Mag 30 2011

Ogni prima volta

Non sono mai stato fortunato coi posti a sedere. Non dico che vorrei che mi capitasse a fianco una ragazza mozzafiato, magari che mi sorride, magari carina, no, di solito non solo non è carina, non solo non mi sorride, ma non è neppure una ragazza. Preciso uguale anche questa volta.
È il secondo viaggio che faccio in aereo, ma è la settima volta che prendo l’aereo visto che qualche anno fa per andare in vacanza prendemmo tre aerei all’andata e tre aerei al ritorno. Quindi quello che vi sto per descrivere è la sensazione che ho provato durante il settimo decollo, che chissà perché è stata diverso da tutti gli altri (seguente compreso). Che poi prima potremmo parlare dell’areo vero e proprio, del fatto che la fusoliera dei voli economici sembra fatta attaccando delle ali agli autobus di linea, ma a pensarci c’è poco da lamentarsi visto che il biglietto costa meno di quello di questi ultimi. Potremmo anche parlare dei mimi delle hostess e degli stewart, così ridicolmente accordati tra loro che sembra di assistere ad una gara di nuoto sincronizzato. Continua a leggere


Apr 20 2011

< EXIT >

Di nuovo al terminal 2 di Malpensa, ormai è quasi un’abitudine, come se fossi una hostess. Niente sole, sono le 8 ma sembrano le 16 di un pomeriggio d’autunno. Non so perché, ma stamattina mi sono svegliato con un’immagine in testa parecchio curiosa: un bar fumoso e caldo, sò di essere a Marrakesh. Indosso una maglietta nera e bevo un liquore mentre leggo concentrato un piccolo libro scritto in arabo, per nulla disturbato dal sole che inonda di luce le pagine e dal caos di voci e volti che mi circondano. Sarà voglia di evadere? Di fuggire via? Non basta prendere un aereo quattro volte al mese se sai sempre cosa troverai una volta tornato. Desidero il classico biglietto di sola andata, con giusto due euro in tasca, un ipod con la colonna sonora della vita, e spirito di sopravvivenza. Lo dico perchè ho pensato alla mia vita recentemente, ne ho parlato molto, ho chiesto consigli e pareri. Ho tutto; amici che mi amano, una famiglia grandiosa, un lavoro divertente e che mi fa guadagnare bene. Non ho una donna è vero, ma non è il momento, non adesso e forse non è nemmeno quello di cui ho bisogno. Sono seduto sul sedile dell’aereo, cinture allacciate, con lo sguardo fisso sulla scritta EXIT sulla plafoniera. Anche dentro l’aereo sei ingabbiato, rinchiuso senza via di scampo nonostante l’uscita sia ben segnalata. Come si ‘scappa’ quindi? Serve fare quello che vuoi davvero, non basta sopravvivere e basarsi su quello che la società etichetta come conveniente, sicuro, importante. Questa è la mia conclusione. Quindi chiudo gli occhi e penso ai miei desideri, le immagini che mi vengono in mente quando da solo, ascolto il mio cuore. Cosa voglio?
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Mar 2 2011

Il viaggio (fasten seat belts while seated)

Ho un’infinita distesa di asfalto davanti a me, la pista di atterraggio. Lucida di pioggia, un pallido sole che illumina le pozze d’acqua e i mezzi color arancione, fermi, inoperosi, disposti quasi senza cura su quell’enorme manto nero. Attorno a me, gente poco entusiasta attende l’apertura dell’imbarco D10, che in uno sforzo di fantasia spirituale leggo come “Dio” ma che in realtà, è solo un imbuto grigio e giallo che si innesta in una triste torre disseminata di oblò. Manca ancora un’ora alla partenza.

La playlist casuale è spietata anche oggi, sembra scelta apposta per farmi stare male anche quando dovrei essere contento di tornare a “casa”, da chi mi ama, mi ascolta, mi accoglie. Triste non per quello che lascio, ma solo per quello che non troverò, una volta tornato. Arriva altra gente, qualcuno è già all’entrata dell’imbarco, come ad un concerto, per prendere i posti migliori sull’aereo. Dovranno stare in piedi per un po’ ma soprattutto…ne vale davvero la pena? Un’ora in piedi per avere un’ora di finestrino, probabilmente addormentati e annoiati, con gente affianco che nemmeno conosci. No, non credo…
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