Ott 24 2012

“Unavoltaemezza”

Ennesima mattina di lavoro che tristemente non è ancora abbastanza, prendo le chiavi da sopra il pianoforte antico che uso come armadio, dispenser, portagioie e migliore amico e la prima riflessione profonda che le mie sinapsi costruiscono è sull’incredibile capacità di quei pezzi di metallo di incastrarsi dentro anelli e portachiavi oltre che ancorarsi con invisibili ganci e punte a centrini ricamati vecchi di un secolo. Utilizzo la sacra tecnica del moto ondulatorio sbrogliatore, in pratica ‘agitare violentemente tenendo il mazzo per la chiave che ti serve’, scuotere con forza estrema, digrignando anche i denti se necessario, finché non si sente il tintinnio stile ‘mille grilli che rompono i coglioni a mezzanotte d’estate in aperta campagna’. A quel punto, con la mano ferita, perché è inevitabile, posso anche chiudere la porta.

Ma certe abitudini sbagliate non spariscono mai, come infilare le chiavi in tasca istintivamente.

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