Set 10 2012

Serpente umano

Qualcuno è morto e sono seduto in una stanza.

Ho parenti e altra gente di fianco, seduti su divani vecchi ma tenuti perfettamente da una maniaca dell’ordine e della pulizia. Tutto sembra cosi tristemente poco vissuto ed ovattato che mi sento una comparsa dentro un set cinematografico. Parlano di come sia successo mentre io non riesco a fare altro che fissare la tenda bianca che ho di fronte. Sento un messaggio che mi arriva sul cellulare ma non posso leggerlo anche se vorrei, perchè potrebbe essere lei. Faccio finta di andare in bagno con una scusa, mi chiudo dentro e leggo, al buio.C’è solo un rumore, sordo, che proviene dalle pareti come di un motore a bassi regimi o il condizionatore nella cucetta di una nave mentre dall’altra stanza sento delle grida, segno che la ricostruzione degli eventi prosegue anzi, ricomincia per l’ennesima volta. Mi lavo le mani mentre mi fisso allo specchio. Oggi sono decisamente poco attraente, stanco, le occhiaie profonde con i riflessi verdi che arrivano dalle piastrelle del bagno che mi rendono malaticcio, gli occhi più cupi del solito.

‘Faccio schifo’ è la sentenza.

Ritorno di là ma stavolta scelgo una sedia lontana, rinuncio alla comodità della poltrona in pelle per potermi fare i cazzi miei senza scuse. Attorno, continua la discusione fra gli affranti e al morto se ne aggiungono altri

“…si è impiccato da solo, ha dovuto inginocchiarsi per farlo…”

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Ott 7 2011

Half Job

Ieri è morto Steve Jobs, una cosa che sapete sicuramente tutti, come saprete chi è, cosa ha fatto; la sua morte mi ha dato parecchio da pensare . Sapete, credo che sia la dimostrazione di quanto siamo piccoli e fragili di fronte agli eventi. Puoi essere un genio, avere miliardi di dollari ma nello stesso tempo, essere l’uomo più impotente e vulnerabile del mondo.

Probabilmente anche questo pezzo finirà come gli altri, stupide lezioni di vita, melense, ascoltate e lette centomila altre volte, un remake del “cogli l’attimo” stra-abusato. Io però vorrei crederci davvero, sforzarmi, e applicare nella mia vita tutto questo.

Jobs è morto a 56 anni, io ne ho 28, la metà esatta. Ho una frazione del talento e delle capacità di Jobs e nessuna possibilità di creare e sconvolgere il mondo come lui ha fatto. Però, sono sicuro che Steve (scusa, mi permetto di chiamarti cosi, come se fossimo amici), avrebbe rinunciato a tutto quello che ha creato, i soldi, la fama e il successo, per poter godere di altri 10 anni di tramonti, di onde che si infrangono sulle rocce, sguardi di donna, sorrisi, lacrime, foreste, i mille sapori del mondo.

Perchè è questa la verità.

Io solo ora sto cogliendo le prime soddisfazioni; il mio primo grosso progetto per un cliente importante, le mie foto che hanno successo e sinceri apprezzamenti da gente che fino a ieri consideravo mostri sacri inavvicinabili e intoccabili…

Però quando cerco di ricordare il pensiero felice, quello che in ‘Hook, capitano uncino’ ti permetteva di volare, ecco, non mi vengono in mente le soddisfazioni economiche e personali ma solo una notte di ferragosto, con mezza bottiglia di Rum in corpo, la luna che rischiarava la spiaggia, i fuochi d’artificio lontani e io che chiacchero con un amico mentre galleggio nel mare, calmo e caldo.

Felice.

Davvero, non serve altro.


Mar 7 2011

Giudizio Universale

Sarà stato il mix di vodka e redbull ma non ho voglia di dormire nonostante stanotte abbia dormito poco, per cui scrivo quello che mi sta passando per la testa, anche se non ha né capo né coda o se può essere banale. Ho visto un film, si chiama “Il Ladro di Orchidee”, parla di uno scrittore disadattato che tenta di scrivere una sceneggiatura tratta da un libro fittizio e dal titolo omonimo. Kaufam è il protagonista, un quarantenne stanco, grasso, goffo e timoroso dei rapporti umani. Continua a leggere


Feb 4 2011

Nero, rosso, grigio

La vita viene costruita sull’amore, sugli errori, sulla fiducia, sul risentimento.

Milioni di mattoni, rossi e neri, usati prima per costruire fondamenta e su cui si può costruire una casa. Milioni di mattoni che creano la stabilità, della vita e della felicità.
Molti mattoni si annullano tra di loro. Gli errori demoliscono la fiducia. La fiducia rinsalda l’amore, il risentimento lo distrugge. Il risentimento distrugge tutto, e l’unica possibile cura è il perdono.
Ci vuole un grande equilibrio perchè troppi mattoni neri, errori e risentimento, fanno crollare la casa, e l’amore rimane schiacciato dal peso delle responsabilità, invinghiato in una massa nera impossibile da districare. La fiducia, sprofonda e sparisce. Serve scavare a fondo e per tanto tempo per recuperarla dalle macerie del castello ma potrebbe essere comunque troppo tardi, perchè tutti quei mattoni neri e rossi con il tempo, la pioggia, il vento, la tristezza che scende come cenere vulcanica e che copre il mondo si trasformano in una matassa grigia indistinguibile in cui fiducia, risentimento, errori e amore si trasformano in un unico, immenso, triste “nulla”.
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Feb 2 2011

Ariel

L’aria era densa e irrespirabile.

Carica di acqua, dall’odore di fumo. Sapore salmastro.

“Sto per morire?”

Ariel se lo chiedeva continuamente. Intorno, geyser eruttavano vapore e il caldo si faceva sempre più insopportabile. Le rocce, dure, marroni e affilate le tagliavano i piedi, ormai ridotti a grumi rossi.

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Gen 27 2011

Non è uno scherzo, è una corda

Non immaginavo che morire impiccato sarebbe stata una cosa così lunga. Avevo sentito dire che si crepava per il collo spezzato ancora prima di soffocare, e invece no, forse ho sbagliato qualcosa, forse dovevo usare una corda più lunga, ma che ci posso fare se il mio appartamento è basso.
Ho tutto il tempo di fare questi ragionamenti mentre il mio corpo penzola come il cadavere che sarà. È un dolore atroce l’aria che ti manca, senti il tuo corpo come contorcersi su sé stesso a partire dalle dita dei piedi. Senti il sangue che ti pulsa nelle vene, sul collo, sulle tempie, da ogni parte. Immerso in tutto questo dolore sono ancora lucido però, e avrei tutto il tempo per tentare inutilmente di allentarmi la corda intorno al collo, reazioni istintive alla sopravvivenza, ma sono troppo stanco per farlo, troppo sconfitto per volerlo fare. Continua a leggere


Dic 16 2010

Induno harmonies

Odore che pervade l’aria.

Sgradevole, come di un corpo in putrefazione. Non sono io, sono appena uscito dalla doccia, addosso ho vestiti puliti. Sto camminando lungo la strada, villette con siepi monumentali ai lati, asfalto bucato e strappato come vittima di una lebbra sintetica, macchine dalla vernice martoriata dalla neve, un sole che illumina ma non scalda…e quell’odore nauseabondo.
“Qualche animale morto?” Dò un’occhiata ai lati, nulla. Eppure è forte e persistente, morte e cibo bruciato, fastidioso come un rimorso indelebile.
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Dic 13 2010

Buongiorno!

Succede che stamattina mi sono svegliato presto. Presto per le miei abitudini, anche se da poco più di un mese a questa parte gli orari sono questi. Non ho neanche acceso il notebook per perdere un po’ di tempo. Pillola, una corsa in bagno e via, verso il bar per la solita colazione. C’è il passaggio a livello chiuso, cazzo è sempre chiuso quel passaggio a livello, su un’ora credo che starà chiuso 10-15 minuti massimo, ma ogni volta che lo devi attraversare lo trovi chiuso.
Via cambio disco, che basta Pink Floyd, apro il vano portaoggetti, c’è una pila scomposta di CD, prendo il più comodo, è un masterizzato, non c’ho manco scritto sopra cos’è. Lo metto su lo stesso, che basta Pink Floyd.
Sono i Negrita, neanche ricordavo di averli. Da lì alla seconda traccia il passo è breve.

“Qualche giorno bastardo lo passo da me / rintanato e rinchiuso lo passo così / Così stanco di tutto e di tutti chissà… / questi giorni son giorni che vivo a metà. / E viaggio in un mondo che forse non c’è / tra cent’anni di libri e i miei sogni da star / e un bagaglio di giochi truccati perché / non mi viene la vita che voglio per me.”

Mi sento un po’ preso per il culo, ma la strada verso l’ufficio è corta, è routine, e in un attimo sono davanti alla porta. Qua è tutto chiuso da venerdì mattina, la stanza è fredda come un cadavere, ho anche dimenticato gli occhiali. La consolazione di dimenticarseli è che ci vedi piuttosto bene anche senza, altrimenti non li avresti dimenticati. Accendo la luce, accendo la caldaia.

E 13.

Ma che è stamattina??? Boh la fiamma arde lo stesso, il gas brucia, e i termosifoni si scaldano. Se salto per aria dite ai carabinieri che la caldaia dava errore E13. Mi dispiace solo per chi è rimasto senza sito. Glielo avevo detto che andava alla lunga, ma non immaginavo così alla lunga.
Che poi di lavorare proprio non ho voglia, e infatti sono qui che scrivo testo invece di codice, anche se io non dovrei essere qua prima di un’altra mezz’ora, e allora se perdo tempo non c’è nulla di male. Questo non significa che non lo perderò quando invece, di male, qualcosa ci sarà.

La mattina è cominciata dal verso giusto comunque, poteva cominciare in milioni di modi peggiori, e visto che le nove si avvicinano, e visto che l’ufficio si sta scaldando, e visto che anche senza occhiali le scritte mi sembrano più definite del solito, io mi levo il cappotto e mi preparo ad un’altra settimana di niente.

Buongiorno anche a voi!