Paura del buio

Le palle prudono, il collo prude, la spalla, la pancia. Forse l’arrivo della pazzia è annunciato da un gran prurito. Forse esiste un girone all’inferno dove senti prurito per l’eternità, mentre cerchi di dormire.

Il soffitto è nero, tutti i pensieri e le ansie…e i desideri intimi nascosti si raccolgono da qualche parte li, dentro il cranio, secondo me. Stagnano. Acque ferme di palude…intorbidiscono, inquinano il sonno fino a spezzarlo, rompono l’equilibrio come un disastro ambientale in riva al mare e dura da mesi…e da mesi provo a curarmi…non bene, non con troppa scienza dietro, faccio cose, non ne faccio altre, giro in tondo, terapie fai-da-te. Quando apro gli occhi, ad inizio calvario, so benissimo che ore sono…è la mia fascia di perdizione, tra le 3:27 e le 4:04, precisione chirurgica come se fosse ormai parte del ritmo. Il mio corpo si ribella al bisogno di dormire che mi trascino nelle giornate, che mi riduce la pace dei sensi ad una guerra di nervi a fior di pelle. Il mio corpo si agita e freme e stringo i pugni dal nervoso…vorrei sbatterli sul legno che mi circonda per poter stare sveglio per un qualcosa, un motivo vero…una mano fratturata…avrebbe più senso.

Non so che succede, non so che cazzo succede. So che mi sveglio nel buio e tutti i pezzi del mio tempio è come se fossero messi nel posto sbagliato, pericolanti e nervosi, come se camminassi in un vicolo di notte, guardandomi costantemente alle spalle…ogni ombra, fosse anche di una mezza bottiglia di birra abbandonata sopra un cassonetto, non mi lascia tranquillo. So che adesso sento caldo, spero sia il caldo la causa e spero che il freddo mi salvi. Tolgo la coperta leggera da sopra e ora sento freddo ma il sonno non ritorna, c’è freddo e sento freddo, niente da fare. Poi, è il turno degli altri pezzi, la vescica si lamenta nemmeno avessi settantanni, mi alzo nudo, spalanco il cesso, accendo luci ma nemmeno una goccia che zampilli e ora sono i polpastrelli a formicolare nervosi, poi la spalla, in rapida successione. Mi ributto sul letto, incazzato. Sto a pancia in su sto a pancia in giù sto a pancia di lato, mi rannicchio, a feto…poi metto braccia sopra e sotto, mi tiro pugni dove sento improvvisi fastidi, come se fossero muscoli stanchi, come se ad un centimetro sottopelle avessi mille reni doloranti per centimetro quadrato. Di nuovo in bagno e di nuovo calma piatta a sud dell’equatore. Mi rimetto a letto e sto immobile, non faccio niente mentre arrivano mille input e fastidi da ogni punto…un cazzo di centralino telefonico impazzito.

“Se vivessi da solo…se avessi la mia indipendenza…potrei alzarmi…buttarmi sul divano e spararmi Dallas Buyers Club in Inglese per le prossime due ore…massacrare crani di zombie su console…lavorare al PC…invece sto qua a rotolarmi come uno stuntman in preda alle convulsioni…”

Mi siedo sul letto, prendo il cellulare, due messaggi in canna dall’Australia da leggere, stalking selvaggio sopra un paio di profili facebook, news dall’altra parte del mondo che parlano di tweet banditi in Turchia, un video con pinguini che inciampano su corde tese sopra una spiaggia, l’ennesimo nuovo smartphone dalle specifiche tecniche incredibili.

3:48

So come andrà…lotterò altre due o tre ore, fino ad addormentarmi intorno alle 6 di mattina. Dormirò fino alle 7:15, qualcuno mi sveglierà visto che sono in ritardo e mi alzerò disperato, perché finalmente dormivo decentemente. Sarò lento nel mangiare e prepararmi, mal di testa. Arriverò in ritardo a lavoro…da mesi non riesco ad entrare alle otto e non esco alle cinque…sempre in recupero e in affanno, teso, incazzato, senza energie ma in moto perenne. Di giorno mi stanco, la mente lavora in doppio turno in barba ai cassintegrati del resto del mondo, la sera prolungo la mia esistenza concreta ritardando la galassia rem fin quando gli occhi non cedono…l’una, le due…poi spengo la luce e mi addormento, con la paura del buio, con l’ansia e la certezza di svegliarmi con di fronte quelle cifre scintillanti verde sul cellulare…la mia punizione quotidiana, il mio inferno personale, da vivere in silenzio, senza poter urlare…per non disturbare…sapete…che gli altri dormono…tutti.

Tutti.


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