Ott 7 2011

Half Job

Ieri è morto Steve Jobs, una cosa che sapete sicuramente tutti, come saprete chi è, cosa ha fatto; la sua morte mi ha dato parecchio da pensare . Sapete, credo che sia la dimostrazione di quanto siamo piccoli e fragili di fronte agli eventi. Puoi essere un genio, avere miliardi di dollari ma nello stesso tempo, essere l’uomo più impotente e vulnerabile del mondo.

Probabilmente anche questo pezzo finirà come gli altri, stupide lezioni di vita, melense, ascoltate e lette centomila altre volte, un remake del “cogli l’attimo” stra-abusato. Io però vorrei crederci davvero, sforzarmi, e applicare nella mia vita tutto questo.

Jobs è morto a 56 anni, io ne ho 28, la metà esatta. Ho una frazione del talento e delle capacità di Jobs e nessuna possibilità di creare e sconvolgere il mondo come lui ha fatto. Però, sono sicuro che Steve (scusa, mi permetto di chiamarti cosi, come se fossimo amici), avrebbe rinunciato a tutto quello che ha creato, i soldi, la fama e il successo, per poter godere di altri 10 anni di tramonti, di onde che si infrangono sulle rocce, sguardi di donna, sorrisi, lacrime, foreste, i mille sapori del mondo.

Perchè è questa la verità.

Io solo ora sto cogliendo le prime soddisfazioni; il mio primo grosso progetto per un cliente importante, le mie foto che hanno successo e sinceri apprezzamenti da gente che fino a ieri consideravo mostri sacri inavvicinabili e intoccabili…

Però quando cerco di ricordare il pensiero felice, quello che in ‘Hook, capitano uncino’ ti permetteva di volare, ecco, non mi vengono in mente le soddisfazioni economiche e personali ma solo una notte di ferragosto, con mezza bottiglia di Rum in corpo, la luna che rischiarava la spiaggia, i fuochi d’artificio lontani e io che chiacchero con un amico mentre galleggio nel mare, calmo e caldo.

Felice.

Davvero, non serve altro.


Feb 25 2011

Riflessioni/rifrazioni/direzioni

Sono al telefono con un’amica. Le voglio bene, anche perchè spesso ci ritroviamo nelle stesse situazioni e ci diciamo le cose che vogliamo sentirci dire. Periodo difficile per lei, come per me. Sono risoluto, logico, pragmatico, forse anche duro quando le parlo, ma è quello che al momento le serve ed è anche quello che al momento MI servirebbe, ma con me stesso non riesco ad esserlo.
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Feb 22 2011

La fine e l’inizio

Da quanto i giorni si somigliano? Non li conto da un po’ ma sono tanti.

Non è la pioggia, il freddo, la nebbia, il sole, le nuvole, le persone. Niente di tutto cio’ che rende un giorno diverso dagli altri. La differenza è dentro di noi, quando succede qualcosa o peggio, quando non succede niente. Non solo routine, ma il “vuoto” di qualcosa che ti manca e che non ci sarà. Sogni la notte, lo immagini continuamente, decine di futuri alternativi in cui davvero le cose funzionano, ma poi ti svegli e nulla. Nessuno di quei futuri è reale, non lo sarà mai, c’è solo il presente e l’inedia di cui soffre.
Allora succede che fissi un foglio bianco per giorni. Cominci dopo aver fissato il telefono, uno schermo, un nome, e dopo che capisci che le vie si sono davvero separate ti rimane solo quel foglio bianco. I giorni scorrono, sempre uguali, sempre infelici e quel foglio rimane bianco, lindo, intonso.
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Gen 10 2011

Into the “Why?”

“No cosi sbagli…devi usare questa…”

Manu mi stava parlando, nella sua mano una spugna morbida. Sorride, nonostante il delitto che sto commettendo ai danni della pentola di alluminio.

“Cazzo scusa…non so dove ho la testa oggi”

Metto giù la paglietta metallica e con la spugna ricomincio a togliere le incrostazioni bruciate dalla padella.

“Non so come ho fatto a bruciare tutto…”

“…e a usare le cose sbagliate per ripulire” mi sorride Manu.

“Già…anche quello…”

“A cosa pensi?”
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Ott 29 2010

Quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta bartali.

Oggi ho preso ferie.

Che siccome mi pareva brutto stare davanti al pc pure dopo aver preso ferie, anche se ammetto di essere stato molto tentato, ho deciso di andare a fare un giro in bici.
Saranno stati minimo 2 mesi che non inforcavo una bicicletta, e prima di quella occasione chissà quanto tempo.
Oh, che poi pare che facciamo apposta ma anche in questo racconto si parla di binari. Sarà un caso che ci li abbiamo tutti vicino casa. Che uno va in ferie per non averci a che fare coi binari e si ritrova ad averci problemi lo stesso. Che poi pensavo, i binari si chiamano binari perché sono due, ma uno senza l’altro non può essere un binario. In due sono binari, in uno non sono nulla, al massimo una lunga rotaia di ferro. Non vi pare?
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Ott 16 2010

La sconfitta è un’illusione

La vecchia stazione, gialla a righe rosse era abbandonata da tempo. Le porte con vetri in frantumi e vernice scrostata, graffiti all’interno e vecchi distributori di merendine completamente sfondati.
I binari arrugginiti aspettavano treni che non sarebbero più passati e delle tre panchine sulla banchina passeggeri solo una conservava una qualche utilità.

Su questa panchina sedeva un vecchio.
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Ott 7 2010

Out of Memory

Esco a trovare un po’ di amici. 5 euro dentro il portafogli e la carta bancomat. Apro il portone e la strada è bagnata, la luce dei lampioni rivela una pioggia finissima ma insistente. Salgo in macchina, direzione banca. La solita dove vado a fare bancomat anche se non è la filiale dove mi servo. Secondo me là dentro hanno la mia foto con su scritto “WANTED”. Saranno 5 anni che faccio regolarmente bancomat lì e non ho mai visto la faccia di un impiegato. Ci sono andato anche la settimana scorsa, quando ho ritirato 50 euro senza problemi. Infilo la tessera, guardo il tastierino e solo una frase nella testa: “e adesso quale cazzo è il codice?”
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Ott 6 2010

La magica strettoia

Strana la vita. Mi ritrovo ad aspettare quando di solito corro. Ho 3 vecchietti davanti a me all’uscita da un cinema, camminiamo lungo una strettoia di qualche metro ma stranamente, rimango dietro, tengo il loro passo e non li supero imprecando come farei di solito. La cosa mi stupisce, è forse un segno?

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Ott 5 2010

50 sporchi millisecondi

TLAC!

Incredibile come un semplice gesto, piccolo, istantaneo e banale possa trasformarsi in tragedia

TLAC!

Quanti destini sono cambiati per un gesto, vite spezzate da un pollice verso, città distrutte da un pulsante premuto, destini stravolti da una semplice firma…

TLAC!

Che Dio maledica i piccoli, istantanei e banali gesti. 50 dannati millisecondi.

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Ott 5 2010

Destra o sinistra?

‘Ce l’ha con me?’

La ragazza stava gesticolando verso la mia direzione. Mi giro; tutti gli altri passeggere del pullman sono tranquillamente seduti, l’unico in piedi e girato verso la strada sono io.

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