Feb 25 2011

Riflessioni/rifrazioni/direzioni

Sono al telefono con un’amica. Le voglio bene, anche perchè spesso ci ritroviamo nelle stesse situazioni e ci diciamo le cose che vogliamo sentirci dire. Periodo difficile per lei, come per me. Sono risoluto, logico, pragmatico, forse anche duro quando le parlo, ma è quello che al momento le serve ed è anche quello che al momento MI servirebbe, ma con me stesso non riesco ad esserlo.
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Feb 17 2011

“I will hold on hope”

Varese. Di nuovo.

Normale vivendoci da 27 anni ma stavolta, nessun elogio a colori o cinema. Oggi parlo di me.
Stato d’animo variabile, come il meteo. Non sereno…in realtà non lo è da un po’, ma anche questo fa parte della vita. Troppo difficile capire le persone, soprattutto quando ti cambiano, insieme agli eventi. Ferite, colpi, carezze, tutto contribuisce.
Di solito amo guardare le persone. Mi interessano e gioco con loro, creando storie, osservando i piccoli gesti del loro muoversi, i tic, gli sguardi. Mi divertivo, una piccola attrazione in quel grosso Luna Park che è la vita, perchè è cosi che la vedevo, fino a poco tempo fa. Un parco divertimenti, in cui non c’è mai nulla da prendere troppo sul serio. Poi però arrivano le persone e gli eventi e il Luna Park chiude, fine dei giochi e ti ritrovi davanti ad un’entrata sbarrata, da solo, cambiato forse per sempre.
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Dic 14 2010

La luota gila pel tutti

Non capisco perché la fortuna o il fato vengono rappresentati come una grande ruota che gira. Come metafora è anche carina, ma mi mancano alcuni dettagli. Noi rispetto a questa ruota dove siamo? Fuori? Dentro? Sopra? E la ruota è una ruota tipo bicicletta con i raggi o una cosa tipo la ruota della fortuna con gli spicchi e i premi e il passo?

Facciamo così, che tanto è già stato tutto inventato. Diciamo che la fortuna è la ruota di una roulette, e noi siamo gli avidi scommettitori che si giocano la vita sulle probabilità che la pallina cada da loro. I numeri sono 36, i giocatori sono miliardi, ad ogni giro se ne fanno contenti un bel po’, e scontenti gli altri trentacinque trentaseisimi. Ecco io non sono neanche uno di questi. Io sono il cartoncino verde incollato sullo zero. Manco un banale rosso o nero, no, proprio il verde, proprio lo zero.
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Dic 13 2010

Buongiorno!

Succede che stamattina mi sono svegliato presto. Presto per le miei abitudini, anche se da poco più di un mese a questa parte gli orari sono questi. Non ho neanche acceso il notebook per perdere un po’ di tempo. Pillola, una corsa in bagno e via, verso il bar per la solita colazione. C’è il passaggio a livello chiuso, cazzo è sempre chiuso quel passaggio a livello, su un’ora credo che starà chiuso 10-15 minuti massimo, ma ogni volta che lo devi attraversare lo trovi chiuso.
Via cambio disco, che basta Pink Floyd, apro il vano portaoggetti, c’è una pila scomposta di CD, prendo il più comodo, è un masterizzato, non c’ho manco scritto sopra cos’è. Lo metto su lo stesso, che basta Pink Floyd.
Sono i Negrita, neanche ricordavo di averli. Da lì alla seconda traccia il passo è breve.

“Qualche giorno bastardo lo passo da me / rintanato e rinchiuso lo passo così / Così stanco di tutto e di tutti chissà… / questi giorni son giorni che vivo a metà. / E viaggio in un mondo che forse non c’è / tra cent’anni di libri e i miei sogni da star / e un bagaglio di giochi truccati perché / non mi viene la vita che voglio per me.”

Mi sento un po’ preso per il culo, ma la strada verso l’ufficio è corta, è routine, e in un attimo sono davanti alla porta. Qua è tutto chiuso da venerdì mattina, la stanza è fredda come un cadavere, ho anche dimenticato gli occhiali. La consolazione di dimenticarseli è che ci vedi piuttosto bene anche senza, altrimenti non li avresti dimenticati. Accendo la luce, accendo la caldaia.

E 13.

Ma che è stamattina??? Boh la fiamma arde lo stesso, il gas brucia, e i termosifoni si scaldano. Se salto per aria dite ai carabinieri che la caldaia dava errore E13. Mi dispiace solo per chi è rimasto senza sito. Glielo avevo detto che andava alla lunga, ma non immaginavo così alla lunga.
Che poi di lavorare proprio non ho voglia, e infatti sono qui che scrivo testo invece di codice, anche se io non dovrei essere qua prima di un’altra mezz’ora, e allora se perdo tempo non c’è nulla di male. Questo non significa che non lo perderò quando invece, di male, qualcosa ci sarà.

La mattina è cominciata dal verso giusto comunque, poteva cominciare in milioni di modi peggiori, e visto che le nove si avvicinano, e visto che l’ufficio si sta scaldando, e visto che anche senza occhiali le scritte mi sembrano più definite del solito, io mi levo il cappotto e mi preparo ad un’altra settimana di niente.

Buongiorno anche a voi!


Nov 17 2010

Escursione. Termica?

Corro e sento freddo.
Va bene, posso capirlo i primi minuti…anzi che dico, secondi…ma dopo 28 minuti sentire freddo? No no, c’è qualcosa che non va. Attivo il mio sistema di biocontrollo, una specie di check up del sistema.
I polpacci? Sono ok.
Le gambe? Sono ok.
Le scarpe? Sono ok. Ho pure evitato tutte le pozzanghere, cosa rarissima per me.
La testa? No, ok pure quella, o almeno, dal punto di vista della temperatura, perchè dentro c’è un macello.
Alzo lo sguardo e osservo il cielo, nessuna goccia sul viso.
Stasera non piove e la felpa è asciutta. Ieri pioveva e la felpa era bagnata.
Avevo freddo? No.
Non è che il freddo è dentro? Controllo. Un po’ di malumore, un po’ di buonumore, un sano equilibrio che mi invidiano a naso circa 2-3 miliardi di persone. Quindi non è dentro. Quindi è ok.
Provo a correre più veloce, magari son troppo lento. Nulla, sempre quel freddo.
Faccio un giro diverso e imbocco il salitone, qua faccio fatica a questo ritmo, non posso avere freddo.
Invece ho freddo.
Mi giro, guardo se c’è un tizio in nero, con mano scheletrica e falce a meno di un metro da me.
No, non c’è nessuno.
Ma allora cos’è? Arrivo alla discesa, il passo si allunga e solo allora capisco.
“Cazzo…mi si sono strappati i pantaloni!”


Nov 11 2010

Dislivelli

Vi odio.

Un odio da fastidio, di quelli che durano 3 minuti ma in cui ti incazzi a morte. Una serie di eventi, conseguenze di eventi ed altri eventi conseguenti che si trasformano in due semplici ma mortali parole.

Vi odio.

So che state già facendo nomi, ipotesi, congetture, magari anche confetture e in questo caso ricordate, adoro quella di arance amare ma nulla di tutto questo, non ci sono nomi, luoghi, torti subiti, amori mancati, nè multe ingiuste nè punizioni giuste. Io odio i dislivelli. Semplicemente.

Sono in una posizione comoda, sdraiato mollemente sul fianco sinistro, il mio profilo più comodo e guardo la TV. Di solito odio anche la TV ma stasera sono stanco, stanchissimo e decido che una chance di redenzione gliela dovrò pur dare. Ora…prima di sdraiarmi, come potete ben intuire ero in piedi. Entro in camera, accendo decoder di Sky e TV con il telecomando, spengo la luce e mi sdraio. Un lampo bianco e immagini confuse mi fanno capire che la televisione è pronta a mettersi all’opera. La luce del decoder si ravviva e da ambra diventa verde, anche lui è pronto a ballare.
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Ott 30 2010

Il nero smagrisce. Il grigio confonde.

Parcheggio sotto un platano che ancora non è convinto che sia autunno. Sicuramente è l’invidia di quel parcheggio, l’unico ancora ben carico di foglie mentre gli altri attendono fermi e stempiati che arrivi l’inverno. Mi allontano dalla macchina, una punto tra mille punto. Unendo le punto chissà che figura ne uscirebbe, forse è uno dei passatempi di Dio…chi lo sà.
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Ott 7 2010

Out of Memory

Esco a trovare un po’ di amici. 5 euro dentro il portafogli e la carta bancomat. Apro il portone e la strada è bagnata, la luce dei lampioni rivela una pioggia finissima ma insistente. Salgo in macchina, direzione banca. La solita dove vado a fare bancomat anche se non è la filiale dove mi servo. Secondo me là dentro hanno la mia foto con su scritto “WANTED”. Saranno 5 anni che faccio regolarmente bancomat lì e non ho mai visto la faccia di un impiegato. Ci sono andato anche la settimana scorsa, quando ho ritirato 50 euro senza problemi. Infilo la tessera, guardo il tastierino e solo una frase nella testa: “e adesso quale cazzo è il codice?”
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Ott 4 2010

Mi ha abbandonato anche lei

Questo è un mese nero per i miei affetti…sarà la primavera…

Stavamo andando a cena, solo un po’ in ritardo, ma niente di preoccupante. Eravamo arrivati a più di metà tragitto, e proprio usciti dalla superstrada, dopo aver dato la precedenza all’incrocio, lei si mette a titubare e singhiozzare, non sa cos’ha. Lì per lì credo di aver fatto qualcosa che le ha dato fastidio, ma niente, non era colpa mia. Provo a riprendere da dove eravamo rimasti, ma nulla…lei singhiozzando mi fa capire che non ce la fa più, che non può più andare avanti in quel modo. Mi molla lì…proprio in mezzo alla strada. Non avevo la minima idea di come confortarla, di come prenderla, toccarla. Fermo, lì, abbandonato, in mezzo alla strada.

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