Lug 16 2012

Le parole sono importanti #4

L’estate, i corsi affollati di ragazze vestite il giusto, la gara tra il tuo palato e il cono che si squaglia al sole, le serate che nascono sotto i colpi del mortaio nello shaker e muoiono sopra un filo di lenzuola umide di fronte a una finestra spalancata che mendica un po’ di brezza. L’estate con le zampate d’aria fredda che ti assaltano la gola lungo la porta del centro commerciale, la pelle dorata e la schiena spellata. L’estate e il mare, la sabbia che scotta e i sassi tutti all’insù, come se qualcuno ce li avesse lasciati per dispetto. Unica consolazione il tuo asciugamano frustato dal vento. Una volta a terra è morbido, tiepido, accogliente. Lo guardi e hai quasi voglia di stringerlo a te, il tuo asciugamano. È bellissimo, il tuo telo d’amare.


Ago 4 2011

“Come la vita appunto…”

Conscio delle mode che cambiano e che tornano, dei fusi orari, delle gambe nude d’estate, dei visi che non dimentichi, delle guerre, le scaramucce tra vicini, le parole dette dietro e davanti, pensate prima e dopo. Irrequieto, odio gli ambientalisti, odio chi sporca, insofferente con chi dice bugie, disprezzo totale per il buco dell’ozono, le lampadine a luce fredda, le sedie con servo-meccanismi elettrici per reclinare schienali scomodi. Agitato quando non devo, sereno saltuariamente circondato da problemi, amici, conoscenti ed inesistenti amanti con transgenici desideri di libertà ed indipendenza tra le comode e sicure mura di casa in un incredibile e soffice cuscino di ipocrisia e idiozia con stupidità accentuata da comportamenti infantili, cattiveria esagerata da scelte subdole, esco male in foto ma è una scusa, sono io quello e spesso non lo accetto causa sindrome di Peter Pan, sindrome di capitano uncino, Sacra sindrome. Pretenzioso sfoggia-talento in ogni scrittopittofotovideoitaralluccistannonellacorsiaotto-settore, dotato di ambiziosi desideri di semplicità nel senso che mi basterebbe una sola unica, complicata, irrealizzabile ed “èormaitroppotardi” cosa per essere apposto e quel vuoto quindi rimane, impossibile da colmare con le mille cose che mi obbligo a fare e che generano masochistici mulinelli mentali di insoddisfazione ed incertezza, ED E’ QUESTO il motivo per cui cambio un sacco di dentifrici; perché sono indeciso, non so capire qual è veramente il migliore e cosa voglio dal mio dentifricio, quale gusto mi piace, qual è il mio rapporto con i miei denti, il mio sorriso e quello degli altri. Quindi confuso mi dedico a spese folli dettate dal cuore, gesti folli dettati dalla noia, da amante del rischio, del cinema, delle giacche eleganti, dei vestiti brutti e di quelli belli che curo e conservo con morbosa follia collezionistica, sempre insofferente ai complimenti se non me li faccio da solo, sdoppiato, confuso, depravato, orientato verso soluzioni drastiche o irrealistiche sempre oltre il punto di non ritorno, arcaico nei termini che uso e nei concetti.
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Lug 20 2011

Numeri

Diciannove i giorni che non scrivo qualcosa. In questi diciannove giorni, venticinque sono i posti nuovi che ho visitato tra negozi, locali, case e città. Zero le lacrime versate, ma due volte ci sono andato vicino, una per un dolore dentro, una per un dolore fuori. Tre le bugie che ho raccontato, due le verità che ho scoperto e che non volevo sapere; una mi ha fatto male anche se zero è ormai la sua importanza. Tre persone nuove conosciute, una forse è davvero importante. Dieci i brindisi, venti gli abbracci, trenta i baci. Ottocento i chilometri, in macchina a piedi e in treno. Quattro le ore ad ascoltare la pioggia, questa notte; dieci le lettere in malinconia. Duemilatrecento gli euro spesi tra mille cazzate, mille spese, mille uscite. Seicento le belle foto da poter scattare, duecento gli attimi persi in cui non sono stato veloce abbastanza, sicuro abbastanza, coraggioso abbastanza, quattrocento quelle scattate. Solo venti ne ho tenute. Mille i ‘ciao’, mille gli sguardi a sconosciuti a cui vorresti rivolgere una parola, mille gli insulti a chi non vorresti rivedere mai più, anche se dopo un solo secondo ti calmi. Cinquanta le canzoni nuove ascoltate di cui quaranta non ricordo già più il titolo, otto film visti di cui due al cinema, cento chiamate, trecento messaggi, centoventi lunghi minuti in attesa, trenta groppi in gola.

Duecentoventidue le parole finora. Sinceramente non so perché ho scritto tutto questo, vi dirò la verità, volevo parlare della crisi di ispirazione qualche giorno fa in cui non sentivo di poter dire davvero qualcosa, cosi ‘preso’, impegnato, stressato. Poi, in un momento di riflessione volevo parlare della solitudine.  Il giorno dopo ho scritto un racconto divertente, per poi scrivere dell’amore e di un momento felice. Ma stamattina, quando mi sono svegliato, la pioggia aveva lasciato spazio ad un bellissimo sole e ho cominciato a pensare a come quello che per noi è un caldo abbraccio mattutino, una luce che rischiara e che ci fa sentire bene, per gli scienziati è solo una massa sferica di gas bollente gettata nel freddo buio cosmico. Tutto è riducibile ad un ammasso di numeri in questa vita.

Ma sono convinto che anche un numero può essere raccontato con emozione.


Apr 5 2011

La storia delle 4 mollette

Sono fuori sul balcone, una bellissima giornata primaverile. Cerco di stendere un piumone appena lavato, gonfio d’acqua nonostante l’abbia strizzato per mezz’ora, pesante, freddo. Per stenderlo non mi bastano due mollette quindi ne uso quattro.

La parte più difficile è trovare la giusta posizione affinchè tutte e quattro le mollette tengano. Basta un solo cedimento, una sola molletta che si stacchi e il peso non è più controllabile, tutto si sbilancia e anche le altre mollette, anche se messe nel miglior modo possibile, pian piano cedono. Ci metto un po’, diversi tentativi, lo piego e lo ripiego, a volte le mollette sono troppo piccole per lembi cosi spessi, a volte sembra che tengano ma è solo un’illusione; cadono al piano di sotto e non posso fare altro che scendere per recuperarle.
In qualche modo riesco a sistemarlo, le mollette sembrano tenere e la giornata di sole comincia a fare il suo lavoro con costanza. L’acqua evapora, il piumone diventa più leggero e più caldo, il profumo del detersivo comincia a spandersi e le mollette sono forti e fiere del loro ottimo lavoro.
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Mar 2 2011

Il viaggio (fasten seat belts while seated)

Ho un’infinita distesa di asfalto davanti a me, la pista di atterraggio. Lucida di pioggia, un pallido sole che illumina le pozze d’acqua e i mezzi color arancione, fermi, inoperosi, disposti quasi senza cura su quell’enorme manto nero. Attorno a me, gente poco entusiasta attende l’apertura dell’imbarco D10, che in uno sforzo di fantasia spirituale leggo come “Dio” ma che in realtà, è solo un imbuto grigio e giallo che si innesta in una triste torre disseminata di oblò. Manca ancora un’ora alla partenza.

La playlist casuale è spietata anche oggi, sembra scelta apposta per farmi stare male anche quando dovrei essere contento di tornare a “casa”, da chi mi ama, mi ascolta, mi accoglie. Triste non per quello che lascio, ma solo per quello che non troverò, una volta tornato. Arriva altra gente, qualcuno è già all’entrata dell’imbarco, come ad un concerto, per prendere i posti migliori sull’aereo. Dovranno stare in piedi per un po’ ma soprattutto…ne vale davvero la pena? Un’ora in piedi per avere un’ora di finestrino, probabilmente addormentati e annoiati, con gente affianco che nemmeno conosci. No, non credo…
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Feb 25 2011

Riflessioni/rifrazioni/direzioni

Sono al telefono con un’amica. Le voglio bene, anche perchè spesso ci ritroviamo nelle stesse situazioni e ci diciamo le cose che vogliamo sentirci dire. Periodo difficile per lei, come per me. Sono risoluto, logico, pragmatico, forse anche duro quando le parlo, ma è quello che al momento le serve ed è anche quello che al momento MI servirebbe, ma con me stesso non riesco ad esserlo.
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Feb 14 2011

Solo al sole

‘Come poteva farsi notare da lei?’

Era evidente, che oggi fosse distratta, tutte quelle rose…

Ad ogni ammiratore aveva detto di amare un colore diverso, il rosso della passione, il blu del mare, il bianco della purezza. Forse li prendeva in giro, forse amava tutti i colori o semplicemente, adorava far capire alle colleghe dell’ufficio che gli ammiratori erano tanti. Colleghe invidiose della sua bellezza, della sua simpatia, della sua intelligenza.

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