Acqua e matematica

Quando faccio la doccia rifletto sull’esistenza. Come tanti di voi, immagino. E mentre sono lì che mi strofino la spugna penso a quanto sia perfetta l’idea dell’acqua calda che esca da un tubo, ti piova addosso e se ne vada da uno scarico. E poi ho pensato alle docce prima di questa epoca, quelle che vedevo nei film, con i secchi in testa dietro il bucato steso, o su grandi vasche riempite dalla servitù. Ho pensato ai bagni, quelli che si vedono ancora in certe case di personaggi famosi, dove c’era una tazza di legno che “scaricava” al piano di sotto, o quelle che si possono vedere ancora in certe case di campagna.

Quella stanzina appesa fuori dal primo piano di casa sopra al campo d’erba. Penso al progresso, agli acquedotti, all’irrigazione, agli allevamenti, alla tecnologia, ai telefoni di cui non possiamo più fare a meno e penso a quando alle 23.00 andavo a citofonare a casa degli amici. Ora non lo farei mai. E penso a come poteva essere la vita prima di ora, a quanti comfort mancavano, e se penso a quei bagni mi viene da ridere e pensare “ma come si poteva?”. E allora mi domando, chissà cosa penseranno di noi fra 100 o 200 anni, se rideranno di noi, se anche i nostri discendenti visitando le nostre case diranno “ma come facevano a vivere così?”. E penso a quanto sembrano perfette certe cose, che non potrebbero essere fatte in maniera diversa e poi magari chissà invece in quante maniere diverse si potrebbero fare.
Come la matematica, ogni tanto ci penso e mi sembra di guardare un abisso. La matematica è un’invenzione, come l’alfabeto, la bicicletta e il preservativo. E’ una invenzione dell’uomo e pure riesce ad essere così concreta, così aderente alla realtà e alla fisica, che sembra possa essere solo in questa maniera. Più che una invenzione sembra una scoperta. La matematica ha alcuni limiti, alcune equazioni irrisolvibili, forse significa che non è così perfetta come dovrebbe, eppure questi limiti si possono aggirare e rispondere ad ogni cosa. Chissà se esiste una matematica migliore di questa, chissà se un giorno rideranno della nostra matematica.


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