Ott 30 2012

Dopo il fulmine…

Senti una canzone alla radio mentre stai comprando un maglione grigio-topo invernale sottocosto nel solito negozio. L’inizio è fantastico con un riff ipnotico, giusto tre note e la batteria, quasi dolce, in attesa dell’esplosione, del crescendo che ti aspetti. Che non arriva. Il resto non funziona, non è la voce ma è qualcosa nella melodia che non ti convince, non ti piace, tradisce. Era solo l’aspettativa che avevi alla fine, nella tua mente suonava diversa, ti faceva sentire bene, pieno di entusiasmo per aver trovato un’altra canzone importante nella tua vita ed invece ti ritrovi a maledire te stesso per non saper nemmeno tenere in mano una chitarra, perché con quella intro ci avresti fatto un capolavoro, artefice della propria colonna sonora. Le mie storie di amore sono come queste canzoni, al ‘ritornello’ non ci arrivo mai e non importa quanto brillante, dolce, affettuoso io possa essere. Tutte, prima o poi, scoprono la mia parte lontana e malinconica. Credono sia colpa loro ma è solo mia e da codardo le lascio nelle loro convinzioni perché mi fa comodo non pensarci, mentendo. Sono strano, non ho nemmeno le scarpe per camminare su una strada terrestre e voglio la luna e non parlo di successo ma soltanto ‘vedere’ e ‘sapere’ cose che nessuno conosce per poi vivere per sempre visto che la morte e la vecchiaia mi terrorizzano. Forse è per queste che le mie donne devono essere sempre più giovani e belle mentre io divento sempre più vecchio e brutto e con il tempo, ed è inevitabile, le scopro inadatte a seguirmi nei miei mondi di fantasia e sogni troppo astratti per poterli spiegare. Quindi mi allontano, per non essere obbligato a diventare concreto e impegnato, per essere solo ma libero, perché chi mi segue deve rispettare i silenzi che mi servono, percepire il mio caos tollerandolo. Starmi vicino, ma alla dovuta distanza. Insostenibile, ingiusto, egoista. Insostenibilmente ed egoisticamente ingiusto, ed è inevitabile che ci si lasci anzi, che mi lascino con io che soffro per mesi, continuando a non capire cosa voglio, cosa sbaglio o meglio, cosa davvero mi serve.

Sembra un pensiero eccessivamente lungo, grammaticalmente scorretto ma che si riassume nella parola ‘insoddisfazione’. Non cronica, temporanea. Non pessimista, ma temporanea.

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Gen 25 2012

Vapore

Mi ero messo stupidamente a contare le piastrelle che mi circondavano. La logica non era nemmeno sbagliata, avevo inizato contando le file, per poi passare alle colonne per ogni parete. Ma ci sono finestre, porte e vasche da bagno di mezzo, quindi per ogni parete avrei dovuto contare singolarmente le piastrelle e poi? Una volta passata mezz’ora e una volta scoperto il numero di piastrelle nel mio bagno, cosa ne avrei guadagnato? Se avessi voluto cambiarle, prendendo qualche ceramica stravagante hi-tech, avrei saputo il numero esatto delle piastrelle che mi servivano, ma non ne ho nessuna intenzione.

Un muro di selvaggi pensieri mentre l’acqua calda mi culla, al punto che voglio dormire. Il vapore emanato dal rubinetto-geyser continua ad ammassarsi su muri, superfici di legno e mura, porte, specchi, giornali dimenticati. Lascio giustamente l’acqua a pieno regime, temperatura draconica a livello ustione, fiumi di energia e di acqua da orrendo sprecone quale sono. Un mostro insensibile. Io lo ammetto, non avrei nessun problema a mangiarmi un animale in via di estinzione se appropriatamente condito. Balene, delfini, squali. Eviterei solo gli animali che mi fanno schifo, tipo il koala, il bradipo, o il panda. Però tutti gli altri si. Dannato Adamo e la sua mela. Io avrei sgozzato un cinghiale al suo posto.
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