Gen 12 2015

Nebbia

La valle stamattina s’è svegliata nella nebbia
e anche libero da gioghi mi sentivo in una gabbia,
dove la disperazione si rifrangeva in rabbia
nel rimpiangere una vita scritta solo sulla sabbia.

Parole misere, cancellate dal moto eterno delle onde,
che avanzata su avanzata con la schiuma le confonde.
Resto il ramo rigettato senza frutti e senza fronde
resto terra attraversata dalle crepe più profonde.

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Ott 16 2014

Pietra e polvere

Mentre guidavo di notte, un paio di luci gemelle ai lati di una porta in legno di una casa a mattoncini, mi ha riportato di colpo a 20 e oltre anni fa, fino a memorie oramai sopite da anni e anni di rassicurante quotidianità. Il lavoro, la cortesia, la disponibilità, il benessere e l’efficienza. Il concetto di efficienza forse è il più barbaro dei nostri tempi. Tutto deve avere un tempo, uno scopo, tutto deve portare a un risultato. Ogni azione, ogni calcolo, ogni pensiero, ogni sentimento deve condurci al maggior risultato possibile nel più breve tempo possibile, perché altrimenti s’è sprecato risorse, e in questo caso la risorsa è il tempo, e il tempo, ahi noi, non è una misura infinita. La perdita di tempo non è efficiente, e l’efficienza di questi tempi è la merce di scambio più importante.

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Lug 3 2014

Il giorno dell’indipendenza

Il messaggio mi è arrivato così, tra capo e collo, mentre guardavo l’ultima puntata dell’ultima serie di The Game of Thrones. Cuore in gola, sangue sparso per tutto il corpo ma di sicuro non al cervello. A momenti nemmeno capisco cosa sto leggendo.

Fra due mesi, o il tempo che ci vuole per sistemare alcune cose, andrò a vivere da solo. Io. Da solo. In una casa tutta per me. Gestita da me. Mi sento maturato di colpo e ancora non ho fatto niente a parte aver svuotato il conto corrente e essermi indebitato per tutta la vita. Forse è questa la maturità. Avere coscienza che una vita non ti basterà per viverla tutta.

Chissà cosa farò fra un anno. Per ora cerco di controllare il battito cardiaco, sorrido ogni tanto, ho lo stomaco chiuso, sono eccitato, spaventato, e spero di non aver fatto la più grande cazzata della mia vita.

Domani vado a firmare. Domani è il 4 Luglio. Non sono americano ma sarà un caso? Che sia di buon auspicio!

 


Dic 8 2013

Elogio allo scandalo

Cos’è che rende la vita tale? Il fatto che sia unica, direte, ma se fosse identica dall’inizio alla fine sarebbe la stessa cosa? Se ogni giorno ci svegliassimo sapendo già cosa fare, cosa dire, chi vedere, quali sentimenti provare, se potessimo controllare ogni scelta, ogni occasione, ogni volere, e provare quello che vogliamo e scegliere quando essere buoni, o cattivi, o ignavi e sia quel che sia, sarebbe la stessa cosa? Se tenessimo in mano le redini della nostra vita vivremmo una vita migliore? E se potessimo comandarla a bacchetta saremmo più felici?

Io dico di no.  Continua a leggere


Mar 29 2013

18 Gennaio 2010

Scendo dal treno, a Milano. Non ricordo che tempo ci fosse, ma ricordo bene il giorno, il 18 Gennaio 2010.
Ero pieno di non-umore, quello stato in cui non hai pensieri ma solo morse allo stomaco, senza idee ne piani. Agisci senza sapere cosa succederà quel giorno, perché non dipende da te.

Stazione, gente che sembra quasi che vada il doppio di te e che quasi ti passa attraverso, scale che da quattro giorni calpesti continuamente su e giù e di cui ormai riconosci anche le macchie di sporco negli angoli dei gradini, il pavimento gommoso disseminato di cartacce, liquidi e persone.

“Scusa…”

Ha i capelli rossi e un accento strano, particolare; come un italiano parlato male da un italiano oppure un italiano parlato bene da uno straniero…lo sento e penso a Vienna. Non so perchè.

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Gen 6 2012

Ho bisogno di scrivere

Strano eh, piombare qua dopo mesi di inattività, senza neanche lo sforzo di scrivere due righe per gli auguri di Natale e per l’anno nuovo, e affermare di aver bisogno di scrivere.
Il fatto è che ne ho bisogno come valvola di sfogo, devo abbassare la pressione accumulata in questo inizio anno scaricandola in qualche pagina, in qualche frase, magari qualcosa ad effetto, di quelle cose che ogni tanto mi vengono dal nulla. Il problema è che per scrivere c’è bisogno di una storia e di un pubblico. Io oggi non ho né l’una né l’altro. Quindi vado a braccio, seguirò il flusso di coscienza. Insomma, farò cagare. Come sempre.
Oggi scrivo solo perché devo dimostrare a me stesso e agli altri di valere qualcosa.
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Ago 4 2011

“Come la vita appunto…”

Conscio delle mode che cambiano e che tornano, dei fusi orari, delle gambe nude d’estate, dei visi che non dimentichi, delle guerre, le scaramucce tra vicini, le parole dette dietro e davanti, pensate prima e dopo. Irrequieto, odio gli ambientalisti, odio chi sporca, insofferente con chi dice bugie, disprezzo totale per il buco dell’ozono, le lampadine a luce fredda, le sedie con servo-meccanismi elettrici per reclinare schienali scomodi. Agitato quando non devo, sereno saltuariamente circondato da problemi, amici, conoscenti ed inesistenti amanti con transgenici desideri di libertà ed indipendenza tra le comode e sicure mura di casa in un incredibile e soffice cuscino di ipocrisia e idiozia con stupidità accentuata da comportamenti infantili, cattiveria esagerata da scelte subdole, esco male in foto ma è una scusa, sono io quello e spesso non lo accetto causa sindrome di Peter Pan, sindrome di capitano uncino, Sacra sindrome. Pretenzioso sfoggia-talento in ogni scrittopittofotovideoitaralluccistannonellacorsiaotto-settore, dotato di ambiziosi desideri di semplicità nel senso che mi basterebbe una sola unica, complicata, irrealizzabile ed “èormaitroppotardi” cosa per essere apposto e quel vuoto quindi rimane, impossibile da colmare con le mille cose che mi obbligo a fare e che generano masochistici mulinelli mentali di insoddisfazione ed incertezza, ED E’ QUESTO il motivo per cui cambio un sacco di dentifrici; perché sono indeciso, non so capire qual è veramente il migliore e cosa voglio dal mio dentifricio, quale gusto mi piace, qual è il mio rapporto con i miei denti, il mio sorriso e quello degli altri. Quindi confuso mi dedico a spese folli dettate dal cuore, gesti folli dettati dalla noia, da amante del rischio, del cinema, delle giacche eleganti, dei vestiti brutti e di quelli belli che curo e conservo con morbosa follia collezionistica, sempre insofferente ai complimenti se non me li faccio da solo, sdoppiato, confuso, depravato, orientato verso soluzioni drastiche o irrealistiche sempre oltre il punto di non ritorno, arcaico nei termini che uso e nei concetti.
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Giu 19 2011

Quell’ultima oncia fluida di respiro che brucia l’anima

Che periodo strano. Che poi non so nemmeno da quanto dura…forse due settimane, forse tre, forse ventisette anni.

Dovrebbe andare tutto bene da qualsiasi parte la si guardi…a parte il fatto che ho rotto i miei occhiali, spezzati in due come il Titanic. Li ho affogati di colla Loctite SuperGlue 3 per nottate intere ed ogni volta che credevo si fossero magicamente riuniti “tac!”, si spezzavano come nemmeno dei crackers di seconda scelta.

Mhà…(l’ho scritto giusto?)

Dicevo…anzi, scrivevo, “dovrebbe andare bene da qualsiasi parte si guardi”, tutto sopra la linea di galleggiamento. Eppure c’è questa sensazione strana in fondo al cervello, in un dannato angolo dove si è fulminata la lampadina, e non si vede nulla in quel posto, è tutto buio.
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Apr 20 2011

< EXIT >

Di nuovo al terminal 2 di Malpensa, ormai è quasi un’abitudine, come se fossi una hostess. Niente sole, sono le 8 ma sembrano le 16 di un pomeriggio d’autunno. Non so perché, ma stamattina mi sono svegliato con un’immagine in testa parecchio curiosa: un bar fumoso e caldo, sò di essere a Marrakesh. Indosso una maglietta nera e bevo un liquore mentre leggo concentrato un piccolo libro scritto in arabo, per nulla disturbato dal sole che inonda di luce le pagine e dal caos di voci e volti che mi circondano. Sarà voglia di evadere? Di fuggire via? Non basta prendere un aereo quattro volte al mese se sai sempre cosa troverai una volta tornato. Desidero il classico biglietto di sola andata, con giusto due euro in tasca, un ipod con la colonna sonora della vita, e spirito di sopravvivenza. Lo dico perchè ho pensato alla mia vita recentemente, ne ho parlato molto, ho chiesto consigli e pareri. Ho tutto; amici che mi amano, una famiglia grandiosa, un lavoro divertente e che mi fa guadagnare bene. Non ho una donna è vero, ma non è il momento, non adesso e forse non è nemmeno quello di cui ho bisogno. Sono seduto sul sedile dell’aereo, cinture allacciate, con lo sguardo fisso sulla scritta EXIT sulla plafoniera. Anche dentro l’aereo sei ingabbiato, rinchiuso senza via di scampo nonostante l’uscita sia ben segnalata. Come si ‘scappa’ quindi? Serve fare quello che vuoi davvero, non basta sopravvivere e basarsi su quello che la società etichetta come conveniente, sicuro, importante. Questa è la mia conclusione. Quindi chiudo gli occhi e penso ai miei desideri, le immagini che mi vengono in mente quando da solo, ascolto il mio cuore. Cosa voglio?
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Apr 8 2011

Ritorno a casa

Sono sul balcone di casa mia, oggi non lavoro. In sottofondo la musica di “Chronos” mi tranquillizza e il sole mi scalda. Chiudo gli occhi e riesco ad associare ogni immagine del film alla sua musica. Adoro “Chronos” perchè riesce a darmi sollievo quando il cervello è pieno dei soliti pensieri che non mi danno tregua.

Al momento, con il sole in faccia, quella musica fantastica e gli occhi chiusi, immagino di volare sopra una città bianca, con le nuvole che scorrono veloci in un cielo azzurro, le ombre delle nubi che scuriscono per qualche istante i marmi bianchi dei grattacieli, quelle strade nere con chiome verdi che spuntano per colorare l’asfalto di tanto in tanto.
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Apr 5 2011

La storia delle 4 mollette

Sono fuori sul balcone, una bellissima giornata primaverile. Cerco di stendere un piumone appena lavato, gonfio d’acqua nonostante l’abbia strizzato per mezz’ora, pesante, freddo. Per stenderlo non mi bastano due mollette quindi ne uso quattro.

La parte più difficile è trovare la giusta posizione affinchè tutte e quattro le mollette tengano. Basta un solo cedimento, una sola molletta che si stacchi e il peso non è più controllabile, tutto si sbilancia e anche le altre mollette, anche se messe nel miglior modo possibile, pian piano cedono. Ci metto un po’, diversi tentativi, lo piego e lo ripiego, a volte le mollette sono troppo piccole per lembi cosi spessi, a volte sembra che tengano ma è solo un’illusione; cadono al piano di sotto e non posso fare altro che scendere per recuperarle.
In qualche modo riesco a sistemarlo, le mollette sembrano tenere e la giornata di sole comincia a fare il suo lavoro con costanza. L’acqua evapora, il piumone diventa più leggero e più caldo, il profumo del detersivo comincia a spandersi e le mollette sono forti e fiere del loro ottimo lavoro.
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Mar 7 2011

Giudizio Universale

Sarà stato il mix di vodka e redbull ma non ho voglia di dormire nonostante stanotte abbia dormito poco, per cui scrivo quello che mi sta passando per la testa, anche se non ha né capo né coda o se può essere banale. Ho visto un film, si chiama “Il Ladro di Orchidee”, parla di uno scrittore disadattato che tenta di scrivere una sceneggiatura tratta da un libro fittizio e dal titolo omonimo. Kaufam è il protagonista, un quarantenne stanco, grasso, goffo e timoroso dei rapporti umani. Continua a leggere