Pillola del 6° giorno

Nel sogno di stanotte, ero pieno di ferite sulle braccia, anzi…cicatrici. Odiavo vedermele sulla pelle ma ne ero affascinato. Spegnevo la luce e diventavano iridescenti tipo “pallida luce lunare” e solo allora notavo che erano disegni, simboli, messaggi. Avevo la certezza di essermeli fatti io, come quando da piccolo ti graffiavi o ti scrivevi a penna addosso, come se fossero ricordi riaffiorati dal passato. C’è una barca stilizzata, un’omino, delle scritte. “Cominciano a piacermi” penso, mentre mi sveglio.

La stanchezza di una serata troppo lunga si fa sentire la mattina. Lavoro, tra sonno e noia e poi mi sposto in un nuovo posto, che non conosco. Non so voi, ma il mio senso dell’orientamento a volte è pessimo; da piccolo per 2 volte nello stesso giorno mi sono perso nel supermercato con mio padre costretto all’umiliazione di andare al banco centrale per raccattarmi, come si fa con l’ultima delle raccomandate INPS. Se qualcuno mi chiede un’indicazione davanti a casa mia, io “non sono di qua”. Sempre. Odio quando dai indicazioni e dopo tre minuti vedi ripassarti davanti di nuovo la stessa macchina perchè “chissà dove mi ha mandato quell’idiota!”. Imbarazzante.

Trovo il posto…un assemblato di lamiere marroni che forma dei cubicoli, in ogni cubicolo un azienda, sembrano dei garage. Anzi, molti sono dei garage. Sono qua per una specie di lavoro, un probabile nuovo cliente. Mi accoglie proprio lui, un novello Steve Jobs, forse un po’ meno ambizioso, ma di estetica uguale anche se il maglioncino è azzurro e mi sento fuori posto con i miei jeans strappati, la maglietta con la scritta NIKE ATHLETIC e la borsa in pelle con il simbolo della Sardegna appiccicato sopra. Spero che non mi esca qualche “Cazzo” di troppo mentre parlo.

Ora…presente quando succede che si parte da un’idea…da un lavoro da fare e poi la cosa sfugge di mano? Doveva essere un progetto semplice, due cazzate intorno al tavolo per imbastire il primo progettino da fare assieme e invece…

…no.

Tempo 17 minuti mi trovo circondato da tutto il team di sviluppo che butta fuori problemi idee, cose urgentissime che ci sono da fare. Incredibilmente, arrivano anche due commesse proprio in quella mezz’ora in cui mi trovo io. Arriva pure Enrico il meccanico, a cui mancano gli incisivi superiori e il resto della bocca non è comunque un gran spettacolo…dannato tabacco. Pure lui ha da discutere e da proporre.

Passo un’ora a parlare di carrelli, infrasuoni, barre d’oro, ripiani di alluminio, vasche di acciaio, motori lineari, schermi a protezione totale dall’acqua, cablaggio intelligente, elementi meccanici, trasferte all’estero, la macchinetta del caffe che non lo fa buono come una volta e no grazie, non lo voglio, preferirei quel succo all’arancia rossa che ho visto li in giro.

Sempre che non fosse uno strano intruglio chimico.

Ma non lo chiedo. Non vorrei che intervenisse un qualche professore che passava di li per caso.


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