L’inquietudine di esistere

“…dove sarò domani, ora non lo so…”

Ogni “domani” mi sembra un giorno lontanissimo, anche se gli ultimi venti sono passati alla velocità della luce. Tutti molto uguali, molto ripetitivi. Molto noiosi. Come se fosse un unico, grande giorno in cui ancora attendo l’agognato dopo cena. Che crisi, non riuscivo a scrivere nulla da giorni e anche adesso, non ho nessuna idea di cosa leggerete. Puro trasporto dettato dal ritornello di una canzone. Una scarica incosciente di pensieri e parole che si scrivono da sole in un tipico noioso e malinconico pomeriggio. Vorrei che ci fosse attesa per qualcosa, ma non c’è. Vorrei che “domani” arrivasse subito.


“…non voglio vivere seguendo piani che non rispetterò…”

Perchè è cosi, ogni giorno. Sono una macchina lanciata ad alta velocità nella nebbia fitta. Vivere di istinto, non ascoltare nessuno, non pianificare, non preoccuparsi. Perchè essere diverso? Perchè non dovrebbe andare bene? Non ci sono piani, solo obiettivi luminosi nella distanza, solo e  senza bussola, uso il naso più che posso, vado a caso, brancolo nel buio. Non riesco a mettere la testa, il pragmatismo, i piani ben calcolati, le ricette precise al grammo, dentro la mia vita. Forse è paura di diventare l’ennesimo uomo grigio. Tutti mi dicono che se voglio una famiglia, se voglio costruire qualcosa si deve scendere dalle nuvole, smetterla di credere nella forza dei sogni, che non c’è più nessun mondo da conquistare, nessuna battaglia che si possa vincere, esiste solo la sopravvivenza. Ma come si può accettare tutto questo?

“…come sempre leggera di nuovo la sera porta via da me…”

I pensieri cattivi, i pensieri buoni, le fitte al cuore, i dolori degli allenamenti, le liti le discussioni, le perversioni, i desideri. Spesso la sera è solo un chiudersi a riccio. Tua madre ti parla ed è solo un suono ovattato, come un bullo che ti urla insulti mentre ti tiene la testa sott’acqua, non lo senti, senti solo il fiato che si strozza nella gola. Quindici anni fa avevo una scrivania di fronte alla finestra e adoravo la sera, l’odore di cioccolato della Lindt nell’aria, le luci che si accendevano e io che contavo i comignioli che sbuffavano orgogliosi fumi bianchi. I compiti lasciati a metà e le letture , i disegni su quella scrivania stracolma di idee, pensieri e sogni. Ancora lontano dai soldi, dalle donne, dall’amore, dalle sofferenze, dai problemi. Poi arriva il futuro, che cerca di portarti via tutto lasciandoti solo…

“…l’inquietudine di esistere…”

La vita con il magone, non ho trovato definizione migliore. Quando giri per casa, tieni le luci spente e la fioca luce autunnale fuori dalle finestre diventa un nero buio e i pensieri si sommano l’uno con l’altro diventando la montagna di rifiuti da scalare per sopravvivere un altro giorno. Ricordi di pomeriggi in città, tappeti di foglie, chioschetti delle caldarroste all’angolo, gente che prende cioccolate calde dentro i bar, sette di sera e la tipica foschia del nord, non una macchina, nessun programma per la serata, nessuna voglia di parlare con qualcuno, socializzare, scattare una foto, osservare con un sorriso un bambino che gioca in piazza, i pensieri che nemmeno scalfiscono il freddo vuoto nella testa, solo la sensazione che “qualcosa non va”.  Chissà domani, forse questa sensazione non la sentirò, conscio però che ritornerà come il tipico cattivo da sequel. Non può andare mai via se sei fatto in un certo modo, è una sensazione…

“..che c’è…” [Tiromancino]

Forse è nel DNA, scritta geneticamente, a fuoco, impressa nei nostri ricordi incoscienti e non c’è modo di mandarla via. Non è la giornata piovosa di autunno, non è quell’odore che ci ricorda l’infanzia, non è il vento che trasporta l’odore del mirto fino al naso con un tramonto di mare in lontananza. Si chiama solo natura, per essere felici c’è da essere tristi, si vive per quegli attimi di piacere da ricordare malinconicamente forse. Durano istanti e li ricordi eternamente, pensandoci e ripensandoci allo sfinimento mentre la testa si svuota di ogni logica bombardando i neuroni con aculei sinaptici e più cerchi di non pensarci e più il tuo corpo ti gioca contro e non c’è nient’altro da fare che subire, attendere che passi ed aspettare il “domani”.

Perchè oggi è cosi.

Domani non lo so.


Una reazione allergica a “L’inquietudine di esistere”

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