Ott 10 2011

Il calcio sui maccheroni

E poi ci sono i giorni in cui ti dicono: “Non capisci mai niente”, e non puoi nemmeno dargli torto perché non ha mai capito se ti dicono “non capisci mai niente” oppure “Non capisci! Sai niente!”. Come a dire che loro sanno tutto.
Quasi che poi fosse tutto chiaro, che poi fosse tutto limpido, che poi fosse tutto pronto. Che poi fosse, che poi fosse, che poi fosse. Del senno di poi sono piene le fosse, dico io. Il congiuntivo implica incertezza. Peggio ancora quando è imperfetto. E se fosse così? E se fosse colà? Il congiuntivo ci rende mortali, è per questo che abbiamo i piedi nelle fosse, e non nell’è, o nell’era. Ma quale era poi? La nostra era?
Prendiamo la nostra era allora, e prendiamo quelle scorse. Siamo passati dai nobili sui cavalli ai cavalli sui mobili. Adesso andiamo in giro con la macchina. Abbiamo acquistato mobilità ma abbiamo perso nobilità. Vedete che non si capisce allora? Io perciò vado a metano, che è un gas e anche se non è nobile porto pazienza. Vado piano, non inquino e non consumo. Guido un autonobile, io. Continua a leggere


Apr 22 2011

La sconclusionata cura per la pazzia \ Nurofen contro Kaufman

Un film mi ha sconvolto. Mi ha fatto pensare ad un sacco di cose in un unico pensiero.

Qualche anno fa mi chiedevo sempre perchè non piangessi mai. Moriva gente cara e non piangevo, soffrivo come un cane e non piangevo, mi sono rotto 15 ossa in una volta e non ho pianto. Mi chiedevo “sono cosi insensibile?” oppure “possibile che non me ne freghi nulla?”. I morti le disgrazie, niente più che un eco lontano. Mi spaventava questa cosa. Ero forse un mostro? Piangevo sui film, per Forrest Gump, per Pearl Harbour. Non per mio nonno o per il mio primo amore, morto a vent’anni. Eppure mi dispiaceva da morire. Poi tutto ad un tratto le lacrime scorrevano anche nella vita reale con gli interessi, dopo anni. Piangevo per mio nonno, per il mio primo amore, per mille cose. Perchè lo scrivo? Non lo so, ma penso che c’entri qualcosa.

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