Apr 30 2011

Fuoco e bombe. Si stava meglio quando si stava peggio.

Una nube grigia e pesante copre completamente la cima del Monte Monarco, una collinetta di 400 metri che vedo dalla finestra di camera mia. Da piccolo credevo che fosse un vulcano, per la cima piatta e la forma conica. Poi crescendo ho capito che è solo un ammasso di sassi come gli altri, anche se questa nube lo fa ritornare ai fasti della mia infanzia. Sembra stia eruttando e gettando fumo, pur sapendo che si tratta solo di cumulonembi a bassa quota, carichi di pioggia, intenti a rovinarmi la serata a base di cena fuori, Ron Zacapa 23 e Jazz club.

Ora, oltre al fumo i vulcani sputano fuoco. Si lo so, in realtà è magma e lava, dategli il nome che volete ma in soldoni è roba che brucia, come stava bruciando il server che contiene Malditesto. Che poi in realtà è stato un microincendio in uno stanzino con una scopa, due generatori e tre batterie, nulla di serio, però per un po’ l’idea di perdere tutto quanto e dover reiniziare da zero a scrivere mi è ronzata nella mente. Giornata ricca di pensieri oggi.
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Apr 17 2011

Un pugno. Due dollari.

Se una giornata inizia male e continua peggio non può che finire in tragedia se la sfiga ce l’ha con te.

Giornata di lavoro intensa, ma con in programma di finire per le 16:00 in azienda e scappare ad un appuntamento di lavoro in centro Varese, cosa che ovviamente salta a dispetto delle buone intenzioni. Alle 18:00 sono ancora in ufficio con il capo seduto affianco, che mi ruba un pezzo di scrivania alla volta, che vuole modificare, tagliare, rielaborare e reinviare. Gli rispiego per l’ennesima volta, almeno la terza in mezz’ora che sono in ritardo per un appuntamento di almeno un’ora e mezza. Esasperato dai miei sospiri di scoramento ad ogni suo “altri 5 minuti” mi grazia e mi lascia andare con riserva, puntualizzando il fatto che è tutta colpa mia che ‘domenica mattina parto e non torno fino a giovedi quando c’è un sacco di lavoro da fare’. Problemi suoi. Esco da lavoro e vado a prendere il pullman per risparmiare tempo, nessuna voglia di tornare a casa, cambiarmi, prendere la macchina e trovare pure parcheggio in quell’inferno di città.
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Apr 14 2011

Lettera d’amore

Era una notte di un paio di mesi fa, il giorno non me lo ricordo. Tornato da una serata con un amico, morale sotto i tacchi nonostante del bel tempo trascorso assieme e condizioni meteo perfette. Ricordo che scrissi questa lettera vicino alla finestra del balcone, di notte, con la mia fida e piccola lampada da tavolo nera. Non so perchè non accesi le luci della sala. Scritta a mano, con la mia grafia quasi antica, fitta, due pagine.

L’ho appena riletta tutta d’un fiato, senza pause e non ho dubbi che sia la lettera d’amore più bella di sempre. Avete presente la netta sensazione che le parole non bastino, che quello che volete davvero esprimere sia nella mente e vorreste “lanciare” quell’emozione, quel pensiero nel cuore dell’altro per farle capire tutto in un solo istante? La sensazione di sforzarsi e non riuscire a parlare e la disperazione che ne consegue? L’impotenza di non poter infondere di sangue e lacrime ogni parola che dite, ogni frase che scrivete? Con questa lettera non è cosi. Non potrei aggiungere nulla per migliorarla ne togliere qualche frase. Anche gli errori, con le correzioni a mano lasciate in vista, perchè è scritta di getto, dal cuore, fanno parte della sua poesia.
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Apr 3 2011

Aspetto, aspetto, aspetto…

La schiena è appoggiata ad un vetro freddo che ogni tanto mi scatena brividi lungo la schiena.

La gente passa, mi guarda, sorride e prosegue veloce, come ne “L’autostrada” di Silvestri…non ho le cuffie altrimenti ascolterei un po’ di musica almeno…
Il calore è quasi soffocante, mi sposto continuamente per cercare un po’ di aria negli angoli bui di questa stanza se non sono occupati da altra gente pensante…e aspetto.
La frenesia è tangibile, la pazienza che lentamente ti abbandona e cominci a pensare a mente libera per non lasciarsi intrappolare da quel ritmo che non ti appartiene. Ripenso alla notte prima…

Ho sognato. Un sogno angosciante e terribile.
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Mar 28 2011

Radio Uomo Solo

Benvenuti a tutti, se c’è ancora qualcuno in questo mondo…

Trasmetto nell’ennesima mattina di vuoto. Una scatoletta di carne essiccata per colazione, il mais è ormai quasi finito. Chissà per quanto ancora potrò mangiare.

Il sole si infrange sulle onde, la scogliera marrone brilla per il sale incrostato lungo le sue pareti taglienti. Una bella giornata. Chissà perchè poi. Chissà per chi poi.
Mancano i gabbiani in volo…sono settimane che non ne vedo uno…chissà se anche loro sono spariti come il resto del mondo. Il binocolo mi restituisce l’ennesimo orizzonte piatto..non una nave, una barca, una zattera. Non una luce nelle lunghe notti, quando sul tetto di questo faro ascolto l’unica voce che mi rimane, il vento, cosi freddo, insistente. Forte.
Mi rimane il cielo, mi resta il verde della macchia intricata che cresce orgogliosa tra le fessure di questo scoglio nell’oceano dal blu profondo e triste, questo muro circolare e la sua scala di legno di quercia ormai macchiato dalla salsedine. Mi resta questa radio, questa voce, il fuoco del camino e la speranza che non sia davvero rimasto solo. Ma oggi quella speranza è più debole che mai.
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Mar 24 2011

21 ore

Controllo ancora una volta l’orologio: le 5:20.

Decido di camminare di nuovo verso casa, la luce comincia a farsi più insistente.

La serata è stata divertente, anche se è finita da circa 2 ore e ancora una volta, sono l’unico rimasto sveglio. Non ho sonno, non riesco a dormire. Succede cosi da almeno tre settimane per diversi motivi, salute, emotivi…anche voglia. Alla fine ho sempre considerato il dormire uno spreco di tempo e questa sveglia forzata mi sta portando a livelli di attività mai visti anche se ci sono dei lati negativi, soprattutto di pomeriggio.
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Mar 17 2011

Amsterdam battle

La pioggia bagna il cemento rendendolo lucido, le luci appese ad una stranissima tettoia, gigante e dalla forma di disco volante, si riflettono come luci strobo. Gradinate, una piazza, scalini, pieni di giovani. Bottiglie di birra rotte, coriandoli, gente di ogni tipo e io già rimpiango di non avere una macchina fotografica ragefinder nella tasca. Dannazione. Si respira la tipica aria del sobborgo malfamato di Milano insomma, non avevo dubbi.
L’interno del Barrio’s Cafe è cupo, non ci sono cameriere gentili, c’è solo un barista scontroso, vestito come un taglialegna,super impegnato che sbraita contro chiunque voglia aiutarlo. CI mette 10 minuti a servirmi una Vodka Lemon.
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Mar 14 2011

Sono un coglione

Mi considero fortunato, o almeno, abbastanza fortunato.
Ho i miei momenti no con i classici problemi della vita come succede a tutti ma ho una famiglia, persone che mi vogliono bene, una vita “agiata” e il lavoro. Su quest’ultimo aspetto soprattutto, mi considero davvero fortunato perché sono uno delle poche persone che non lo cerca no…è il lavoro che cerca me. Una settimana fa credevo di non averlo più ad esempio ma non ne ero minimamente preoccupato. Quattro giorni dopo ne avevo di nuovo due ed è sempre stato cosi dall’età di 22 anni.
La cosa bella del mio lavoro (che mi sono creato da zero, quindi qualche merito ce l’ho) è che mi occupa poche ore al giorno che oltretutto gestisco come voglio, mi lascia un sacco di tempo libero, mi diverte e soprattutto, mi rende bene. Stavo giusto cominciando a pensare a come occupare il resto del tempo quando sabato mattina arriva una chiamata inaspettata: un tizio aveva sentito da un tizio amico di una tizia che forse uno che si chiamava come me e con il mio numero di telefono sapeva fare in qualche modo un lavoro che a lui serviva.
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Mar 13 2011

Impossible blue

Meno di un cinquanta centimetri mi separano da lei…ed ho paura.

Paura che di nuovo quel triste grigio che adombra l’interno di quell’autobus venga nuovamente rischiarato dal colore perfetto dei suoi occhi…

“Continua a leggere…continua a leggere…” dico tra me e me, sperando che lei sia clemente.

Sapete…non ho mai distolto uno sguardo, a volte la prendo anche come una sfida per chi mi guarda e mi squadra. Fissarli negli occhi, finchè non li distolgano imbarazzati da quei secondi di incredibile difficoltà. Fissare negli occhi un estraneo per secondi che sembrano ore è snervante, ci vuole testa e volontà. E io non ho mai avuto un imbarazzo, credendo ciecamente nella forza del mio sguardo, ho sempre guardato negli occhi le persone, per fargli capire chi sono, cosa penso, per fargli capire che quando parlo io sono sincero e genuino.

Fino ad oggi…

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Mar 2 2011

Il viaggio (fasten seat belts while seated)

Ho un’infinita distesa di asfalto davanti a me, la pista di atterraggio. Lucida di pioggia, un pallido sole che illumina le pozze d’acqua e i mezzi color arancione, fermi, inoperosi, disposti quasi senza cura su quell’enorme manto nero. Attorno a me, gente poco entusiasta attende l’apertura dell’imbarco D10, che in uno sforzo di fantasia spirituale leggo come “Dio” ma che in realtà, è solo un imbuto grigio e giallo che si innesta in una triste torre disseminata di oblò. Manca ancora un’ora alla partenza.

La playlist casuale è spietata anche oggi, sembra scelta apposta per farmi stare male anche quando dovrei essere contento di tornare a “casa”, da chi mi ama, mi ascolta, mi accoglie. Triste non per quello che lascio, ma solo per quello che non troverò, una volta tornato. Arriva altra gente, qualcuno è già all’entrata dell’imbarco, come ad un concerto, per prendere i posti migliori sull’aereo. Dovranno stare in piedi per un po’ ma soprattutto…ne vale davvero la pena? Un’ora in piedi per avere un’ora di finestrino, probabilmente addormentati e annoiati, con gente affianco che nemmeno conosci. No, non credo…
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Feb 14 2011

Solo al sole

‘Come poteva farsi notare da lei?’

Era evidente, che oggi fosse distratta, tutte quelle rose…

Ad ogni ammiratore aveva detto di amare un colore diverso, il rosso della passione, il blu del mare, il bianco della purezza. Forse li prendeva in giro, forse amava tutti i colori o semplicemente, adorava far capire alle colleghe dell’ufficio che gli ammiratori erano tanti. Colleghe invidiose della sua bellezza, della sua simpatia, della sua intelligenza.

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Feb 7 2011

Cinema Nuovo

La strada che percorro non è delle migliori. Non per il manto, nè per la posizione, ma per i palazzi che la circondano, brutti, vecchi, fatiscenti, con gente poco raccomandabile che ci gira attorno e che ci vive dentro. Litigano, urlano di fronte a bar dal look anni ’70 e negozi chiusi da tempo. Lanciano bottiglie davanti ad un edicola che non ho mai visto aperta in tutta la mia vita, con alberi tristi che osservano tutto. Immobili.
L’insegna del “Cinema Nuovo” brilla di un rosa acceso, incastonata in quell’enorme muro di cemento e quasi rischiara la tristezza che lo circonda.
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Feb 2 2011

Ariel

L’aria era densa e irrespirabile.

Carica di acqua, dall’odore di fumo. Sapore salmastro.

“Sto per morire?”

Ariel se lo chiedeva continuamente. Intorno, geyser eruttavano vapore e il caldo si faceva sempre più insopportabile. Le rocce, dure, marroni e affilate le tagliavano i piedi, ormai ridotti a grumi rossi.

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Gen 29 2011

Sigh No More: una storia d’amore

I portici sono la rovina di Varese. Migliaia di persone che scorrono, fluiscono e vivono dentro quei confini fatti di negozi e colonne. Asettici come corridoi di ospedale, angusti come recinti di filo spinato.

Se solo la gente vedesse il vero volto di Varese, i tetti, le facciate dei palazzi…

Non vedrebbero lo squallido grigiore che solo immaginano ma i colori pastello, superfici diverse che si intrecciano, ricami, gargoyles di bronzo ossidato, balconi che si lanciano in motivi floreali, mattoni multicolore e alberi…sullo sfondo, lungo i viali, sui tetti stessi. Se fotografassi solo questi particolari, gente che vive in questa città da anni non la riconoscerebbe, perchè ormai non guarda più in alto ma solo per terra, sempre più concentrata sui problemi materiali, sul sopravvivere, sullo stare sotto i portici.
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Gen 24 2011

Già fatto?

Mirco si era rimesso in macchina dopo la visita all’ospedale. Gli avevano fatto una puntura sulla chiappa, un ago piccolissimo in mezzo a tutto quel grasso e a quei muscoli, eppure gli faceva male. Era passata un’ora e oltre da quando gli avevano bucato il culo, e ancora gli faceva male.
Nel frattempo si era fatto anche un’ecografia all’addome. Gliel’aveva fatta una dottoressa che avrà avuto la sua età, forse meno, 28 anni massimo. Mirco si sentiva inutile col suo lavoro presso un call-center di aspirapolvere, un lavoro part-time, un part-time a progetto, mentre lei era dottoressa. Continua a leggere