Apr 10 2011

E alla fine…perchè no? Sì.

Serata strepitosa si, conosci nuova gente si, stai in giro, mezza lombardia in macchina, parli tantissimo, di tutto, stai bene, ti diverti sì. Un tuo amico ti chiama alle 2:43, ubriaco, ha mangiato indiano, dietro la sua ragazza parla con i suoi amici , ti chiede “Dove siete? Stiamo andando via dai navigli, ci vediamo no, forse, facciamo la prossima volta? Sei un grande, ti stimo”. Sì anche a questo.

Insegui una macchina rossa, la guardi da due ore e non capisci che macchina è, loro guidano il trenino, ciao alla bionda e alla mora, ricorderò ancora i vostri nomi domani? Sì..o forse no. Simpatiche sì, ma la macchina proprio non mi piace, ne davanti ne dietro, con il navigatore per i navigli, e ci siamo persi ancora, si. Anch’io ho una macchina si, d’epoca e di Milano, del ’69, bella come la morte ma non funziona, però è bella si.
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Mar 17 2011

Amsterdam battle

La pioggia bagna il cemento rendendolo lucido, le luci appese ad una stranissima tettoia, gigante e dalla forma di disco volante, si riflettono come luci strobo. Gradinate, una piazza, scalini, pieni di giovani. Bottiglie di birra rotte, coriandoli, gente di ogni tipo e io già rimpiango di non avere una macchina fotografica ragefinder nella tasca. Dannazione. Si respira la tipica aria del sobborgo malfamato di Milano insomma, non avevo dubbi.
L’interno del Barrio’s Cafe è cupo, non ci sono cameriere gentili, c’è solo un barista scontroso, vestito come un taglialegna,super impegnato che sbraita contro chiunque voglia aiutarlo. CI mette 10 minuti a servirmi una Vodka Lemon.
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Mar 2 2011

Il viaggio (fasten seat belts while seated)

Ho un’infinita distesa di asfalto davanti a me, la pista di atterraggio. Lucida di pioggia, un pallido sole che illumina le pozze d’acqua e i mezzi color arancione, fermi, inoperosi, disposti quasi senza cura su quell’enorme manto nero. Attorno a me, gente poco entusiasta attende l’apertura dell’imbarco D10, che in uno sforzo di fantasia spirituale leggo come “Dio” ma che in realtà, è solo un imbuto grigio e giallo che si innesta in una triste torre disseminata di oblò. Manca ancora un’ora alla partenza.

La playlist casuale è spietata anche oggi, sembra scelta apposta per farmi stare male anche quando dovrei essere contento di tornare a “casa”, da chi mi ama, mi ascolta, mi accoglie. Triste non per quello che lascio, ma solo per quello che non troverò, una volta tornato. Arriva altra gente, qualcuno è già all’entrata dell’imbarco, come ad un concerto, per prendere i posti migliori sull’aereo. Dovranno stare in piedi per un po’ ma soprattutto…ne vale davvero la pena? Un’ora in piedi per avere un’ora di finestrino, probabilmente addormentati e annoiati, con gente affianco che nemmeno conosci. No, non credo…
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