, la ragazza che corre sul lungomare.”
“Ah sì…mi ricordo di te…”
“Finalmente tutti e due fermi…Ti prego, siediti, sto aspettando una persona, ma intanto potresti bere qualcosa con me” le faccio mentre mi alzo con la stessa galanteria che i nobili usavano con le dame.
Prova a rifiutare, ma forse per evitare altri imbarazzi demorde quasi subito.
“Solo 5 minuti, però.”
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Ott 19 2014

Lettera a un’ipocrita

Se ne stava lì, ogni volta che per qualche motivo riviveva qualcosa che avevano condiviso insieme, se ne stava lì a ripercorrere la loro storia, le loro parole, le loro verità, quelle che nessun altro all’infuori di loro avrebbero potuto capire e conoscere. Nessuno. Quella verità così autentica che per non mischiarla con quanto di più misero e meschino c’era stato tra loro non andava nemmeno detta, quella verità così profonda e scandalosa che per pudore o per vergogna o per colpa o per paura non andava nemmeno ammessa. Talmente fragile che solo a pronunciarla si sarebbe incrinata: era meglio lasciarla lì, sepolta, ammantata da un velo perso e polveroso, come perso e polveroso era il cuore di lei. Lasciata là, nascosta dove nessuno l’avrebbe più potuta raggiungere, e guai a ritirarla fuori. Quella sopita verità era una reazione nucleare, e se fosse stata innescata avrebbe distrutto tutto quanto e spazzato via ogni cosa, in modo da poter ricostruire sulle macerie secondo il proprio disegno di vita e amore. Quella verità era un’arma che nessuno dei due aveva il coraggio di usare, né chi l’aveva creata, né chi la custodiva ancora nell’angolo più nascosto e solo del cuore. No, era meglio lasciarla lì sepolta, in attesa che molti anni dopo, per caso, qualcuno la ritrovasse sotto mezzo metro di terra, arrugginita, spenta ed innocua.

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Ago 25 2013

Le parole

Le soffitte sono la storia delle persone che le hanno abitate. Capita che trovi un numero di telefono di una casa in vendita, capita che ti incontri col proprietario, capita che per qualche motivo sia smanioso di farti vedere anche la soffitta. Capita che lui debba rispondere ad una chiamata riservata e si allontani e tu ti ritrovi tra la polvere, vecchie memorie sbiadite, e una grossa cassa appoggiata a muro. Sapete quelle casse semi-rigide, sempre di color rossastro/marrone, dalle pareti finissime e rinforzate sugli angoli da decorazioni in metallo opaco? Ecco quelle.
Se fossi stato in un film avrei soffiato via la polvere alzando una nuvola di scintille verso il fascio di luce che passava dalla finestrella lì a lato, ma di impolverarmi oltre non ne avevo voglia.
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Nov 6 2012

Non riciclabile

Che cazzo scrivo?

Guarda che avere voglia di scrivere non sempre è sintomo di avere qualcosa da mettere su carta, altrimenti sarei già un romanziere e la realtà dei fatti non sarebbero tre storielle accennate in due pagine, senza inizio, fine e personaggi. Dovrei pubblicare un libro con le prime venti pagine scritte da me e le restanti bianche, completamente vuote, cosi le riempono gli altri, che magari non hanno il mio sonno, la mia non voglia di lavorare, i miei puntini di sospensione nel cervello.

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Set 10 2012

Serpente umano

Qualcuno è morto e sono seduto in una stanza.

Ho parenti e altra gente di fianco, seduti su divani vecchi ma tenuti perfettamente da una maniaca dell’ordine e della pulizia. Tutto sembra cosi tristemente poco vissuto ed ovattato che mi sento una comparsa dentro un set cinematografico. Parlano di come sia successo mentre io non riesco a fare altro che fissare la tenda bianca che ho di fronte. Sento un messaggio che mi arriva sul cellulare ma non posso leggerlo anche se vorrei, perchè potrebbe essere lei. Faccio finta di andare in bagno con una scusa, mi chiudo dentro e leggo, al buio.C’è solo un rumore, sordo, che proviene dalle pareti come di un motore a bassi regimi o il condizionatore nella cucetta di una nave mentre dall’altra stanza sento delle grida, segno che la ricostruzione degli eventi prosegue anzi, ricomincia per l’ennesima volta. Mi lavo le mani mentre mi fisso allo specchio. Oggi sono decisamente poco attraente, stanco, le occhiaie profonde con i riflessi verdi che arrivano dalle piastrelle del bagno che mi rendono malaticcio, gli occhi più cupi del solito.

‘Faccio schifo’ è la sentenza.

Ritorno di là ma stavolta scelgo una sedia lontana, rinuncio alla comodità della poltrona in pelle per potermi fare i cazzi miei senza scuse. Attorno, continua la discusione fra gli affranti e al morto se ne aggiungono altri

“…si è impiccato da solo, ha dovuto inginocchiarsi per farlo…”

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Apr 14 2012

La quasi fine del mondo (parte prima?)

Era una sera di aprile quando tutte le strade del mondo sparirono. Io me ne tornavo verso casa, maledicendo il mio insistere nell’uscire in maglietta, convinto che la temperatura estiva del pomeriggio rimanesse alterata anche di sera, ed infatti pioveva e faceva freddo.

Mentre maledicevo ogni singola goccia che mi cadeva addosso come un guanto di sfida, sentii un grande ed inaspettato vuoto sotto di me. Non so esattamente come riusciì ad aggrapparmi a quello che da quel giorno considerai la più grande invenzione dell’uomo, il lampione. La cosa strana di quel fastidioso evento infatti, è che solo le strade sparirono, in un improvviso istante, trascinate come per magia in una specie di silenzioso vuoto cosmico fluttuante.

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Mar 26 2012

Nemesi

 

Uomo di mezza età, occhiali dalla montatura in plastica marrone, occhi vispi azzurri, sottili, quasi crudeli nel taglio. Bocca serrata e dura, non un sorriso, si apre solo mentre l’uomo parla con se stesso, in assoluto silenzio muovendo lievemente le labbra. Stempiatura, giacca marrone, maglioncino azzurro, scarpe in pelle chiara. A volte lo vedo parlare con qualcuno dell’autobus. Stranieri, persone anziane, donne ma non capisco se le conosca davvero o se le stia solo importunando. Non ha routine, non ha orario, prende l’autobus quando lo prendo io, all’andata, e allo stesso modo, al ritorno. Il problema è che io lo prendo sempre ad orari diversi, perchè vado in centro quando ne ho voglia, o quando devo consegnare un lavoro. Capita che sia la mattina, il pomeriggio o la sera. Posso tornare a casa alle undici di mattina, alle nove di sera o a mezzogiorno, ma lui è li su quell’autobus. Una sorta di incredibile coincidenza.

Com’è possibile?
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Mar 20 2012

Un cucchiaio, una persona migliore.

Ci sono cose che proprio non riesco a fare, come rispettare i limiti di velocità, valutare una misura ad occhio oppure ricordarmi i nomi delle vie intorno a casa mia. Sbucciare la frutta è una di queste; che sia una mela, un mandarino o un kiwi, sono un totale impedito, spreco fette di frutta grosse come bistecche, lascio pezzi di buccia in giro nemmeno fossero coriandoli al carnevale di Rio e giustamente, quando vado a mangiare il frutto, mi accorgo orrendamente, che oltre essere diventato grande la metà, fastidiosi nano-millimetri di buccia sono ancora disseminati sulla polpa. Tra tutti i frutti, ho una predilezione proprio per i Kiwi ma il destino beffardo vuole che sia uno dei pochi frutti di cui non puoi mangiare la buccia perchè solo all’idea di mettermi in bocca quella sottospecie di pelliccia mi fa venire la nausea. Una situazione insostenibile fino al 17 Marzo 2012.
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Gen 18 2012

Apolitico

Un sacco di gente mi chiede perché non vado a votare, mi insulta dandomi del cretino, mi ammonisce e mi ricorda i miei doveri da cittadino, l’importanza di dare il mio contributo per la democrazia italiana e io faccio fatica a rispondere, rifugiandomi in frasi pre-programmate che mi diano un minimo di credibilità.

C’è la risposta religiosa: “Credo che un giorno sarà Dio\Giove\una qualsiasi divinità con più di due braccia a giudicarci e governarci, io aspetto trepidante quel giorno…” con tanto di espressione mistica.

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Mag 23 2011

Red lights: bagliori rossi lungo la linea dell’orizzonte

Rossa è la luna di questi giorni, bassa e minacciosa, con nubi nere che assorbono i suoi bagliori e si trasformano in spirali e fumi tenebrosi. Rosse sono le luci delle pale eoliche lungo le colline che vedo all’orizzonte. “Red Lights” è la splendida canzone dei Vib Gyor che ascolto al momento, mentre costruisco mentalmente un nuovo pezzo da scrivere, senza nemmeno sapere dove andrò a parare. Sto percorrendo la strada per rientrare a casa, è notte fonda ed ho solo le “red lights” dei lampioni stradali alle mie spalle e di quella strana luna, sempre più bassa e malevola. Nel buio, camminando a memoria ripenso ad una frase che mi ha lasciato parecchio perplesso.

Ero in giro, ed un uomo di sessant’anni ha chiesto ad un altro uomo della sua età:

“Tu sei un giardiniere vero?”

Risposta affermativa e sicura.
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Mag 17 2011

L’arte dei piccoli gesti.

A casa mia è mia madre quella con più manualità, la pittrice, l’artista, quella precisa e ordinata. Ovvio, anch’io sono un artista ma insomma, è lei che riusciva a far stare dentro un cassetto 80 magliette, o a chiudere una delle mie valige da weekend, che di solito contiene vestiti per un mese.
Però ci sono dei momenti in cui nemmeno lei riesce a stare al passo, in cui, se mi serve un tocco da vero esperto, devo chiedere a mio padre. Oggi è proprio uno di quei casi speciali; devo partire e ciò significa che devo sistemare quei due-tre affari urgenti prima di prendere l’ennesimo aereo. Tra questi “affaruncoli” c’è anche quello di spedire un dannato pacco dall’altra parte dell’Italia.

Ora, non ho scatole adatte, sono un disastro in queste cose e sinceramente, ho veramente poco tempo da dedicare alle operazioni di bricolage che oltre ad annoiarmi si risolvono in tragedia, quindi non mi resta che chiedere al boss, mio padre, per fare un lavoro fatto bene.
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Mag 15 2011

Lo s-comfort-o dell’ammiraglio (una notte da pecore)

Mi piace la moquette solitamente. Di solito mi piace si. Quando è bella morbida, alta due dita, elegante e raffinata mi piace, si. Non la preferirei mai ad un buon pavimento in ceramica o parquet ma solitamente mi piace, si.

Questa non mi piace invece, sembra un enorme tappeto persiano neo futurista, dove tutti i ricami e i motivi floreali sono diventati dei quadrati blu con dentro dei quadrati gialli, con lo sfondo color porpora e orrende scritte “Admiral” giallo-verdi-pisciodicammello. Salutiamo la simpatica e sorridente receptionista (ma che bella parola che ho scritto), gli rubiamo una trentina di penne rosse e gli dimostriamo utilizzando validi documenti d’identità che abbiamo tutto il diritto di stare lì.

L’ingresso è pieno di slottomacchine, la gente meccanicamente inserisce monete e spera che gli vengano cordialmente restituite altre monete, di solito in quantità maggiore di quella inserita. Ma non è una roba naturale, perchè in natura se pianto qualcosa ci vogliono mesi perchè il terreno mi restituisca dei frutti, non può succedere tutto in pochi secondi. Innaturale. Ed infatti perdono.
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Mag 13 2011

Impara l’arte e mettila su una sedia…

Gli occhi sono fissi nel buio quando le dieci luci si accendono all’unisono.

Sedie sopra lunghe assi di legno consunto, martoriate da tacchi a spillo, piedi, passi di danza, oggetti trascinati e fatti cadere.

Tende rosse e nere accartocciate agli angoli, pesanti e tetre.

C’è chi non vede perchè ha qualcuno davanti, proprio su una sedia, ma quelli si alzano, convergono verso le assi antiche. Altre sedie e voci e tu solo ora capisci di essere un oggetto di quella fantastica visione e sta solo a te capire cosa sei. Un estintore? Una porta? Un passante? O un semplice spettatore esterno, che si perde la magia?
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